Dettagli infinitesimi di una vita dissociata, passata in continuo movimento da una stanza d'albergo all'altra. Così si sviluppa la mania non già di devastare televisori o tirare bottiglie di champagne dalla finestra, ma - come si confà a un eccentrico Englishman, anzi Welshman, come Gruff Rhys - di fare incetta di flaconi di shampoo. Piccoli tasselli di una realtà, di un passato da ricostruire, e Gruff li ha effettivamente affastellati in una casetta, di quelle in cui i bambini si rifugiano, riparati dall'oppressione di un salotto di famiglia, per conto del Chapter Arts Centre di Cardiff.
Questa opera anche terapeutica per il vizietto di Rhys dà il nome al terzo disco solista del
frontman dei
Super Furry Animals, questa volta per la Ovni. Un atteso ritorno dopo il caleidoscopico "
Candylion", pubblicato nel "lontano" 2007 dalla Rough Trade.
"
Hotel Shampoo", così com'era nei Super Furry Animals, ripropone il peculiare classicismo di Rhys, veicolato con grande cura per il suono e gli arrangiamenti, ma sempre con l'elegante
understatement di chi non ha mai saputo affettare pose artistiche. In parte ricorda il
glam acustico di "
Hunky Dory", in parte la frizzante, mai greve, compostezza di
Cale, il tutto naturalmente coagulato all'ombra del gusto
wilsoniano del Nostro.
Sensazioni discordanti e inafferrabili, sepolte nella memoria e solo flebilmente riaccese dal manifestarsi di quei piccoli simulacri, aleggiano in "Shark Ridden Waters", il singolo di lancio, con quel
groove secco che riecheggia poi nel pop anni 60 di "Cristopher Columbus". "I hear footsteps coming from the end of the lean/ The crystal clear shimmering high/ The ghost of the goggles goes izzy pop/A woman that will have you cry": così inizia "Hotel Shampoo", in una offuscata escursione in spider per i meandri sinuosi di vecchie storie, tra campionamenti d'albergo e un passato che si confonde invariabilmente col presente.
Un'opera matura, comunque, lo si percepisce dal numero di ballate per così dire "normalizzate" ("Take A Sentence" e "At The Heart Of Love" più di tutte, stupendamente arrangiate su un tappeto pianistico sul quale fioriscono archi e fiati), ma accese dai versi pieni di
wit di Rhys e, più di tutto, dall'ancora smagliante istinto melodico del Nostro. Tanto che, in "Hotel Shampoo", compare una canzone scritta da Gruff niente meno che per
Britney Spears ("Honey All Over"), trasformata in un
divertissement legato ai
Beatles più psichedelici.
Esce qui con decisione la caratteristica di "pop d'autore", nel vero senso dell'espressione, del disco, in cui le pretese artistiche non hanno alcunchè di snobistico. Si augura, Gruff, che la sua "Shark Ridden Waters" venga interpretata da Shakira, e noi crediamo lo dica anche sinceramente.
Sono l'obliqua latinità di "Sensations In The Dark", la sua stralunata simpatia, a conquistare l'ascoltatore, mettendogli davanti un'opera accessibile ma non rinunciataria.
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