Anita Guarino, in arte Ventidue, ha vinto la prima edizione del Raccoon Music Award 2025, contest in collaborazione con OndaRock e RadioRock. Durante la finale, che si è svolta a Roma, al Monk, il 22 giugno 2025, ha superato gli altri partecipanti: Apneas & Fosca, Friday Nights, Aspra, Carnevale e Shylock. Uno dei premi per il primo classificato consisteva proprio in un’intervista sulla nostra webzine. Eccoci qui, dunque, a porle alcune domande sulla sua carriera musicale fino ad oggi e sui suoi prossimi progetti.
Ciao Anita e congratulazioni per la vittoria… Dalla tua esibizione si percepisce una grande passione per la musica, ci vuoi raccontare com’è nata?
Racconto sempre questa storia quando si parla di come è nata la mia passione per la musica. Avevo sei anni quando mia madre decise che quell'angolo vuoto all’ingresso di casa era un vero affronto al buongusto. Era indecisa tra una cristalliera elegante (ma noiosissima) o un pianoforte usato, giusto per fare colpo sugli ospiti. Ha vinto il pianoforte… e da lì, un tasto alla volta, ho cominciato a giocarci. Poi sono arrivate le lezioni, e a dieci anni mi sono ritrovata al conservatorio. Senza quasi accorgermene, la cosa era diventata seria! Anche cantare mi piaceva già da piccola, peccato che fossi veramente un disastro. Ho aspettato i 16 anni per iscrivermi alla mia prima scuola di canto… e da lì è partito tutto. Un viaggio lungo, pieno di inciampi e soddisfazioni, ma bellissimo.
Hai vinto il contest la sera del 22 giugno. Un numero che ti ha portato fortuna. Perché l’hai scelto come tuo moniker?
In famiglia siamo grandi fan della numerologia. Invece di inventarmi un nome d’arte banale, ho voluto portare con me un pezzo di storia familiare. Mi piace che il significato resti un po’ misterioso, che ognuno ci legga quello che vuole. Così "Ventidue" resta un segreto, ma anche un invito a interpretare.
Quali sono i tuoi riferimenti nella musica del passato e in quella contemporanea?
Non ho un poster fisso appeso in cameretta, mettiamola così. Sono nata come pianista classica, ho studiato canto jazz e pop, ho avuto la mia fase rap alle superiori e ho pure ascoltato i classici degli anni 40. Amo contaminarmi, non riesco a fossilizzarmi su un genere. Anche i colleghi emergenti che incontro oggi mi ispirano tantissimo. In sintesi: tutto ciò che è buona musica, per me è un ottimo riferimento.
Le tue performance live hanno una grande carica e i tuoi brani dal vivo sembrano a volte anche più trascinanti delle versioni in studio. Hai mai pensato di tentare la carta di una produzione un po' più ruvida, che preservi quel tipo di approccio più "selvaggio"?
Da quando ho iniziato a suonare con la band, il progetto ha preso una piega completamente nuova. I ragazzi che mi accompagnano sono dei veri alieni (nel senso buono): tecnicamente incredibili e pieni di idee. La maggior parte degli arrangiamenti live nasce da loro, e mi hanno fatto scoprire un lato più crudo e spontaneo del mio progetto. Sul palco mi sento libera, viva… e sì, quella “ruvidità” è una strada che mi intriga parecchio.
Tra i brani che hai scritto, ce n’è uno che consideri particolarmente significativo o che senti più intimamente legato alla tua storia personale?
“Schiarirà”, senza dubbio. È il pezzo che ho scritto per mio papà e ha segnato un momento importante nel mio percorso. Mi ha insegnato che le canzoni più forti nascono sempre da emozioni vere, vissute sulla pelle. E riuscire a trasformare quel caos interiore in musica è la mia forma di terapia.
Hai tentato le strade di talent importanti, da Amici a X Factor, passando anche per Sanremo Giovani: qual è secondo te l'ostacolo maggiore che una giovane artista di talento si trova di fronte in contesti simili? È vero che c'è una certa tendenza all'omologazione?
L’ostacolo più grande per un artista emergente? Non farsi fregare dall’idea che l’esito di un talent definisca davvero il valore di un progetto. I talent hanno le loro regole, i loro gusti, le loro mode… e spesso non coincidono con quello che stai proponendo. Ma questo non vuol dire che il tuo progetto non valga: significa solo che non è “omologato” a ciò che cercano in quel momento. A volte bisogna inventarsi modi creativi per farsi notare, trovare strade alternative (e magari pure più divertenti) per far arrivare la propria musica alle persone giuste.
Torniamo invece al nostro contest: che cosa ti ha lasciato questa esperienza? Quando ti sei iscritta, immaginavi che saresti potuta essere tra le favorite per la vittoria finale?
Quando mi sono iscritta, volevo solo divertirmi e fare esperienza con la band, visto che eravamo appena nati come gruppo. Non avrei mai immaginato un viaggio così pieno di emozioni e incontri. Ho conosciuto musicisti, esperti del settore, un sacco di persone che mi hanno lasciato qualcosa. Vincere con il mio gruppo è stata una delle gioie più grandi. La prima vittoria insieme non si scorda… un po’ come il primo amore (ma molto meno tossico).
Durante il tuo percorso, sei stata supportata da una band composta da ragazzi molto affiatati e preparati tecnicamente. Come vi siete conosciuti e in che modo hanno partecipato all'arrangiamento dei brani?
Verso novembre/dicembre 2024 mi sentivo spenta, svuotata. Il mio progetto non decollava, mi sembrava di gridare in mezzo a una folla senza che nessuno mi sentisse. Avevo bisogno di una spalla — anzi, di un vero e proprio muro sonoro alle mie spalle. Ed è lì che sono arrivati loro: i miei musicisti, tutti colleghi del Saint Louis (la Scuola di alta formazione artistica musicale che frequenta a Roma, ndr), dei veri mostri (in senso buono!). Non solo bravissimi tecnicamente, ma con un’energia che si incastra perfettamente con la mia. Ho sempre avuto paura di non trovare qualcuno capace di reggere la mia esplosività sul palco… e invece eccoli qui. Con loro ho finalmente potuto dare una nuova vita ai brani: sono il cuore dei nuovi arrangiamenti live, mi hanno dato fiato, forza e un entusiasmo che non provavo da tempo. Condividere quelle emozioni, guardarsi negli occhi mentre suoniamo, sapere che sogniamo tutti la stessa cosa… è qualcosa che non ha prezzo. Prima cantavo da sola su una base, adesso è come se mi si fosse aperto un universo parallelo — e non ho nessuna intenzione di tornare indietro.
In un’epoca in cui la presenza online sembra quasi inscindibile dal percorso artistico, qual è il tuo rapporto con i social network? Li vivi come uno spazio di espressione o li senti distanti dal tuo modo di comunicare?
Sto cercando di farli diventare parte del mio processo creativo. Lo ammetto: potrei farlo meglio. Ma oggi i social sono uno dei canali più diretti per parlare al mondo, bisogna solo capire come usarli.
Se potessi scegliere, con quale artista della scena musicale italiana ti piacerebbe fare un featuring o una collaborazione?
Madame, senza neanche pensarci. E anche Leon Faun. Lei è poesia pura, lui è uno specchio tagliente della nostra società. Due visioni diverse, entrambe potentissime. Li adoro.
Quali saranno, ora, le tue prossime mosse? Stai già scrivendo nuova musica? Hai in progetto di realizzare un album?
Si scrive sempre, non ci si ferma mai. Non voglio spoilerare troppo, ma spero di farvi ascoltare qualcosa di nuovo molto presto. Restate sintonizzati!
(15 luglio 2025)
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