Beth Orton

24-12-2025

Raggiungiamo Beth Orton poco prima del suo concerto del 26 dicembre nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova, a Napoli, il primo dei quattro live inseriti nella rassegna "Racconti al femminile" in programma nel capoluogo campano. La cantautrice di Norwich si racconta a cuore aperto, svelando alcuni aneddoti privati legati a una profonda crisi interiore, per fortuna superata da tempo, ma anche piacevoli ricordi di un luminoso passato.  

Cosa ti ha lasciato l'esperienza artistica condivisa con William Orbit?
William mi ha aiutato a capire la struttura di una canzone. Ho sempre scritto poesie fin da quando ero bambina e lui mi ha mostrato una comprensione rudimentale della struttura strofa/ritornello e di come una poesia possa diventare una canzone.

Cosa rimane oggi della dolce ragazza che da Norwich arriva nel cuore di Londra per assaporare e catturare lo spirito degli anni 90?
Questa è una domanda importante. Cosa rimane? Vive nella musica, per sempre trattenuta nel tempo. È stato poi davvero difficile abbandonarla per un po'. Non volevo essere sleale nei confronti delle persone che hanno ascoltato per la prima volta la mia musica e amato le mie canzoni.

Sentivi di averli traditi?
Di certo, ho avuto la sensazione che crescere avrebbe significato allontanarmi dalla lealtà del mio pubblico iniziale. Non so se sia vero. Però so che quando canto le vecchie canzoni, così come quelle nuove, posso integrare tutti i miei sé. La musica permette a connessioni inconsce di essere accessibili, laddove altrimenti non lo sarebbero. Posso ritrovare il mio io passato cantando i miei primi brani, proprio come il pubblico può ritrovare il proprio io passato nelle mie canzoni che per lui hanno più significato.

Che concerto sarà a Napoli?
Suonerò il pianoforte acustico e la chitarra e sarò affiancata da Sam Amidon. Insieme suoneremo canzoni che hanno caratterizzato un po’ tutta la mia carriera.

So che adori tanto leggere...
Esatto.

C'è un romanzo italiano che hai letto e apprezzato?  

“Le perfezioni”, un libro uscito per Fitzcarraldo nel Regno Unito. E’ stato scritto da Vincenzo Latronico e tradotto da Sophie Hugh. Sono stata giudice dell'International Booker Prize l'anno scorso e l'ho sostenuto molto.

Hai cantato per i Chemical Brothers in "Alive Alone". Che ricordi hai di quell'esperienza?
Ho prestato la mia voce nei primi tre dischi dei Chemical. Siamo ancora amici. Un ricordo particolare? In "Alive Alone" ho cantato sotto la doccia con Tom Rowlands.

Invece che rapporto avevi con l'indimenticabile Andrew Weatherall?
Era un caro amico. Non parlavamo molto, ma ridevamo tanto!

Beth OrtonIn che modo le gravidanze o il naturale passare del tempo hanno influenzato le canzoni di "Weather Alive"?
Ho dovuto crescere per diventare una persona degna dei miei figli e del loro amore. Sono dovuta diventare anche una persona in grado di prendersi cura degli altri per essere poi anche un buon genitore. La crescita necessaria per essere madre, la serietà e il divertimento: tutto questo è diventato parte anche della mia musica. Sono più curiosa rispetto a una volta, insomma, volevo crescere ed essere coraggiosa nelle scelte personali che facevo. E il disco riflette proprio questo mio cambiamento.

In "Friday Night" canti: "Mi ero dimenticata di avere le ossa. Mi ero dimenticata di poter sentire. Mi ero dimenticata che ci saremmo svegliati. E sarebbe stato tutto vero". Da dove vengono queste parole e a cosa si riferiscono esattamente?
La risposta è piuttosto triste. Ero seduta in cima alle scale di casa ed ero molto infelice. Mi sentivo come se non avessi ossa, come se non esistessi. Mi sentivo come se potessi lasciarmi andare e cadere dalle scale e diventare come gelatina o gomma. Ricordo quella sensazione anche ora che racconto questo e mi spaventa.

E dopo cosa è successo?
Mentre ero seduta e pensavo alle ripercussioni del semplice lasciarsi andare e cadere, mi sono ricordata che avevo ossa e che avrei sentito il dolore di toccare terra e che quindi mi sarei svegliata e avrei dovuto affrontare le conseguenze di averlo inflitto a me stessa e alle persone che amo. È stato allora che mi sono alzata e sono andata al mio pianoforte, trasformando quell'impulso, quello strano desiderio in poesia, testo e melodia. Sono molto fortunata a poter trasformare il dolore in bellezza.

Ci sono giovani cantautrici elettroniche che ami particolarmente?
Amo tantissimo Billy Eilish.

(24 dicembre 2025)

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