Raggiungiamo la band islandese in videochiamata poco prima del concerto all’anfiteatro degli Scavi di Pompei nell’ambito della rassegna Beats of Pompeii. A risponderci è la cantante e chitarrista Nanna Bryndís Hilmarsdóttir, che ci racconta le ultime canzoni del gruppo, il successo di tormentoni come “Little Talks” e cosa si cela dietro l’immenso potenziale artistico dell’isola di ghiaccio e di fuoco.
Partiamo subito da “Little Talks”: ve l’aspettavate che diventasse una hit?
Assolutamente no, quando abbiamo composto il nostro primo album, eravamo una band piuttosto nuova, formata da amici che si conoscevano da tempo che volevano semplicemente esprimere in musica tutta la loro energia. Dopo aver scritto “Little Talks” siamo andati a suonare in un pub in Islanda, per avere in qualche modo una sorta di feedback in generale anche sulle altre canzoni dell’album, non ci aspettavamo però che che le persone rispondessero a quella particolare canzone, è stato tanto sorprendente quanto magico.
Perché titolare un disco “All His Love And Pain In The Mouse Parade”?
E’ un titolo molto “spaventoso” oltre che lungo. La Mouse Parade ha diversi significati per noi. Quando stavamo scrivendo il disco, c’erano dei topi che si aggiravano nei dintorni del nostro studio, l’area circostante era stata da poco demolita, quindi molte volte queste creature cercavano di trovare un nuovo habitat, un luogo dove poter essere aL caldo, di conseguenza venivano spesso a farci visita.
E come li avete accolti?
Diciamo che non è l’ideale avere dei topi in uno studio cablato con fili sparsi ovunque, ma poterli vedere e in qualche modo poterci interagire ci ha fatto pensare a come ci rapportiamo con la natura, e a come sia difficile a volte intersecare tutto. Stavano solo cercando di scappare dal freddo, quindi cercavano di entrare, e il brano “Mouse Parade”, parla anche di questa necessità, esplorando poi anche la profonda connessione tra l’amore e il dolore.
E’ quello che traspariva anche nei testi di “My Head Is An Animal”, il vostro primo Lp. Dunque, da dove nasce la necessità di esplorare costantemente questo contrasto tra amore e dolore?
Penso che siamo sempre stati abbastanza ossessionati come band da questo contrasto. Una canzone come “Little Talks”, per esempio, sembra molto felice, ma in realtà la parole sono abbastanza tristi. Parla di questi due individui che non appartengono più allo stesso mondo. Queste cose sono sempre state nel nostro Dna.
Chi è il “Kamikaze” di cui cantate nell’omonimo brano?
È una cosa che nasce da una demo di Arnar, il nostro batterista. Penso che sia metaforicamente lui stesso.
Ogni vostro disco segue un iter diverso o procedete sempre allo stesso modo?
Non proprio, se penso a “Fever Dream” è stato piuttosto difficile per noi suonarlo dal vivo, perché quell’album ha un suono più da studio, con molti sintetizzatori e una produzione più corposa. Mentre per l’ultimo disco, ad esempio, gran parte è stata scritta per poterlo eseguire in concerto da tutta la band. Non volevamo che la produzione in studio rendesse poi difficile suonarlo dal vivo. E’ stata una scelta consapevole e preventivata.
Chi sono i mostri e gli uomini nella società moderna?
A volte si pensa che siano due cose separate, in realtà non è così perché noi esseri umani siamo terribili. Ci comportiamo in modo appunto molto mostruoso la maggior parte del tempo ed è qualcosa che mi rattrista molto, quindi i mostri siamo noi come specie.
Perché le antiche storie islandesi finiscono tante volte al centro delle vostre canzoni?
Penso che sia qualcosa di naturale, tutto è nato quando stavamo iniziando a diventare una band. Poi per me e Ragnar era un modo per scrivere insieme, dato che le storie antiche ci hanno sempre unito molto. Ma in generale le storie islandesi fanno parte di noi, in Islanda siamo tutti cresciuti ascoltandole. Mio nonno, ad esempio, mi raccontava tutte queste storie di fantasmi. E ne ero così affascinata, essendo così mistiche e magiche allo stesso tempo. Sono storie che dicono anche quanto il mondo sia in realtà un po’ più complesso di quello che sembra. E inoltre trovo ancora più affascinante che queste canzoni finiscano nei matrimoni di amici, è una connessione stupenda.
Sigur Rós, Björk e si potrebbe continuare per ore: l’Islanda è piccola eppure ha regalato al mondo musicisti di fama mondiale. Qual è il segreto?
Penso che noi islandesi siamo di base molto creativi, qui da noi è molto comune che tu sia un tipo creativo o meglio un artista inconsapevole. Come mia nonna, che forse non direbbe di essere un’artista, eppure sta scolpendo queste incredibili figure nella pietra e le mette in tutta la casa e nel giardino, e io le dico: “Lo sai che sei un’artista?”. Lei però lo fa semplicemente perché le piace e penso che il nostro legame con l’essere musicisti o qualsiasi altro tipo d’arte sia qualcosa di innato, lo puoi chiedere a qualsiasi islandese e ti risponderebbe: “Sto facendo questo, e non perché voglio avere successo o diventare un artista, ma semplicemente per il bisogno di farlo”. Insomma, questa è la mentalità del popolo islandese e probabilmente avrà sempre un grande impatto ovunque.
Quali sono le vostre influenze musicali?
Ce ne sono così tante che è difficile dirlo, ognuno di noi poi ne ha diverse. Per me, ad esempio, è senz’altro John Prine: adoro la sua musica e i suoi testi così sfacciati, il modo in cui scrive mi stupisce e in qualche modo mi ispira. Poi c’è sempre qualcosa di speciale nel suonare a casa nostra, in Islanda, sicuramente direi che la nostra terra influenza più di ogni altra musica le nostre canzoni.
Vi spaventa l’AI?
Mi piace, anche se penso che non sia una sorpresa, certo alcuni musicisti pensano: “Oh, è fantastico”. Mentre io credo che sia terribile per il pianeta, e non capisco proprio la necessità di affidare ai computer un’arte come la musica. Presto capiremo che stiamo commettendo grandi errori. Ho appena letto che anche qui in Islanda stanno licenziando molte persone a causa dell’intelligenza artificiale, molti ingegneri informatici stanno perdendo il lavoro. Ecco: cosa faremo del nostro tempo? E’ un mondo sempre più strano e inquietante.
(12 luglio 2026)
| My Head Is An Animal (Universal Republic, 2012) | ||
| Beneath The Skin (Republic, 2015) | ||
| Fever Dream (Republic, 2019) | ||
| All Is Love And Pain In The Mouse Parade (Virgin, 2025) |