L’ozio rende liberi, verrebbe da pensare nell’ascoltare questo nuovo Ep lungo pubblicato da Jack Tatum a un solo anno da “Nocturne”. Appena finito il tour di quest’ultimo disco, svuotato dalla ripetizione ma rinvigorito dalla nuova libertà, Jack ha concepito in lunghi mesi di riflessione una serie di brani che dimostrano ancora una volta il suo talento, raro nella moltitudine di nostalgici biascicatori del pop indipendente americano.
“Empty Estate” testimonia, intanto, il progressivo “ripulimento” del suono Wild Nothing, già a uno stadio piuttosto avanzato in “Nocturne”; poi, il quasi abbandono dell’etereo jangle-pop degli esordi, a cominciare dagli effetti vocali, in favore di sognanti suggestioni sintetiche (“Ride”), impreviste digressioni power-pop (“Your Body In Rainfall”), dell’ambient di “Hachiko”, derivato da lunghi ascolti di Brian Eno e più marcate sonorità wave (“Data World”, “Ocean Repeating (Big-Eyed Girl)”, “Dancing Shell”).
Più che in passato, sembra assottigliarsi il confine tra componente dreamy e più concretamente psichedelica (la lunga processione ectoplasmica di “On Guyot”). Insomma, il talento musicale di Tatum gli permette certamente di navigare piuttosto in alto rispetto a diversi altri contemporanei – è da vedere se sarà abbastanza per fare un solco nella memoria collettiva.
15/05/2013
Il pop nostalgico di Jack Tatum, tra pulsazioni sintetiche e riverberi sognanti
Jack Tatum registra con la band la propria difficile riconferma
Il nuovo disco di Jack Tatum con le sue elaborate e vacue scenografie vintage
Undici nuovi gioiellini pop dalla penna di Jack Tatum
Una nuova luce sophisti/funk per l'ultimo Ep di Jack Tatum
Un ritorno a casa per la creatura indie-pop di Jack Tatum
Una trama di ipertesti in un disco in cui il passato affiora ovunque
Secondo lavoro per il collettivo di Montréal in un calcolato caos musicale
L'ex Hype Williams trasforma l'errore in metodo e sfiora il rumore catartico
Giunge dall'Indonesia una delle migliori proposte soul dell'anno
L'ottavo disco della popstar americana, tra rinnovate prese di coscienza e nuovi tentativi di fuga
Un rituale sabbatico, un folk destrutturato, l'apocalisse
Il disco che consacra la formazione galiziana tra i migliori interpreti shoegaze
La musica di cui ha bisogno l’America nell'era di Donald Trump