Lyra Pramuk -

Lyra Pramuk - Voce e decostruzione digitale

Nata in Pennsylvania ma di stanza a Berlino, l'artista statunitense si è distinta in questi anni per l'inedita sperimentazione condotta sulle infinite possibilità offerte dall'applicazione dei processi di decostruzione digitale allo strumento voce. Nello spazio di soli due album è diventata uno dei massimi riferimenti del circuto avant-pop, contribuendo a rompere le maglie esistenzialistiche del binarismo di genere in favore di una concezione identitaria fluida e in divenire

Lyra Pramuk nasce nel 1990 a Hollidaysburg, un paesino della Pennsylvania con poche migliaia di abitanti, ma, appena terminati gli studi, attraversa l’Atlantico per trasferirsi a Berlino. Nella capitale tedesca, dialogando con la vivace scena underground, sviluppa pratiche artistiche e performative interdisciplinari che la rendono in breve tempo una delle più interessanti voci della musica contemporanea, con un’attitudine che la posiziona tra sperimentazione avanguardistica e respiro pop.

Dopo aver pubblicato una manciata di singoli e realizzato alcune collaborazioni con la compositrice Holly Herndon e il coreografo multidisciplinare Colin Self, Lyra Pramuk diffonde nel 2020 l’intrigante album d’esordio Fountain, per l’etichetta islandese Bedroom Community. Si tratta di un’opera sfaccettata, nella quale l’artista americana sperimenta con le infinite possibilità offerte dalla propria voce, mediata da processi di decostruzione digitale.
Imperniate su immagini acquee, le composizioni della Pramuk possiedono una forza taumaturgica e al contempo si confrontano con la filosofia post-umana, rompendo le maglie esistenzialistiche del binarismo di genere in favore di una concezione identitaria fluida e in divenire.
In Fountain confluiscono l’avant-pop di Bjork, folk trasfigurato, richiami a salmi religiosi e musica sacra, con molta probabilità il risultato dell’esperienza giovanile nel coro della chiesa dove la nonna suonava l’organo. Gli studi di canto classico e la passione per la musica cameristica completano una formula musicale originale e innovativa.

Ricerca e sperimentazione proseguono in Delta, pubblicato nel 2021, un "remix album" nel quale quelle tracce post-minimaliste vengono rielaborate e arricchite da substrati sonori in grado di conferire nuovi significati e tracciare ulteriori direzioni. Un progetto non più soltanto teso a valutare le possibilità tuttora inesplorate nell’utilizzo dello strumento voce, ma disposto a lasciarsi contaminare da suoni e suggestioni provenienti da territori molto distanti fra loro. Dai canti gregoriani alla club culture di ultima generazione, si tratta di un viaggio che attraversa secoli e continenti, inglobando decostruzione, astrazione, ma anche più fruibili forme di pop avanguardistico.
Fra i titolari dei contributi spiccano i nomi di Ben FrostVesselCaterina Barbieri ed Eris Drew (in due occasioni), ma tutti i quattrodici rework inclusi sono di notevole interesse. La presenza di brani dal taglio breakbeat e techno-trance vivacizza non poco il risultato finale (come nel caso di “Everything Is Beautiful & Alive” e della versione di “New Moon” rimaneggiata da Tygapaw) rendendolo attraente per una platea decisamente eterogenea.

In parallelo, Lyra Pramuk si dedica all’insegnamento, con docenze in "Experiments In The Future Of Performance" presso la sede di Berlino della New York University, alla passione per l’astrologia e alla gestione della label pop.soil, da lei fondata, un vero e proprio laboratorio artistico che estrinseca le proprie attività per mezzo di workshop, collaborazioni e performance.

A giugno 2025 Lyra Pramuk pubblica Hymnal, lavoro concepito come un complesso rituale collettivo di pratiche curative in grado di interconnettere soggetti umani, organismi non umani e materia digitalizzata. Il processo artistico, altamente interdisciplinare, scardina e decentra la presunta eccezionalità umana formulata nel tradizionale sistema epistemologico antropocentrico, riorganizzando l’atto creativo in un assemblaggio di voci decostruite e modificate, di partiture improvvisate per strumenti classici (principalmente archi), mediati da una moltitudine di processi tecnologici e forma di intelligenza non umana. Attraverso la collaborazione con la poesia di Nadia Markus, l’artista multidisciplinare Jenna Sutela e un esemplare dell’organismo unicellulare physarum polycephalum, il linguaggio umano viene infatti rimescolato in un originale puzzle di significati simbolici, tracce per inedite vie conoscitive.
Se in “Meridian” il recitato teatrale della Pramuk permette ancora di distinguere le singole parole che compongono il tessuto lirico, nel resto del disco l’apparato tecnologico applicato alla voce della compositrice ne diluisce i significati nell’oceano sonoro digitalizzato in cui sono immersi. Le 14 tracce sono il risultato di improvvisazioni compiute in una capanna sulle Dolomiti, ri-registrate con un processo di reamplification nella chiesa sconsacrata di Santi Cosma e Damiano a Venezia. Le linee vocali sono moltiplicate in un coro multiforme e amalgamate agli arrangiamenti per archi di Francesca Verga, eseguiti e variati per mezzo di improvvisazioni dalla formazione berlinese Sonar Quartett. Questo scheletro analogico è poi immerso in una dimensione sonora che respira e scorre in un continuo ripetersi e riconfigurarsi di motivi ritmici e colori armonici.
Hymnal è un rituale-esperimento immersivo e transmediale che nella sua première al Rewire 2025 si è avvalso di un articolato comparto visivo in grado di ampliarne e amplificarne l’impatto emotivo e sensoriale.

Discografia

 Fountain (Bedroom Community, 2020)

7,5 

Delta (Bedroom Community, 2021)

Hymnal (K7, 2025)

Pietra miliare
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