Gli Sprints nascono a Dublino nel 2019, nel cuore di una scena sotterranea che stava cercando nuove voci per aggiornare l’eredità
punk irlandese. Al centro del progetto c’è Karla Chubb, cantante e chitarrista, affiancata dal batterista Jack Callan e dal chitarrista Colm O’Reilly, amici d’infanzia che avevano già condiviso esperienze musicali fin da ragazzini. Poco dopo si aggiunge il bassista Sam McCann, completando una formazione che fin dall’inizio ha fatto della schiettezza e dell’urgenza comunicativa il proprio marchio di fabbrica.
Il nome Sprints non è casuale: rimanda a una corsa breve e intensa, proprio come le loro prime canzoni, istintive e abrasive, pubblicate tra il 2019 e il 2020 — “Pathetic”, “The Cheek”, “Kissing Practice”. In quei brani si intravedono già le coordinate del gruppo:
riff diretti e taglienti, una sezione ritmica serrata e soprattutto i testi di Chubb, che alternano rabbia e vulnerabilità, dichiarazioni politiche e confessioni intime.
Patti Smith,
PJ Harvey,
Siouxsie and the Banshees sono tra i riferimenti più citati, ma la band li filtra in un linguaggio che parla al presente, con un’urgenza viscerale che non ha nulla di derivativo.
Il 2021 segna la pubblicazione del primo Ep, “Manifesto”, un titolo che dichiara le intenzioni: raccontare senza filtri esperienze personali e sociali, dalla lotta per i diritti delle donne in Irlanda fino alle tensioni identitarie e alla pressione di crescere in un paese segnato da una forte influenza religiosa. Segue nel 2022 “A Modern Job”, che amplia il discorso e mette ancora più a fuoco il mix tra energia punk e introspezione, tra ironia e vulnerabilità.
La consacrazione arriva con l’album di debutto, “
Letter To Self”, pubblicato da City Slang nel gennaio 2024 e registrato in soli dodici giorni al Black Box Studio in Francia con la produzione di Daniel Fox dei
Gilla Band. È un disco che affronta di petto ansia, traumi, paure e insicurezze, ma lo fa senza cedere mai al vittimismo. Al contrario, la voce di Chubb riesce a trasformare il dolore in catarsi, e i brani alternano ferocia e momenti di apertura melodica, dando respiro a una scrittura che non si limita a urlare rabbia ma cerca anche consolazione e speranza. La critica internazionale accoglie l’album con entusiasmo: le recensioni parlano di un debutto sorprendentemente maturo, capace di bilanciare aggressività e profondità emotiva.
Il 2024 è anche l’anno di un passaggio delicato: a maggio il chitarrista Colm O’Reilly annuncia l’addio, deciso a ritirarsi dalle
performance pubbliche. Dopo alcuni tour con musicisti ospiti, in estate entra stabilmente Zac Stephenson, consolidando una nuova formazione che non sembra aver perso slancio. Anzi, la band riparte subito con nuova linfa, pubblicando il singolo “Feast”, che introduce temi legati al desiderio, al consumo, alla colpa e al peccato, filtrati attraverso un punto di vista
queer e critico nei confronti della morale cattolica.
Oggi gli Sprints sono riconosciuti come una delle realtà più vitali e convincenti della
nuova ondata post-punk europea. Dopo aver portato “Letter To Self” in tour tra Regno Unito, Europa e Stati Uniti — spesso con date sold-out — si preparano a una nuova fase della carriera. Il secondo disco, “All That Is Over”, è già annunciato per settembre 2025 e promette di approfondire ulteriormente le tensioni tra fragilità personale e denuncia sociale che caratterizzano il loro percorso. La band dublinbese ha già anticipato dal vivo alcuni brani (
qui la recensione del concerto di Roma).
In pochi anni, la band dublinese è riuscita a ritagliarsi uno spazio ben preciso: quello di un gruppo capace di tradurre esperienze private e questioni collettive in musica cruda, appassionata e senza compromessi, confermando che il punk, nelle sue forme rinnovate, può ancora essere un linguaggio autentico e necessario.