John Lodge - Moody Blues

John Lodge - Moody Blues

Aspettando il sole

intervista di Michele Savoldi
I Moody Blues, come band, sono al momento piuttosto fermi e dediti giusto a (necessarie) celebrazioni dei loro capolavori che di anno in anno non invecchiano, piuttosto – come il buon vino italiano tanto amato da John – migliorano e lasciano un segno sempre più profondo nella storia della musica rock. John Lodge invece, storico bassista e cantante della band nonché compositore di molte grandi hit, non sta fermo: realizza splendidi singoli, suona dal vivo (compatibilmente con la situazione sanitaria) e celebra nel migliore dei modi la musica della sua storica band. “The Sun Will Shine” è l’ultimo singolo che l’infaticabile musicista settantaseienne propone al suo pubblico. La parola a mr. John Lodge dei Moody Blues.

Dunque, caro John. Marzo, 2020: uno show da tutto esaurito nel Massachusetts e poi il lockdown. Come hai vissuto questo momento bizzarro e come questo ha influenzato i tuoi singoli “In These Crazy Times” e “The Sun Will Shine”?
Sì, ho terminato il tour e mi sono recato a Naples, non in Italia ma in Florida, dove vive la mia famiglia. Avremmo dovuto celebrare il compleanno di mio nipote il 14 marzo, ma ciò non è mai avvenuto perché siamo entrati immediatamente in lockdown. Possiedo un condominio a Naples, perché tutta la mia famiglia vive là, ma non avevo attrezzature, dunque ho pensato di costruire un piccolo studio con Apple, GarageBand e attrezzature M-Audio, tastiere e microfoni. Ho iniziato a fare pratica tutti i giorni per suonare, giusto per svago personale. Poi un giorno mi trovavo lì, stavo suonando e ho iniziato a cantare tutto solo: ho improvvisamente realizzato che in quel momento, in tutto il mondo, probabilmente chiunque stava facendo la stessa cosa. Si è trattato del solo momento in cui l’intero mondo si è trovato rinchiuso allo stesso tempo. Dunque, quando ho scritto il brano “In These Crazy Times”, stavo appunto pensando al fatto che l’intero mondo era in stato di lockdown contemporaneamente e i miei pensieri, probabilmente, erano gli stessi pensieri di chiunque altro. L’unico modo per uscire è uscirne insieme: ho scritto la canzone, l’ho registrata nel mio piccolo studio, mia moglie – che non ha mai cantato – ha registrato i cori per me, mio figlio ha suonato la chitarra elettrica e ho mandato i file a Jon Davison degli Yes (genero di John Lodge, ndr) perché registrasse altri cori. Dunque tutto realizzato nella mia stanzetta del mio appartamento a Naples, Florida.

John Lodge - Moody BluesParlando di “The Sun Will Shine” dal punto di vista della composizione, dell’arrangiamento e della produzione, come descriveresti questa canzone?
Sai, quando scrivo per i Moody Blues alcune canzoni sembrano mettersi insieme da sole. Amo molto le arie delle opere italiane: iniziano in modo quieto e crescono, crescono, crescono fino a raggiungere l’apice. Ho scritto e arrangiato “The Sun Will Shine” in quel modo, una volta che mi trovavo nuovamente in lockdown, ma in questo caso quando ho realizzato il demo, ho mandato i file ai ragazzi della mia band, la 10.000 Light Years Band. Ognuno ha registrato la parte nel proprio studio e una volta ricevuti tutti i file per il mix, Jon Davison degli Yes ha registrato la mia voce e il mio basso. Il basso che ho suonato è il mio Fender Precision che ho usato in ogni canzone dei Moody Blues: l’ho comprato nel 1960.

Caspita, è quello originale!
È quello originale e penso che sia stato il primo basso Fender Precision in assoluto ad essere stato venduto a Birmingham, Inghilterra, dove sono nato.

Dunque “The Sun Will Shine” l’hai registrata nel Regno Unito questa volta?
No, qualcosa è stato registrato in America, qualcosa in Inghilterra per poi essere mixata a Los Angeles.

Che messaggio vuoi inviare col testo della canzone?
Il messaggio vero e proprio della canzone è che quando usciremo dall’emergenza e quando la pandemia diventerà endemia, si spera che avremo un’attitudine positiva; una volta che torneremo nel nostro caro vecchio mondo, se vivremo in modo sereno e gioioso, ciò si rifletterà anche nei confronti degli altri e tutti diventeremo come il sole che illumina un bel nuovo giorno. L’eccitazione per un nuovo giorno.

Allora “The Sun Will Shine” può essere considerato una sorta di continuazione di “In These Crazy Times”?
Sì, credo che per me “In These Crazy Times” rappresenti i tempi folli dai quali siamo partiti, dal fondo. Con “The Sun Will Shine” siamo tornati quasi in cima e quello che arriverà dopo la canzone sarà un giorno nuovo.

Una volta finita l’emergenza sanitaria, cosa possiamo aspettarci sul fronte live dalla 10.000 Light Years Band?
Un tour in Europa, uno in America tra marzo e aprile. In aprile farò una crociera con i Procol Harum, gli Hollies, gli Zombies e molti altri artisti. Partiremo dalla Florida per arrivare ai Caraibi in una settimana: un festival galleggiante. Ma mi piacerebbe davvero fare un tour europeo e venire in Italia, dove non ho mai suonato.

No? Mai in vita tua intendi?
No, mai. Ho partecipato a show televisivi in Italia, ho registrato molte canzoni e molti album in Italia ma non ci ho mai suonato.

John Lodge - Moody BluesIn termini di musica registrata, cosa possiamo aspettarci nel futuro sia da te come solista che dai Moody Blues?
Non credo nulla dei Moody Blues se non delle raccolte e la celebrazione di “On The Threshold Of A Dream” o cose simili. Da parte mia, nel 2019 ho fatto un tour con gli Yes e a settembre farò uscire un disco dal vivo intitolato “The Royal Affair”. È un live tratto dalla mia serie di concerti con gli Yes ma anche dai tour con la mia 10.000 Light Years Band. Ci saranno canzoni dei Moody Blues: una di Mike Pinder, una di Ray Thomas e una di Justin Hayward, voglio mantenere viva la musica dei Moody Blues.

“Long Distance Voyager” significa davvero tanto per me. Cosa ricordi del lavoro su quel disco e come vedi la sua musica quarant’anni dopo la sua uscita?
Per me “Long Distance Voyager” ha rappresentato un momento davvero entusiasmante: l’abbiamo registrato in uno studio che avevamo messo insieme a Londra, chiamato Westlake Audio Studio. Si tratta dell’unico disco che vi abbiamo registrato come Moody Blues e si trattava, come dire, di un ritorno a lavorare insieme; il testo del brano “Gemini Dream inizia” con il verso “long time, no see” (“era da tanto che non ci vedevamo”) e ciò fu per me davvero importante per tornare a suonare in giro, incontrare gente, avere un pubblico dal vivo e suonare la nostra musica.

Dunque è stato un momento entusiasmante anche durante la produzione e la registrazione del disco?
Davvero entusiasmante, perché avevamo un nuovo produttore, Pip Williams, che possedeva tutta la strumentazione che stava arrivando: Apple, computer, programmi con cui scrivere e registrare.

Che musica ti piace ascoltare nel tempo libero, per rilassarti?
Mi piacciono tutti i generi di musica, ascolto di tutto: musica classica, opera, puro rock’n’roll, musica West Coast… Non mi piace la musica elettronica: amo la musica che viene effettivamente creata da un artista, creata da un musicista, questo è un importante criterio per me.

Quale messaggio e saluto finali manderesti ai tuoi fan qui in Italia?
Ciao (risate)!

…ti aspettiamo!
Assolutamente! A tutti i fan italiani: per favore entrate in contatto con le vostre agenzie di booking e chiedete che facciano venire John Lodge in Italia. Perché amo l’Italia, mia moglie e io veniamo là almeno due o tre volte l’anno.

Cercheremo di organizzare qualche spettacolo, allora.
Vorrei davvero venire, anche senza guadagnarci… Mi godrò pasta e vino!
Discografia
 MOODY BLUES
  
 The Magnificent Moodies (Go Now - The Moody Blues #1 negli Usa) (1965)
Days Of Future Passed (1967)
In Search Of The Lost Chord (1968)
On the Threshold Of A Dream (1969)
To Our Children's Children's Children (1969)
 A Question Of Balance (1970)
 Every Good Boy Deserves Favour (1971)
Seventh Sojourn (1972)
 Octave (1978)
Long Distance Voyager (1981)
 The Present (1983)
 The Other Side Of Life (1986)
 Sur la mer (1988)
 Keys Of The Kingdom (1991)
 Strange Times (1999)
 December (2003)
  
 JOHN LODGE
  
 Blue Jays (in coppia con Justin Hayward) (1975)
 Natural Avenue (1977)
 10,000 Light Years Ago (2015)
 Live From Birmingham - The 10,000 Light Years Tour (live, 2017)
 B Yond - The Very Best Of (antologia, 2019)
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