Il molisano trasferitosi nella capitale William "Nayt" Mezzanotte, classe 1994, arriva all'esordio già nel 2012 con "Nayt One" con un hardcore-hip-hop in linea con la tradizione romana dei Colle Der Fomento, tecnico e aggressivo, ma aggiornato in qualche episodio crossover con produzioni elettroniche ("Non vedi") o elementi southern. Nella sua generazione, è fra i pochi che di avventura negli extra-beat. Questi esordi poi vengono variegati da una sensibilità emo-rap in "Raptus" (2015), con morbidezze soul e pop, con un deciso appiattimento dei contenuti verso la malinconia sentimentale, praticata frequentemente su "Un bacio" (2016), più curato ed elaborato. "Raptus 2" (2017) è una dimostrazione di tecnica e destrezza nel rap, perfezionato in "Raptus 3" (2019): lavoro brevi ma intensi, dove Nayt esplora le possibilità della sua velocità ma anche porta a maturazione l'aspetto emotivo e sentimentale dei testi, e che nell'ultimo capitolo citato arriva a momenti di spettacolare aggiornamento dell'hip-hop capitolino alla trap ("Brutti sogni", "Effetto domino") e persino all'ondata latin ("Exit"), con episodi di un nuovo crossover che superano il modello di Salmo, unendolo alla frenesia di MadMan ("Animal").
La maturità espressiva arriva con il doppio album, o meglio la coppia di album speculari, "Mood" e "Doom" (2021). La narrazione ora può diventare psicanalitica ("La musica dovunque", "Il blocco dello scrittore", "Doom"), la trap è solo uno degli spunti e degli stili utilizzati, ma sempre con una tecnica affilata ("Tuttappo'", "Mortale") e rispolverando un hardcore-hip-hop puntuto in vari frangenti ("Lividi" feat. Mezzosangue; “OPSS” feat. Gemitaiz e Mattak). In “Doom”, la più coraggiosa delle due metà, in “Tuttok” e nell’acustica “Sorpresa” Nayt si scopre un cantautore rabbioso e malinconico, tanto che, ricomposto in un album unico “Mood/Doom”, sforbiciati di qualche lungaggine interlocutoria, si può considerare uno degli album hip-hop più interessanti dell’anno.
Il successivo “Habitat” è un album pieno di riflessioni che fotografa un rapper diverso dalla maggioranza dei suoi colleghi: pensoso, dubbioso, disinteressato all’ultimo trend e impegnato in una ricerca che sembra, prima di tutto, privata e personale. "Lettera Q" (2024) conferma la direzione intrapresa, senza l'ansia di dover scrivere il proprio album definitivo.
Dopo la partecipazione a Sanremo, Nayt pubblica "Io individuo", un album con dei momenti da ricordare, da aggiungere a una discografia vasta che ancora manca di un capitolo da consegnare alla storia del genere, forse indebolito dalla volontà di mostrare molti lati del proprio modo di fare musica.
(Antonio Silvestri)