Michael Rother

09-11-2025

Raggiungiamo al telefono Michael Rother, protagonista assoluto della storia della musica elettronica e del kraut-rock, e pioniere di un linguaggio che ha aperto la strada alla new wave e che continua, ancora oggi, a influenzare profondamente scene e musicisti. Fondatore con l'indimenticabile Klaus Dinger dei seminali Neu!, Rother torna in Italia dopo molti anni per tre imperdibili date dal vivo: il 27 novembre a Roma (Auditorium Parco della Musica), il 28 novembre a Rezzato, Brescia (Teatro CTM), il 29 novembre a Genova (Teatro Verdi). Dai primi passi nei Kraftwerk alla scelta di formare i Neu! e gli Harmonia - creati insieme con Hans-Joachim Roedelius e Dieter Moebius dei Cluster - fino all'incontro con Brian Eno e il mancato aggancio con David Bowie, che aveva chiamato il polistrumentista tedesco per le registrazioni della trilogia berlinese, Rother ci racconta aneddoti e segreti di un cammino pieno di sorprese e riscoperte. Il live toccherà tutte le fasi della sua carriera, includendo brani dei Neu!, degli Harmonia e delle sue opere da solista. Sul palco con lui ci saranno anche Hans Lampe (La Düsseldorf) alla batteria, Franz Bargmann (ex Camera) alla chitarra e Vittoria Maccabruni all’elettronica e voce.

Qual è stato il primo strumento che hai suonato e quando hai capito che la musica sarebbe stata una parte fondamentale della tua vita?
Credo sia stato a Karachi, intorno al 1963, quando vivevo con i miei genitori in Pakistan. È stato lì che ho suonato la chitarra per la prima volta. Mio fratello mi fece ascoltare un singolo che in quel momento era molto famoso in Germania, “Apache” degli Shadows. All’epoca avevo anche uno strumento locale pakistano che volevo trasformare in chitarra, ma senza successo. Quando poi con la mia famiglia ci siamo trasferiti a Düsseldorf, ho comprato una chitarra tutta mia. Era molto basica. E di pessima qualità. A casa non avevamo molti soldi, ma mi piaceva troppo suonare la chitarra, così riuscii a scambiare una fisarmonica, che avevo ricevuto in regalo da alcuni parenti, in un negozio di musica con una chitarra elettrica. Era il 1964, e da allora la chitarra è diventata lo strumento del mio cuore. Anche se, naturalmente, più avanti negli anni 70 ho scoperto le tastiere e ancora più tardi i computer e tutti gli strumenti creativi sonori disponibili su questa terra. Eppure, dopo tanti anni la chitarra resta ancora lo strumento con cui ho più familiarità.

Che musica sognavate ai tempi dei Neu!?
Oh, sai, non parlavamo mai molto di musica. Cioè non era il nostro modo di lavorare. Prendevamo semplicemente i nostri strumenti e iniziavamo a suonare. Ognuno, immagino, nella sua mente aveva una sua precisa visione della musica o un sogno musicale particolare. Tutto ciò che suonavamo nei primi tempi era la musica che poi divenne, nel 1972, quella dei Neu!. Ma non era il risultato di un piano scritto o discusso. Insieme volevamo creare una certa suggestione. Era quindi una musica molto intuitiva e spontanea. E tutto prendeva forma nei nostri rispettivi cuori. Insomma, io avevo il mio cuore e i miei sentimenti per la musica e Klaus aveva i suoi. Ma non abbiamo mai dovuto discutere di niente, perché avevamo una sorta di cieca comprensione su come avremmo potuto connetterci e di volta in volta integrare i nostri punti di forza reciproci.

michaelrother2Di chi fu l’idea di includere il suono di un'onda del mare in “Leb’ Wohl”?
Oh, quella era una composizione di Klaus. Io suonavo gli strumenti melodici. Ricordo che Klaus era seduto al pianoforte nello studio di Conny Plank e ha iniziato a suonare cantando e borbottando, o come altro volete chiamare quello che faceva. Fu un modo davvero unico di usare la sua voce. Ma non so bene chi abbia avuto l'idea dell'acqua, forse fu mia, visto che ho vissuto vicino all'acqua per tutta la vita. Sono nato ad Amburgo, sul Mare del Nord, sul fiume Elba. Poi abbiamo vissuto vicino al fiume Isar a Monaco. Anche in Inghilterra c'era un piccolo fiume che guardavo sempre e dove andavo persino a nuotare. In Pakistan, poi, vivevamo sull'Oceano Indiano e quindi il suono delle onde credo fosse per entrambi naturale, oltre che molto piacevole e stimolante. La pioggia e il tuono che si sentono in “Zeeland”, per esempio, o l'acqua del lago Boer, erano suoni che ritenevamo complementari, e un'ottima aggiunta alla struttura musicale. Klaus Dinger scrisse “Leb’ Wohl” perché era infelice per una relazione finita male, e così ho suonato le melodie in modo molto spontaneo. Tutti i nostri album sono stati realizzati in pochissimo tempo. Non avevamo molti soldi da investire e Conny Plank poteva darci solo un certo tempo per comporre. Penso che fosse tipico dell'epoca. Dovevamo suonare, creare musica correndo in avanti, non sederci a riflettere su ciò che avevamo già registrato. È stato il risultato di un movimento veloce, uno sguardo in avanti che si percepisce anche nella musica, ovviamente.

Come sarà il tour?
Vorrei iniziare dal concetto di base, per giunta scritto a chiare lettere anche nel titolo del concerto e negli annunci. È il mio approccio alla musica in band come Neu! e Harmonia e del mio catalogo solista, che prendo e rifletto dal vivo oggi, ed è un risultato molto diverso da quello degli anni 70. Forse non abbiamo tempo di parlare dei limiti della musica dal vivo di quel periodo memorabile, ma mi piace riprendere le idee originali e trasformarle in ciò che vorrei esprimere con le opportunità del 2025.

E la band che ti accompagnerà sul palco?
Hans Lampe era già in “Neu! 75”, suonava la batteria insieme al fratello di Klaus Dinger sul secondo lato di quell'album e in seguito è stato membro dei La Düsseldorf con Klaus e Thomas Dinger. Ci siamo riuniti all'inizio del 2010, dopo che lui mi aveva contattato. Voleva riprendere a fare musica e l’ho subito invitato a unirsi a me in un tour in Australia, per il quale chiamai anche Dieter Möbius, che era con me negli Harmonia. L'anno scorso io e Hans abbiamo festeggiato il centesimo concerto insieme. Non lo sapevo, ma a un certo punto Hans ha detto: “Michael, questo è il nostro centesimo compleanno”. Siamo stati molto attivi negli ultimi quindici anni, abbiamo suonato in tutto il mondo: Cina, Australia, Giappone, America, Messico, Europa. Anche in Russia, quando era ancora possibile. C’è poi Franz Bargmann, ex-membro di una band berlinese chiamata Camera. Ho incontrato Franz quando ho suonato ad Amburgo a un festival con il mio progetto Hallo Gallo nel 2010, di cui facevano parte anche Steve Shelley dei Sonic Youth e Aaron Mullan dei Tall Firs. Dopo il concerto ho notato che c'erano alcune persone sul palco che ovviamente non facevano parte del team tecnico. Mi guardavano e non sembravano pericolose, quindi ho chiesto che non fossero allontanate. Tra loro poi ho scoperto che c’era anche Franz. E così abbiamo iniziato a parlare e poi mi sono unito a lui per alcuni concerti e così lui e il suo gruppo sono diventati la mia band di supporto per un po'. Franz è il mio chitarrista ritmico per le esibizioni dal vivo da ormai tredici anni. Sono molto contento della mia band, è un'ottima combinazione di talenti. Ognuno contribuisce con la giusta quantità di energia e qualità alle esibizioni. Tre anni fa al gruppo si è unita anche Vittoria Maccabruni. Ho registrato anche un album con lei, “As Long As The Light”, pubblicato tre anni fa con la Gronlad Records. Vittoria non solo ha una voce meravigliosa, ma ha anche la capacità di creare suoni speciali con diversi sintetizzatori sul palco, che aggiungono un livello che forse mancava negli anni precedenti, e la somma di tutti questi suoni crea un mix davvero emozionante. I nostri tour recenti sono stati fantastici, e non dovrei dirlo io, ma potete leggerlo attraverso le recensioni online, che raccontano del nostro successo. La gente è molto contenta ai concerti, anche in Cina è stato fantastico vedere il pubblico sorridere, ballare e muoversi. Poche settimane fa abbiamo suonato a Dublino e poi a Londra. Mi sento molto fortunato ad avere questo gruppo di musicisti con me in tour. Non vedo l'ora di esibirmi con loro anche in Italia.

Molti musicisti sono stati ispirati dalla tua musica, tra cui David Bowie, Brian Eno, Stereolab e potrei continuare. Che influenza pensi di avere su di loro?
È una domanda difficile.

Perché?
E’ strano quello che è accaduto. Quando abbiamo pubblicato la musica di Neu! e Harmonia, non pensavamo di certo di influenzare qualcuno. Il mondo era molto diverso, non c'era Internet, non c'era la possibilità di scoprire cosa facevano i musicisti di altri paesi. Quindi sono passati molti anni prima che ascoltassi la musica degli Stereolab o dei Sonic Youth. Erano gli anni 90, quando ho letto di alcune band importanti come loro influenzate, appunto, dalla mia musica. Certo, sapevo dalle conversazioni con Brian Eno negli anni 70, che ascoltava la nostra musica, di quanto amasse parlare con David Bowie di tutti i nostri album. E sia David che Brian sembravano sapere tutto di noi, è stata una grande sorpresa.

Insomma, come spesso si dice: ha fatto tutto Eno.
Brian, che non avevamo mai incontrato prima, all'improvviso ce lo ritrovammo seduto in prima fila a un concerto degli Harmonia ad Amburgo nel 1974. Ci fu presentato da un giornalista che lo accompagnava. Ci piaceva molto, essendo un gentiluomo e una persona parecchio intelligente e distinta, oltre che estremamente amichevole. Insomma, tutt’altro che il pazzo superficiale che ci si sarebbe potuto aspettare. E così dopo il concerto lo invitammo ad ascoltarci in studio, essendo lui molto interessato alla nostra musica. Due anni dopo venne a casa nostra, in campagna, e rimase con noi Harmonia per almeno dieci giorni. Registrammo molta musica, che fu pubblicata come “Tracks And Traces” a nome Harmonia e Eno, sempre via Gronland. E’ un ottimo documento di uno scambio che in origine non avrebbe mai dovuto essere pubblicato come album. In fondo, ci divertivamo a scambiarci idee, tant’è che registrammo sul mio T.a.c. a quattro tracce. Fortunatamente all’epoca feci tutti gli schizzi a macchina ed è per questo che abbiamo ancora intatte le testimonianze della nostra collaborazione.

E con Bowie?
David mi invitò ad andare con lui a Berlino, ma le cose non andarono come avremmo entrambi voluto.

Per quale ragione?
Ho parlato con lui di questa spiacevole faccenda dopo molti anni, nel 1977 non potevo dirgli il motivo per il quale la nostra collaborazione saltò, dato che c'erano alcune persone coinvolte.

Chi erano?
Gente intorno a David che continuava a parlarmi di contratti. Una mia spiegazione credibile è che le persone intorno a David Bowie erano un po' spaventate.

Di cosa?
Di aver avuto troppa influenza su di lui durante alcune registrazioni. C’erano idee troppo sperimentali che non avrebbero potuto essere popolari a quei tempi. La cosiddetta trilogia berlinese di David Bowie all'epoca non ebbe immediato successo, certo oggi i fan considerano questi tre album l'area più interessante della carriera di Bowie. Ma forse il management intorno a lui in quel periodo pensava che sarebbe stata una catastrofe lasciarsi influenzare da me, dalle mie idee ancora più folli delle sue. Temevano che i fan scappassero via. Quando ascoltai per la prima volta ciò che compose Bowie in quegli anni, capii immediatamente di quanto fosse stato influenzato in qualche modo non solo dalla mia musica, ma anche da Kraftwerk, Cluster e Harmonia. Lascio però ulteriori deduzioni in merito ai giornalisti o altre persone che sono più capaci di me di spiegare queste cose.

Invece con i Sonic Youth?
Thurston Moore è venuto a un mio concerto a New York lo scorso marzo e abbiamo anche suonato insieme. L’avevo già incontrato a Londra alcuni anni fa. E' sempre bello incontrare Thurston Moore, è un personaggio molto interessante, un musicista spaventoso e anche assai divertente. Ricordo la prima volta che ci siamo incontrati. Lui mi disse: torneremo sempre a “Hallo Gallo”. E' stato molto generoso, così come lo è ovviamente Steve Shelley, che ha fatto un bellissimo drumming nel progetto di Hallo Gallo.

E gli Stereolab?
Abbiamo suonato insieme un paio di anni fa ad Amburgo. E' piuttosto ovvio che hanno preso alcune ispirazioni dalla mia musica degli anni 70, con l'aggiunta delle voci che hanno reso tutto ancora più interessante, loro mi piacciono molto. E a volte mi piacerebbe che i giornalisti trovassero le connessioni e collegassero tutti questi punti, visto che molte persone che incontro ai miei concerti esprimono il piacere di ascoltare la mia musica, un aspetto che trovo incredibile. Negli anni 70, ma anche 80, la mia musica non era affatto conosciuta. Per fortuna oggi, ma già a partire dai primi anni 2000, molte persone hanno più accesso alle mie idee dell’epoca rispetto al passato, ed è straordinario.

Ci racconti come sono nate le parti di chitarra in “Sterntaler”.
La musica che crei ovviamente riflette la tua personalità, i tuoi sentimenti per la vita, quindi l'amore che nutri per le cose. In “Sterntaler” c’è tutto questo mio approccio di base. Mi prendo la libertà di fare ciò che voglio con la chitarra e mi piace suonare, esprimere tutte le mie emozioni. Il mio è forse anche un approccio troppo sentimentale a volte. Ma è l’unica maniera in cui riesco a suonare la chitarra, non posso farci nulla. Fin dai primi gruppi, sono sempre stato un chitarrista concentrato sulle melodie. Ricordo quando ho iniziato con la band Spirits of Sound nel 1965. Ebbene, anche con loro ero io a comporre le melodie, insomma sono sempre stato in qualche maniera un veicolo per esprimere le emozioni del gruppo e non solo mie.

Cosa significa per te la foto che campeggia sulla copertina di “Dreaming”?
Oh, in quella foto sono con mia madre e mio fratello. E' un ricordo molto personale. Mio fratello è morto pochi anni fa e lui è sempre stato il mio eroe. La foto fu scattata da mio padre in Pakistan. Mio fratello aveva appena dieci anni più di me. Lui mi ha sempre aiutato molto, è stato molto presente nella mia vita, si divertiva con me così come con tutti i miei amici. Insegnava ginnastica ed era anche un bravo ginnasta. E’ una foto bellissima ed è sempre stata molto vicina al mio cuore. Quando la scelsi come copertina del disco, ero seduto con il grafico Walter Schönauer, che venne a trovarmi per discutere della grafica di quell'album. Disposi subito le foto che avevo preso in considerazione e nel momento in cui ho messo quella foto sul tavolo lui ha detto: “Sì, ecco qua”. E io ho immediatamente ripetuto le stesse parole.

(9 novembre 2025)

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