NAYT - Habitat

2023 (Columbia)
conscious-rap, emo-rap, hip-hop

L’arte insegue il mercato, ma non vede la strada

Io cerco le regole e dei modi per infrangerle

William “Nayt” Mezzanotte, classe 1994, ha già fatto molta strada: sei album, con l’ambizioso esperimento “doppio” di “Mood” e “Doom” che ha chiarito, tra 2020 e 2021, quanto potenziale ci fosse. La narrazione dei suoi brani passa dal rabbioso al malinconico. La trap, stile dominante negli anni della gavetta, è solo uno degli spunti e dei linguaggi utilizzati, con la costante di una tecnica affilata che porta spesso verso ritorni di fiamma hardcore, introspezioni emo e riflessioni conscious.

“Habitat” non ha la forma ambiziosa che ci si potrebbe aspettare a questo punto della carriera, con i suoi 35 minuti scarsi in totale, ma compensa con la densità la sua lunghezza contenuta. Nessun ospite al microfono, così che il rapper possa scandagliare le storture della società, e del music business in particolare, in una dozzina di canzoni e un interludio.

Se la title track, aperta da un pianoforte dimesso, introduce all’umore pensoso dell’album, distinguendosi per il flow dinamico e veloce unito a un delivery sofferto, “Guerra dentro” è il primo affondo in termini di profondità dei testi: una riflessione emotiva su sé stessi e sulla musica contemporanea (“L’habitat della musica ha dinamiche impostate/ Il mercato musicale non è che offra varie strade”), ma con una stoccata all’ambientalismo incoerente del tardo capitalismo (“Su un pianeta di sconfitti ridono quattro vincenti/ Poi sei te con quattro spicci a fare i danni all’ambiente”).

La scaletta spazia in termini di stile, molleggiando nel funk-blues di “Cazzi miei” e incattivendosi nella più aggressiva “Tutto normale”, tribale e pomposa fin quando non si scioglie in una coda psichedelica, senza rinunciare a qualche riflessione sulla società e la politica (“Al Ministero dell’Istruzione si aggiunge pure il merito/ Che la vita non sa di niente senza competizione”); “Se ne va” tenta un cantautorato folk per chitarra acustica e riflessi psichedelici, ambizioso ma forse ancora acerbo, e “No more drama” attinge addirittura alla fusion, una versione furiosa degli ultimi Studio Murena che ricorda l’impeto di Kendrick Lamar.

Sul fronte più sentimentale, più che la soffusa “Cosa conta davvero” e il soul-pop-rap di “Romantico finale”, entrambe a rischio banalità, si ricorda “Un’idea”, per la sua struttura da flusso di coscienza e il beat senza batteria.

“Habitat” è un album pieno di riflessioni, come ben chiarisce “Solo domande”, che fotografa un rapper diverso dalla maggioranza dei suoi colleghi: pensoso, dubbioso, disinteressato all’ultimo trend e impegnato in una ricerca che sembra, prima di tutto, privata e personale. Le produzioni di 3D (a cui si aggiunge un contributo di Orang3) accompagnano i brani spiccando raramente per originalità e creatività, indebolendo il risultato finale.

Pur con meno intensità che nel caso dello pseudo-doppio “Mood”/”Doom”, si ha l’impressione che “Habitat” sia da intendere come un capitolo, forse conclusivo, di un processo introspettivo in tre atti. Come album preso a sé, si ricorda soprattutto per alcuni passaggi dei testi e per la continua ricerca di un linguaggio personale, pur se perpetrata con qualche ingenuità.

12/07/2023

Tracklist

  1. 1. Fragile
  2. 2. Guerra dentro
  3. 3. Cazzi miei
  4. 4. Tutto normale
  5. 5. Cosa conta davvero
  6. 6. Romantico finale
  7. 7. Un'idea
  8. 8. Se ne va
  9. 9. Provare qualcosa
  10. 10. L'equazione - interludio
  11. 11. No more drama
  12. 12. Solo domande
  13. 13. Wertigini

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