Capita a volte di cambiare condotta, l'atteggiamento nei confronti di qualcosa o qualcuno, seguendo irrimediabilmente una sensazione che proviene da dentro oppure semplicemente tenendo a bada la coscienza senza pensare a dove si vada, a come ci si arrivi.
James Vincent McMorrow ha una carriera sobria e un viso pulito, un disco datato 2011 alle spalle - intitolato "Early In The Morning" - e un sophomore, "Post Tropical", appena consegnato alle stampe, nel principio del '14.
Irlandese che ha appena varcato la soglia dei trenta, McMorrow intraprende la strada del cantautorato post-moderno, associabile ad artisti come Bon Iver, Keaton Henson e tirando la giacca del "pettinato" eccellente di sua maestà la Regina, James Blake.
Se la qualità del primo disco può essere compiutamente associata alle capacità compositive che ricordarono a tratti quelle dell'inimitabile Jeff Buckley, in questo secondo la personalità del "cristiano cattolico" non colpisce le orecchie dell'ascoltatore come vorrebbero far credere sporadici passaggi, che restano, comunque, di una qualità e delicatezza sopraffine: il cristallo da colonna sonora che è "Gold" (Woodkid), "Glacier" oppure "All Points", decisamente in linea con il titolo dell'album, dalle ritmiche percussive post-tropicali e distesi sussurri in falsetto.
La debolezza di McMorrow sta nell'aver intrapreso - con forte probabilità in maniera conscia - la strada del following, fondendo cantautorato lo-fi a sintetizzatori soul-step, mollando la chitarra per abbracciare sonorità che forse non lo rappresentano compiutamente, in un lavoro buono ma piatto, dall'egregia produzione ma che annoia anche lo spirito più compassionevole.
Ascoltando "Post Tropical", "Red Dust", il singolo "Cavalier" si intuiscono spiragli che rimangono tali, senza dare la sensazione piena di godimento nell'ascoltare qualcosa che assomiglia sempre più a un artifizio pensato e ripensato, composto e impastato per dover dire qualcosa a tutti i costi.
Le premesse vengono smentite, in una scivolata di stile che non cancella comunque un sottofondo di capacità prevedibili, sia nel precedente lavoro che in eventuali future produzioni del musicista irlandese.