La roba pop degli ultimi trent’anni è una tortura
Per salvarla non è bastato Calcutta
La paura era che Nayt ne uscisse schiacciato, da Sanremo: un palco difficile, non esattamente gentile con i rapper e ancor meno accogliente con chi predilige un linguaggio più misurato, emotivo senza diventare enfatico e troppo drammatico. “Prima che” ha invece presentato al pubblico musicale più ampio in Italia il suo modo di fare rime, pensoso e intimista, scucendo un ottimo sesto posto finale. La canzone, un brano conscious che indaga le relazioni e le emozioni, confluisce adesso in “Io individuo”, decimo album di studio di una carriera partita da territori ben più hardcore e che abbiamo già raccontato in occasione di “Habitat” (2023) e “Lettera Q” (2024).
La riflessione sulla propria identità guida i tredici brani in scaletta, costruiti come un ipotetico loop: in chiusura troviamo un interludio che porta idealmente a ricominciare l’ascolto, suggerendo l’importanza del ripensare e riascoltare per il rapper molisano.
L’apertura dalle rime aggressive di “Scrivendo”, con un ritornello malinconico, è un modo per scartare da un successo omologante che a questo punto della carriera suona più come un rischio che un’opportunità. Questo stile più spigoloso torna in “Ci nasci, ci muori”, altra critica alla società e all’industria musicale, con qualche ovvietà egoriferita che forse potevamo evitarci (“In questa scena non vengo a fa’ il divo, vengo a fare Dio”)
Altrove i testi sono più smussati, quasi sussurrati, con beat soffusi con slanci r’n’b (“L’astronauta”) o soluzioni atmosferiche (“Un uomo”), con timidi momenti cantati (“Punto d’incontro”, “Essere noi”). In “Forte” un arrangiamento synth-pop lo avvicina al nostalgico Tommaso Paradiso, suggerendo possibilità di hit impensabili fino a qualche mese fa. Su questo fronte, però, sembra funzionare soprattutto “Stupido pensiero” con Elisa, sofferta confessione a due voci, immersa nella fragilità:
Freddo il tuo cuore, trappola e amore
Dici di me, io quasi mi ammalo
O ti sbrano
Quello che vuoi, sai, fa soffrire
Tra il bene e il male tu vedi sfocato
E io so perché
Cerchi il mostro e in fondo sai chi è
Che Nayt non sia solo un altro rapper è chiaro a chi lo segue da qualche tempo. “Io individuo” riflette proprio sulla sua identità artistica, divisa tra qualche ricordo più hardcore e un presente sempre più cantautorale, di riflessione e indagine interiore. Un album con dei momenti da ricordare, da aggiungere a una discografia vasta che ancora manca di un capitolo da consegnare alla storia del genere, forse indebolito dalla volontà di mostrare molti lati del proprio modo di fare musica.
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18/04/2026