Placide suggestioni paesaggistiche, sussurri di ninfa armata di chitarra acustica, commistioni di sensibilità compositiva tra tradizione inglese e americana, apici di post-
bjorkismo (la
Bat For Lashes più folk, insomma). “Sirens” dei Wilsen si candida insomma a far parte, non c’è dubbio, della pletora dei dischi “moderni”.
La sostanza del disco è però piuttosto povera: la band cerca di appoggiarsi alle parti più inattese degli accordi della sua musa, Tamsin Wilson, per orchestrare aperture prive di particolare dinamismo o estro, con qualche nota di tastiera, una
slide un po’ sghemba, spunti rumoristici e percussivi attendibili fin dal principio. Col che non risulta sgradevole il tutto, ma mai veramente, se non ficcante, perlomeno interessante.