Sono bastati due giorni, a Will Johnson, per registrare i sei pezzi di questo suo "Little Raider", l'ultima uscita della sua estemporanea carriera solista, estranea alle sue band, le estremamente
moliniane Centro-matic e South San Gabriel. Misconosciuto, perlomeno dalle nostre parti, Johnson è in realtà uno dei cantautori più stimati del panorama folk statunitense, se è vero che lo stesso Molina ha intrecciato con lui la chitarra in "
Molina & Johnson" e che è stato convocato per il tour delle
all star del folk, il collettivo dal nome roboante "Monsters Of Folk" che vedeva la partecipazione anche di
M Ward, Jim James dei
My Morning Jacket,
Conor Oberst e del suo produttore
Mike Mogis.
In questo "Little Raider" il cantautore texano (d'adozione) mostra di valere tutta questa considerazione, in una scarna dimostrazione di istinto cantautorale. Manifesto di uggiosa emotività, il disco sorprende per il vigore della trama convenzionale acustica e voce, declinata verso il paesaggio desertificato di
Rutili ("Tangle For The Less"), acceso però della solitaria passione del primo
Bon Iver ("To Coupland Lines"). Su tutte, spicca la
title track, ruvido ululato gonfio d'emozione, eseguito con quella fiamma interiore, quella "forza gentile" che pochi, nel marasma incontenibile del genere, possono dire di possedere.