LIONS - This Generation

2013 (Stone throw)
dub, reggae, ska

Irresistibile. Il nuovo disco della comune losangelina – al momento riusciamo a contare almeno quattordici elementi in pianta stabile e almeno sette collaborazioni qui e lì – non è una semplice raccolta di dodici nuove canzoni, ma una dichiarazione d’intenti. Quella di miscelare il suono jamaicano di Soul Syndicate e Prince Buster con quello ska degli Hepcat, dai quali provengono il tastierista Deston Berry e il cantante (nonché attore) Alex Désert. In mezzo, come giusto collante, i due hanno deciso di inserire spruzzate soul, dub, funk e il risultato è (appunto) irresistibile. Tre quarti d’ora scarsi di musica che sono una manna dal cielo: canzoni di “redenzione” come Bob Marley ha insegnato alle masse, si mischiano ad altre politiche, religiose, sensuali o semplicemente strumentali (“New Girl”) come valvola di sfogo per un mondo che soffre, lanciata a tutta la società occidentale.

Farebbero la felicità di Rob, il protagonista di “Alta Fedeltà” di Nick Hornby, questi ragazzi di base a Los Angeles e con il cuore girovago che per il loro secondo capitolo hanno pensato addirittura a un box set in edizione limitata con otto 45 giri. Un lustro è già passato dal debutto più reggae “Jungle Struttin” (su Ubiquity Records), e ora ci riprovano con “This Generation”: una dozzina di canzoni in bilico tra vecchia passione e umore contemporaneo che ha già piacevolmente impressionato mezza stampa inglese e non solo. L’album in questione ha pregi chiari e altrettanti limiti evidenti: rivitalizza un sound che è già di per sé papabile colonna sonora per almeno tre generazioni distribuite in qualsiasi anfratto terracqueo, ma resta imbrigliato in quelle formule già note a tutti che sono vere e proprie secche creative.

Così, soprattutto sul finale, ci si arena a causa di quella che sembra essere in tutto e per tutto una carrella di brani-déjà vu. Tutte le tracce, seppur ottime, rappresentano un imperituro e sentito, a volte diremmo sentitissimo, tributo a un mood mai passato di moda. Ci sentiamo di sottolinearne la bontà d’intenti, ma già la traccia che dà il titolo all’intera compilazione parla chiaro: è il fantasma della soundtrack di “This Is England“, ad alto tasso di punk-modismo, che riemerge dal 2006. E non è che sprizzasse d’originalità già allora. Toots & The Maytals, così come Paul Weller e The Upsetters ritornano in più di un’occasione lungo la scaletta con un’operazione (che potremmo definire) di restauro.

Le acque dove si sono gettati i Lions sono quindi storicamente profonde, eticamente importanti, mentalmente stranianti, contenutisticamente pericolose e sicuramente frutto di un’onestà intellettuale sulla quale siamo pronti a scommettere; ma allo stesso tempo la materia sonora che ne scaturisce necessita di una corretta posologia e un’obbligatoria propedeutica. Come dire, così è se vi piace.

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11/02/2013

Tracklist

  1. 1. Bird On A Wire
  2. 2. This Generation
  3. 3. Picture On The Wall
  4. 4. Revelations
  5. 5. New Girl
  6. 6. Pieces Of Man
  7. 7. More Higher Ways
  8. 8. Jamie's Crying
  9. 9. Be Easy
  10. 10. Padre Ichiro
  11. 11. Roll It Round
  12. 12. Let's Go Out Tonight

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