Giovedì 10 settembre abbiamo incontrato le Florence Road negli studi Warner di Milano. Il giovane gruppo irlandese, composto da quattro ragazze ventiduenni – Lily Aron (voce e chitarra), Emma Brandon (chitarra solista), Ailbhe Barry (basso) e Hannah Kelly (batteria) – è tornato in Italia per esibirsi al Poplar Festival di Trento. Negli ultimi mesi le Florence Road hanno fatto sempre più parlare di sé, pubblicando un secondo EP molto apprezzato, partecipando ad alcuni dei più importanti festival europei e arrivando al primo posto delle classifiche radiofoniche irlandesi con “Hanging Out To Dry” (primo gruppo interamente femminile a riuscire nell’impresa!), brano che ha già sfiorato i 30 milioni di ascolti su Spotify. Abbiamo così incontrato una band ambiziosa e in grande ascesa, che sembra avere le idee molto chiare.

Bentornate in Italia! Bentornate a Milano! Si tratta della vostra seconda volta qui da noi, giusto? Vi ricordate della prima?
Lily Aron: Grazie! Siamo felici di essere tornate qui e ricordiamo benissimo la nostra prima volta. Eravamo in tour con i Wolf Alice, poco meno di un anno fa. È stata una bellissima serata, il pubblico italiano ha risposto alla grande e non ce lo aspettavamo!
Hannah Kelly: Ricordo che prima di suonare all’Alcatraz avevamo un giorno libero e lo avevamo trascorso in un parco poco fuori Milano immerso nella natura per rilassarci. Poi siamo tornate qui un’altra volta coi nostri amici.
Anch’io ricordo molto bene quella serata, perché lo scorso novembre ero presente al vostro concerto a Milano, quando avete aperto per i Wolf Alice… uno show straordinario! Conoscevo già le vostre canzoni, ma buona parte del pubblico italiano molto probabilmente non vi aveva mai ascoltate fino a quel momento. Eppure, alla fine del vostro set, siete riuscite a conquistare tutti i presenti. Posso testimoniarvi di aver visto diverse persone cercare “Florence Road” su Spotify, YouTube, Instagram o TikTok… Avevate davvero fatto una grande impressione al pubblico dell’Alcatraz!
Florence Road: (ridono)
Lily Aron: Wow, fantastico! In effetti, la risposta del pubblico fu sorprendente.
E domani suonerete al Poplar Festival di Trento! È curioso, perché Trento è una piccola città di montagna, circondata dalle Dolomiti. È un luogo piuttosto insolito per un concerto rock, non trovate?
Lily Aron: Oh sì, assolutamente! Siamo molto curiose!
Vi è mai capitato di suonare in un posto simile, in mezzo alle montagne?
Ailbhe Barry: Credo in Svizzera. O forse è stato in Finlandia.
Hannah Kelly: Eravamo a circa tre ore da Helsinki, all’estremità della Finlandia… È stato pazzesco, perché suonavamo praticamente su un enorme lago.
Siete state in tour con i Wolf Alice in Europa e poi con le Last Dinner Party negli Stati Uniti. Come sono state queste esperienze? Che cosa avete imparato da loro?
Lily Aron: È stato incredibile. Siamo sicuramente cresciute molto come band e poter suonare davanti a tanti tipi diversi di pubblico è stato fantastico. Credo che in particolare dai Wolf Alice, il nostro gruppo preferito in assoluto, abbiamo imparato soprattutto un certo tipo di resilienza. Li abbiamo visti affrontare uno show dopo l’altro, continuando a essere sempre così gentili e disponibili. Abbiamo avuto davvero molto rispetto per loro per questo e penso che porteremo con noi questa lezione nei nostri prossimi concerti.
E da allora siete state davvero molto impegnate, perché avete poi iniziato il vostro primo tour europeo come opening act… anche se non ha toccato l’Italia!
Lily Aron: No, non ancora!
Quest’anno avete suonato anche in festival importanti come il Primavera Sound, il Reading e il Leeds Festival, il Rock en Seine e l’Electric Picnic, avete registrato un sold out dietro l’altro sia in Irlanda che in UK e il mese scorso siete state persino in Giappone! Com’è andata nel paese del Sol Levante?
Emma Brandon: Andare in Giappone è stato un vero sogno. E poi tutto il cibo era così buono… Sai, sushi, ramen, li adoriamo!
Hannah Kelly: Avevamo uno show alle 11 del mattino e siamo rimaste davvero sorprese dalle persone che sono venute. È stato bellissimo. I fan giapponesi sono incredibili. Sono molto appassionati.
Quasi mi dimenticavo di dirvelo: complimenti per il vostro nuovo EP! “Fall Back” era già un ottimo biglietto da visita, ma secondo me con “Spring Forward” avete fatto un ulteriore salto di qualità. Tutte e quattro le canzoni sono molto valide, a mio modo di vedere. “Miss“, per esempio, è un piccolo capolavoro, mentre “Hanging Out To Dry” è probabilmente il brano che ho ascoltato di più quest’anno. Tutti i vostri fan sembrano ossessionati da questo pezzo. Qual è il suo segreto? Vi aspettavate che ottenesse così tanto successo?
Lily Aron: Grazie mille! Beh, quando scrivi una canzone non sai mai se riuscirà a entrare in sintonia con le persone, se riuscirà a connettersi con loro. Però, sicuramente, mentre la stavamo registrando sentivamo che aveva qualcosa di speciale e speravamo che anche il pubblico potesse percepirlo. Siamo davvero, davvero felici che abbia avuto il suo momento.
Voglio ora parlarvi di un aspetto della vostra musica che apprezzo particolarmente. Mi colpiscono molto i vostri bridge, perché sono parecchio orecchiabili, quasi come dei ritornelli aggiuntivi. Cambiano la struttura della canzone e aggiungono nuove emozioni. È come se dentro le vostre canzoni ce ne fossero diverse altre. È qualcosa su cui lavorate molto?
Lily Aron: Sì, adoriamo un bridge incisivo! Credo sia divertente poter aggiungere un’altra melodia a quella principale. Mi sembra di avere sempre un milione di melodie che mi girano per la testa, quindi è bello riuscire a inserirne un’altra all’interno della stessa canzone.
E a proposito di bridge… il vostro ultimo singolo, “7563“, ne ha uno davvero eccezionale! Adoro quella parte, dal vivo è davvero trascinante con quel suo ritmo quasi marziale.
Lily Aron: Sì, è un pezzo che ci divertiamo sempre a suonare dal vivo, di solito lo usiamo per aprire i nostri concerti.
Penso che potrebbe essere la traccia d’apertura anche del vostro album di debutto… Ci state lavorando? Potete raccontarci qualcosa o è ancora tutto top secret?
Lily Aron: (fa il gesto di cucirsi la bocca) Sì, è tutto top secret, ma stiamo lavorando duramente a un sacco di nuova musica e ne siamo molto orgogliose. Non vediamo l’ora di condividerla quando sarà il momento giusto. Stiamo già suonando dal vivo alcune delle nuove canzoni, ed è sempre emozionante vedere la reazione del pubblico.
“7563” è anche il vostro debutto alla regia! (Il video è stato infatti girato da Lily e Ailbhe, ndr). Vi è piaciuto stare dietro la macchina da presa?
Ailbhe Barry: È stato molto divertente! Mi è piaciuto tantissimo poter fare una cosa del genere e assicurarmi che ogni inquadratura fosse esattamente come doveva essere. È stato un lavoro molto gratificante.
Ailbhe, ti fa ancora male il naso? Emma, come va la tua testa? (Nel video entrambe vengono colpite da una pallina da tennis, ndr)
Florence Road: (ridono)
Emma Brandon: Fa ancora un po’ male! Mi vengono ancora i brividi… Cerco di non pensarci. Però sì, è stato davvero figo e sicuramente mi piacerebbe rifarlo.
Tra l’altro, in questi giorni in Italia c’è anche la Mostra del Cinema di Venezia, nel caso voleste partecipare…
Lily Aron: Ottima idea, facciamolo!
Avete un sound molto contemporaneo, ma allo stesso tempo nella vostra musica si sente l’influenza dell’alternative rock degli anni 90. Quali band di quel periodo vi hanno influenzato maggiormente?
Lily Aron: Direi sicuramente i Cranberries, per quanto mi riguarda. È una scelta abbastanza ovvia, quasi scontata, ma… decisamente, per me, sono una grande influenza.
Emma Brandon: Amiamo inserire anche un po’ di grunge nelle nostre canzoni.
Hannah Kelly: Sì, ascoltiamo davvero tantissima musica diversa, quindi probabilmente si possono sentire influenze e sfumature differenti.
La vostra musica ha inevitabilmente un’impronta molto irlandese e penso che siate orgogliose delle vostre origini. So anche che avete studiato gaelico irlandese a scuola. Io conosco una sola espressione: “Grá mór” (letteralmente: “grande amore”). L’ho imparata grazie a voi, chiaramente. Potete insegnarmene un’altra?
Lily Aron: Oh, ok, quale scegliamo? Beh, è una parola molto semplice, ma quando brindi puoi dire “Sláinte“. Quando brindi con il vino, di’ “Sláinte“!
Perfetto, “Sláinte” (si pronuncia “slawn-cha”, ndr). E vi piacerebbe scrivere prima o poi qualche canzone in irlandese?
Lily Aron: Sì, assolutamente! Ne abbiamo parlato, abbiamo già fatto qualcosa e ci piacerebbe sicuramente farne ancora in futuro.
Mi sembra di poter dire che questo sia un grande momento per la musica rock irlandese. Ci sono attualmente in giro band come Fontaines D.C., Inhaler, Murder Capital, Just Mustard, Cardinals e… beh, Florence Road, ovviamente. Potete consigliare ai nostri lettori qualche nuovo gruppo irlandese da tenere d’occhio?
Ailbhe Barry: Sì, i nostri amici Esmeralda Road. Sono davvero bravi, una band con un grande potenziale e con un sound davvero interessante, penso che tutti dovrebbero vederli. Anche i Rafters, che vengono da Cork. E pure i For Nina sono fantastici.
Emma Brandon: Anche i CRISPR Kid sono forti. Sono molto particolari.
Quali sono invece gli artisti o le band irlandesi di sempre che amate di più?
Lily Aron: Che domanda difficile!
Hannah Kelly: Direi comunque i Cranberries…
Emma Brandon: Anche Sinéad…
Ailbhe Barry: Sì, Sinéad O’Connor. E poi Van Morrison, è un classico.
Lily Aron: Sì, tutti quelli che abbiamo detto. Sono i nostri tre preferiti. Non riusciamo a sceglierne uno solo!
Siete anche una band tutta al femminile, e personalmente sono un grande fan di questo. In un mondo tradizionalmente maschilista come quello del rock, le band femminili sono state spesso sottovalutate in passato, ma hanno dato un grande contributo, dai girl group dei primi anni 60 in poi. E poi penso sia importante che le ragazze più giovani continuino a prendere in mano gli strumenti, scrivere canzoni, formare band e spaccare tutto. Cosa ne pensate? Ci sono state band interamente femminili del passato che vi hanno ispirato?
Lily Aron: Penso che essere una band tutta al femminile sia fantastico. Mi sembra che non litighiamo mai proprio per questo. Riusciamo a comunicare molto bene, e le cose tra di noi vanno perfettamente. Ma siamo anche tutte grandi amiche e ci conosciamo così bene che questo ci aiuta tantissimo nella scrittura della musica e durante i tour. A volte sembra quasi che siamo una sola persona e che condividiamo lo stesso cervello! (ride)
E penso che sia bello poter essere un esempio per le ragazze più giovani che, come dicevi tu, stanno iniziando a suonare uno strumento. Se in qualche modo possiamo incoraggiarle a farlo, a suonare la batteria, la chitarra e a spaccare tutto, sarebbe fantastico!
Nel vostro percorso avete già attraversato diverse fasi: da band del liceo, alla pubblicazione di cover su TikTok, fino a diventare oggi una solida realtà internazionale. Qual è il prossimo passo? Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Lily Aron: Abbiamo grandi progetti! Sicuramente realizzare un album è il nostro obiettivo principale al momento. Pubblicare un disco e portarlo nel mondo è qualcosa a cui stiamo puntando. E poi tornare in Italia, tornare qui e vedere una parte ancora più grande del mondo, fare sempre più concerti… sicuramente sarà un 2027 molto impegnativo!
Torniamo per un attimo a “Spring Forward”. A me sembra una sorta di coming-of-age soprattutto per quanto riguarda i testi. È davvero così?
Lily Aron: Sì, sinceramente tutto l’EP parla d’amore, dei suoi lati belli e di quelli brutti. E penso che questo sia il tema più comune quando si cresce, quando si vive l’amore per la prima volta e si affronta per la prima volta anche il dolore di una relazione finita.
Ailbhe Barry: Ed è stato scritto nell’arco di circa due anni: ci sono alcune delle nostre canzoni più vecchie e alcune delle più recenti. Quindi sì, è una sorta di coming-of-age, come hai detto tu.
Potete consigliarmi qualche film o libro coming-of-age che abbia un’atmosfera simile alle vostre canzoni?
Ailbhe Barry: “Lady Bird“.
Lily Aron: “Lady Bird”, sì. E poi amiamo Saoirse Ronan.
Ora invece voglio consigliarvi io un film. È una pellicola della Vecchia Hollywood che si chiama “Splendore nell’erba“. È un melodramma dei primi anni Sessanta diretto da Elia Kazan, quindi forse a tratti oggi può apparire un po’ sopra le righe, ma penso sia una storia davvero bella e potente sul primo amore… e su quanto possa essere intenso e difficile viverlo quando si è giovani. La protagonista, Deanie (interpretata da Natalie Wood), potrebbe ispirarvi una nuova canzone… o magari qualche verso. Il titolo del film viene da una poesia di William Wordsworth. Dovete guardarlo!
Lily Aron: Wow, che bello, grazie del consiglio! Lo recupereremo!
Grazie mille per il vostro tempo, Lily, Emma, Hannah e Ailbhe! Mi ha fatto davvero piacere.
Lily Aron: Grazie a te, è stata una bella intervista.
Spero di rivedervi presto a Milano.
Lily Aron: Sì, sì, dobbiamo tornare! Dobbiamo fare un concerto da headliner qui!
Magari un giorno dovreste esibirvi anche a Firenze. Le Florence Road a Firenze sarebbe un sogno!
Lily Aron: Sì! Sarebbe qualcosa di speciale, dobbiamo farlo! “Florence Road in Florence”: una combinazione perfetta!
Siete mai state a Firenze?
Emma Brandon: Solo io. Mi era piaciuta tantissimo, l’ho adorata. È una città stupenda.
Ci vediamo nel frattempo domani a Trento, al Poplar Festival! Divertitevi! Buon concerto!
Lily Aron: Grazie mille! A domani!
Il giorno dopo la nostra intervista, l’esibizione delle Florence Road ha rappresentato il momento clou della seconda giornata del Poplar Festival di Trento. Le quattro ragazze irlandesi hanno confermato tutti i progressi compiuti negli ultimi mesi, puntando su una scaletta serrata, nella quale non hanno trovato spazio le ballad. Grande attenzione è stata invece dedicata alle nuove canzoni, a partire dall’ultimo singolo “7563” (micidiale dal vivo) e da “No Better Woman” (eseguita in anteprima in occasione dell’evento “A Color’s Show”, promosso da Levi’s), fino alle ancora inedite “White Smile” e “Surprises Surprises”. Se la carismatica leader Lily Aron rimane il principale catalizzatore del gruppo, va detto che anche le sue compagne sono cresciute molto e oggi suonano con una sicurezza sorprendente per una band così giovane. Piuttosto partecipe il pubblico, che ha accolto con particolare entusiasmo “Hanging Out To Dry”, ormai evidentemente diventata una piccola hit anche in Trentino. Non male per un brano che, inizialmente, non era nemmeno stato scelto come singolo. Nel finale, a trionfare è stato il singalong sulle note di “Goodnight” e “Break The Girl“. E poi quella promessa, pronunciata al termine del concerto: “Torneremo presto!”. Che sia già il primo indizio di un nuovo tour, magari accompagnato dall’atteso album di debutto?
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