Brian Eno rilancia la sua storica etichetta Opal Records e guarda al futuro della musica, tra nuove pubblicazioni, intelligenza artificiale e sperimentazione. In un’intervista concessa a Sian Watson per l’Associated Press, il musicista e produttore britannico ha raccontato i progetti legati alla rinascita della label, riflettendo anche sull’attualità della sua opera più celebre, “Music for Airports“, sulle collaborazioni con David Bowie e sul proprio impegno politico a favore della Palestina.
Il rilancio della Opal Records
Fondata nel 1988 e rimasta inattiva dal 1991, Opal Records aveva ospitato alcuni protagonisti della musica sperimentale, tra cui Jon Hassell, John Cale e lo stesso Eno. La decisione di riportarla in attività nasce anzitutto dalla volontà di rendere nuovamente disponibili due album ormai difficili da reperire, “Drawn From Life” del 2001 e “Another Day on Earth” del 2005, ma potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di un progetto molto più ambizioso.
“Di recente ho pensato di pubblicare un cofanetto di dodici album”, ha rivelato Eno. “Ho tantissima musica che ho composto e mai pubblicato, e gran parte di questo materiale si combina molto bene. È una sorta di musica funzionale, quella che puoi mettere mentre pulisci casa, leggi un libro o fai qualcosa per cui hai bisogno dell’atmosfera giusta”. Un’idea perfettamente coerente con la sua concezione della musica ambient, pensata non soltanto per essere ascoltata attivamente, ma anche per accompagnare e trasformare gli spazi della vita quotidiana.
L‘attualità di “Music For Airports”
A questo proposito, Eno si è soffermato sulla sorprendente longevità di “Music for Airports“, il disco del 1978 che ha contribuito a definire l’estetica ambient. “È interessante che un album di 48 anni fa sia ancora così attuale. Continua a vendere, piace alla gente e a volte incontro giovani che l’hanno appena scoperto e pensano che sia uscito da poco”, ha osservato. Secondo il musicista inglese, il segreto sta soprattutto nell’assenza di elementi stilistici che possano ricondurre immediatamente l’opera a una determinata epoca. “Puoi riconoscere quasi qualsiasi disco pop degli anni 80 semplicemente dal modo in cui viene trattato il suono del rullante. ‘Music for Airports’, invece, è un lavoro talmente essenziale da non avere quasi nessuno di questi segni distintivi. Potrebbe essere stato realizzato oggi”. Eno scherza anche sull’eventualità che qualcuno stia già producendo un suo equivalente contemporaneo, magari intitolato “Music for Trains” o “Electric Bicycles”.
Il rapporto con l’AI
Più complesso il suo rapporto con l’intelligenza artificiale, tecnologia della quale riconosce le enormi possibilità creative, ma di cui contesta soprattutto gli attuali meccanismi di controllo. “Sono affascinato dalla possibilità di lavorarci. Il mio problema con l’AI riguarda chi la possiede e i valori morali e sociali di queste persone. Sono tra le peggiori a cui affidare qualcosa di così potente”, ha dichiarato. La sua preoccupazione riguarda anche la competizione economica tra le grandi aziende tecnologiche, impegnate a superarsi reciprocamente anziché interrogarsi sui benefici collettivi delle innovazioni.
Per Eno, la fase iniziale dello sviluppo di una tecnologia è decisiva e dovrebbe prevedere un maggiore coinvolgimento pubblico. Al contrario, ritiene che l’attuale diffusione di sistemi di intelligenza artificiale sempre più autonomi e potenti, difficili da comprendere pienamente persino per i loro creatori, rappresenti il risultato di un grave fallimento della regolamentazione.
L’impegno per la Palestina e il tour di Ed Sheeran
Nell’intervista non manca un passaggio sull’impegno politico dell’artista, che lo scorso anno ha organizzato il concerto benefico “Together for Palestine“. Commentando l’esclusione del rapper Macklemore dal tour di Ed Sheeran dopo alcune sue dichiarazioni filopalestinesi sul palco, Eno ha criticato soprattutto chi avrebbe impedito la prosecuzione della collaborazione, pur riservando qualche osservazione anche al cantautore britannico. “Penso che Ed sia stato debole. Avrebbe potuto dire: sono un artista, mi avete ingaggiato come artista e questo significa che accettate le mie decisioni su chi suona con me”. Eno ha comunque riconosciuto quanto sarebbe stato difficile prendere una posizione netta, considerando le decine di migliaia di spettatori che avevano già acquistato biglietti e organizzato viaggi.
Il musicista ha ricordato inoltre di essere nato il 15 maggio 1948, data associata alla Nakba, l’esodo e lo sfollamento di centinaia di migliaia di palestinesi durante la guerra del 1948. Una coincidenza che, ha spiegato, contribuisce a rendere il suo legame con la questione palestinese particolarmente profondo e duraturo.
Il lavoro con Bowie e il presente
Quanto alla propria eredità artistica, Eno sembra poco interessato a guardarsi indietro. Racconta di aver recentemente risposto ad alcune domande sulle storiche sessioni con David Bowie a Berlino e in Francia, durante la realizzazione degli album della seconda metà degli anni 70. Ricostruire quelle esperienze si è rivelato più piacevole del previsto, ma resta un’eccezione: “Non è qualcosa che faccio spontaneamente. Ci sono sempre abbastanza cose da fare nel presente da non avere bisogno di tornare continuamente sul passato”. E neppure il pensionamento sembra davvero all’orizzonte. “Mi piacerebbe moltissimo andare in pensione, ma non so cosa farei se smettessi di lavorare”, ha ammesso. Del resto, Eno non si considera una persona particolarmente orientata agli obiettivi: ciò che continua ad appassionarlo non è tanto il risultato finale quanto il processo creativo, la possibilità di inventare nuovi metodi e nuove forme espressive. “Mi interessa capire come vengono fatte le cose, più che quello che ne viene fuori. Mi piace inventare nuovi modi di fare le cose”.
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