13/11/2025

Wolf Alice

Alcatraz


Ventiquattr'ore dopo lo scatenato show dei Turnstile, l'Alcatraz di Milano ospita anche i Wolf Alice, in una settimana particolarmente attesa dagli amanti delle sonorità alternative. La band guidata da Ellie Rowsell - se escludiamo l'intimate live show per pochi fortunati che vi avevamo raccontato lo scorso giugno - non si esibiva in Italia dal novembre 2022, quando, sempre a Milano ma al Fabrique, concluse il "Blue Weekend Tour" prima di prendersi un periodo di pausa. Ora sono tornati nel bel mezzo del tour dedicato al nuovo album "The Clearing", il loro secondo lavoro consecutivo a raggiungere la vetta della classifica Uk, dopo una serie di concerti negli Stati Uniti e, nell'ultima settimana, nel Nord e nel Centro Europa.

La serata parte con il piede giusto fin dal principio grazie alla convincente esibizione del gruppo d'apertura arrivato direttamente dall'Irlanda: le Florence Road, che quest'anno hanno rilasciato il loro Ep d'esordio, "Fall Back". Quattro giovanissime ragazze poco più che ventenni che hanno portato sul palco dell'Alcatraz un indie rock adolescenziale ed energico, sfoggiando un'invidiabile sicurezza nei propri mezzi e presentando anche qualche brano ancora inedito. Pur essendo sostanzialmente sconosciute alla maggior parte del pubblico presente, sono riuscite a conquistarlo in fretta con la loro freschezza e carica.
La partecipazione ha raggiunto l'apice durante i due pezzi più orecchiabili, "Break The Girl" e "Goodnight", che hanno scatenato una reazione immediata tra mani che battevano a tempo e cori spontanei. Se la leader Lily Aron – presenza magnetica, voce potente e timbro peculiare – sembra già destinata ai grandi palcoscenici, il resto della band non è stato da meno: Emma Brandon ha messo in mostra uno stile chitarristico molto interessante, Hannah Kelly ha picchiato duro dietro le pelli (e ha suonato il piano nella ballad "Caterpillar"), mentre la bassista Ailbhe Barry ha fornito un contributo prezioso anche ai cori. Un ottimo modo per avvicinarsi al clou della serata, rappresentato naturalmente dall'arrivo sul palco, intorno alle 21,15, dei Wolf Alice.

Ellie Rowsell e soci entrano in scena in modo quasi cinematografico sulle note magniloquenti di "Thorns", che mette subito in chiaro quanto il nuovo show sia stato curato con un'attenzione scenografica decisamente superiore rispetto al passato. Anche il body viola indossato dalla cantante traduce visivamente questa nuova direzione, più glamour e ormai lontana dallo stereotipo della "band indie guidata da una frontwoman" che aveva caratterizzato i Wolf Alice fino a poco tempo fa.
La prima parte della scaletta è interamente dedicata all'ultimo album "The Clearing": si prosegue quindi con il primo singolo "Bloom Baby Bloom", dove le consuete acrobazie vocali di Rowsell - capace di passare da un registro all'altro con imbarazzante naturalezza - trovano pieno sfogo, per arrivare poi a una splendida versione di "White Horses", con il batterista Joel Amey come voce principale e un finale corale da applausi. Dopo la breve incursione di "Formidable Cool", uno dei loro brani più potenti e trascinanti dal vivo, i Wolf Alice riprendono il filo di "The Clearing" con due pezzi cardine del disco come "Just Two Girls" e "Leaning Against The Wall", la cui resa live non era affatto scontata.

Nessun dubbio, invece, per "How Can I Make It OK?": è uno di quei brani che sembrano nati apposta per essere suonati dal vivo, esaltati dal contributo fondamentale del pubblico (forse non numerossimo - non c'era il sold out - ma parecchio partecipe) che accompagna la performance vocale di Ellie. Lo stesso entusiasmo si mantiene con "The Sofa", un vero e proprio instant classic, mentre l'Intellectual Beauty Queen confessa di aver finalmente accettato le sue imperfezioni. Il coinvolgimento raggiunge poi un ulteriore picco con "Safe From Heartbreak (If You Never Fall In Love)", con quel "You fucked with my feelings" urlato da tutto il pubblico su richiesta della stessa Rowsell, come un sentito vaffanculo rivolto a tutti/e gli/le ex.
Il momento singalong prosegue con "Bros", da dedicare agli amici con cui si è eventualmente venuti al concerto, prima di rituffarsi nelle atmosfere grunge degli esordi con "You're A Germ". Se Ellie catalizza naturalmente l'attenzione — accenna persino qualche mossa da diva in "Bread Butter Tea Sugar" — anche i suoi compagni di band non passano certo inosservati: Theo Ellis riesce spesso a prendersi la scena (e ha il centro del palco tutto per sé durante l'assolo di basso di "Smile"), Joel Amey — al pari del tastierista Ryan Malcolm, ormai di fatto un quinto membro acquisito — è sempre più coinvolto nei cori, mentre la chitarra di Joff Oddie, che era forse rimasta troppo in disparte nell'ultimo lavoro in studio, torna qui a ricoprire un ruolo da protagonista.
La stessa svolta soft rock di "The Clearing" viene comunque bilanciata da un concerto in cui non sono mancati i brani più energici: basti pensare alla micidiale doppietta punk di "Yuk Foo" (introdotta da una sirena e urlata da Ellie in un altoparlante, come sempre in questo 2025) e "Play The Greatest Hits". Uno dei punti di forza dei Wolf Alice, fin dagli esordi, è del resto proprio l'alternanza di rumore e melodia, quiete e rabbia, dolcezza e aggressività, e non sorprende quindi che, nel giro di un amen, la band possa passare dall'infinita delicatezza di "Play It Out" al crescendo quasi da jam band di "Giant Peach".

Si arriva così al momento finale del bis, per chiudere alla grande con "The Last Man On Earth" e, ovviamente, "Don't Delete The Kisses", con Ellie Rowsell che saltella per il palco prima di ringraziare tutti e congedarsi.
L'unico inevitabile rammarico riguarda qualche dolorosa rinuncia in scaletta: il fatto che non abbiano suonato classici del passato come "Moaning Lisa Smile" o "Lisbon" e brani-chiave del loro album generalmente più amato ("Blue Weekend") come "Delicious Things" o "Lipstick On The Glass" la dice lunga sulla ricchezza del repertorio dei Wolf Alice.
I quattro londinesi si mostrano gentili e disponibili anche fuori dal palco, fermandosi per una ventina di minuti abbondanti a firmare autografi, scattare foto, ricevere regali personali e ascoltare le testimonianze di alcuni fan in lacrime per l'emozione fuori dal locale. Nel frattempo, le Florence Road sbagliano strada e rischiano di perdersi nelle strade buie di Milano: non avranno trovato subito il loro pullman, ma in compenso hanno trovato nuovi fan pronti a indicare loro la giusta direzione.
In definitiva, la conclusione rimane la stessa di tre anni fa, data dell'ultima esibizione ufficiale dei Wolf Alice dalle nostre parti: vale davvero la pena ammirarli dal vivo.