Nuova progenie di batteri coloratissimi dall’ex-Yellow Swans. Una coltura densa di ritmi stratificati gli uni sugli altri, in un complesso rumoristico inesorabile, demolitore di menti e di corpi. Si crea di pulsione in pulsione uno sferragliare compiaciuto da un rave industriale, scenario techno a metà strada tra l’isolazionismo più ortodosso e la cacofonia più anarchica e ribelle.
Seguendo le sue ultime produzioni su Type (“Man With Potential”) e Blackest Ever Black (“Confessions Series: Positive/Elsie”) Swanson costruisce un “machine noise” che si divincola in maniere illogiche e contorte. La title track debutta in una danza drogata, uno sbattere la testa contro un muro di ruggine e circuiti malandati che si confonde quasi subito con i ritmi sotterranei e cortocircuitati della successiva “C.O.P”, qui inizia un delirium tremens noise che taglia e scombina scenari di matrice dance, electro, techno dentro una magma granulare di suoni in perenne conflitto fra loro. La percezione del ritmo è stuprata e de frammentata in un caos intelligente.
Seguendo questa visione, la finale “Life Ends at 30” è una piccola gemma di oltranzismo maniacale nella cura del suono: una forma aliena in perenne mutamento, in bilico continuo nei tredici minuti di terrorismo sintetico.
Un Ep che per densità assomiglia più a un album vero e proprio, che cerca di attaccarsi profondamente a un presente da cui trae gli influssi del ritorno techno-industriale quanto una visione noise mai doma e stanca di sé. Sicuramente interessante e capace di disturbare in maniera psicoattiva, è comunque lungi dall’essere “punk” nella sua essenza più rivoluzionaria.