E' stato tra i primi collaboratori di OndaRock e ha contribuito in modo determinante alla crescita della webzine alla metà del decennio Zero. Negli ultimi tempi aveva smesso di scrivere, ma ci seguiva sempre con affetto e curiosità. Era malato da tempo, ma nessuno poteva immaginare che se ne potesse andare così. Gianni "Naka" Candellari ci ha lasciato ieri, a soli 52 anni. Le cronache locali del Parmense riportano che "le sue condizioni sono peggiorate nella notte, rendendo inutile l’intervento dell’elisoccorso e il tentativo di trasporto all’ospedale di Parma". Lo sport era la sua seconda grande passione: era diventato presidente dell’ASD Palanzano (da qui la foto), società sportiva della val Cedra, che dal 2020 milita ininterrottamente in Prima Categoria e che ora lo saluta così: "È con profondo dolore e con il cuore a pezzi che dobbiamo annunciare che purtroppo, dopo tante battaglie vinte con coraggio e determinazione, questa volta il nostro caro presidente Gianni Candellari non ce l’ha fatta… Caro presidente che tu possa sempre guidarci da lassù con la tua infinita saggezza e pazienza e con il tuo eterno amore".
"Nato l'ultimo dell'anno del 1972", come ricordava nel suo profilo biografico su OndaRock, si definiva "un montanaro dislocato sull'appennino tosco-emiliano tra Parma e Aulla; impiegato comunale per lavoro, cronista sportivo per passione, cardiopatico per genetica". E raccontava così la sua passione per la musica: "Fulminato a 15 anni dai riff di
Jimi Hendrix, a 17 da 'Venus De Milo' di
Miles Davis e da 'Stella Mae' di J
ohn Lee Hooker, ascolta ingenti quantità di musica ogni giorno (rigorosamente in cuffia), cercando di scoprire nuovi dischi dei quali innamorarsi, preferisce colmare lacune storiche che affannarsi dietro alle new things del momento".
Come persona, lo ricordiamo sempre garbato, discreto, disponibile: mai una parola fuori posto, un commento alterato o sopra le righe. Ma Gianni era anche un sopraffino intenditore di musica: le sue recensioni, sempre equilibrate e puntuali, mai spocchiose o superficiali, ne rivelavano lo spirito gentile e l'ironia sottile, oltre che l'indiscussa competenza. Peccato esserci un po' persi di vista negli ultimi anni, ma era sempre bello leggere le sue osservazioni, condividere con lui interessi, ascolti, dritte musicali.
A nome della redazione di OndaRock, un abbraccio forte a familiari e amici. Nel nostro piccolo, cercheremo di conservare sempre il ricordo di Gianni attraverso i suoi articoli, che potete trovare tutti nella sua
pagina. Ne riportiamo qui uno, particolarmente sentito, datato 2007: era stato un disco del mese, una scelta lungimirante che Gianni aveva caldeggiato con passione: "Night Falls Over Kortedala" di Jens Lekman.
Ciao Gianni e grazie da OndaRock.
Jens Lekman - "Night Falls Over Kortedala" (2007)di Gianni Candellari
"I vecchi che scrutano col binocolo per strada in cerca di qualcosa di sospetto, i gatti morti che mi ritrovo in giardino, il sentir bussare alla mia porta alle quattro del mattino e poi delle voci dire 'quando apre dagli una botta in testa'..."
Kortedala, sobborgo di Goteborg, stranezze e paranoie di una metropoli.
In mezzo a queste storie d'ordinaria alienazione suburbana,
Jens Lekman si sente rifiutato, a volte viene persino picchiato, allora se ne sta nel proprio studio a registrare o nella sua casa con i grandi muri che rimbombano dal suono dei fantasmi e della sua voce.
Malessere, certo, ma anche affetto per quelle piccole cose che ci rendono la vita un po' più bella, volti e situazioni cui ci stringiamo per non sentirci diversi, legame di amore e odio verso il posto in cui sei nato ma che ti fa sentire estraneo.
La musica di Jens ha sempre posseduto la caratteristica di saper comunicare una levità velata di tristezza che riflette bene la sua personalità, e in questo disco questa particolarità esprime perfettamente i sentimenti che il cantautore svedese prova verso il borgo natio.
Dopo l'esordio di "
When I Said I Wanted To Be Your Dog" e l'eccellente raccolta di Ep "
Oh, You're So Silent, Jens", "Night Falls Over Kortedala" arriva frutto dei pensieri maturati negli ultimi tre anni e mette a fuoco alcuni elementi che, allo stato embrionale, si trovavano anche nei dischi precedenti.
Dando spazio alla passione per i
crooner romantici, per le orchestrazioni raffinate e complesse di
Bacharach e per le melodie facili e languide della Motown, mescolando il tutto con un po' d'elettronica e ornando con i soliti testi ironici e originali, Lekman crea il suo capolavoro di perfetto pop, qualitativamente ineccepibile ed eccezionalmente orecchiabile.
Basterebbero le prime quattro canzoni per sancire l'altissimo livello di questo disco: "And I Remember Every Kiss" si libra letteralmente in volo sulle ali di archi e timpani per poi arrivare all'orchestrazione imponente del ritornello, "Sipping On The Sweet Nectar", con il suo basso pulsante che crea una base funk in cui s'insinuano fiati, violini e percussioni, è irresistibile sotto il profilo ritmico, e non da meno è "The Opposite Of Hallelujah", da una parte gli archi richiamano il ritornello, dall'altra Jens canta languido su un fanciullesco piano, il tutto amalgamato da un ripetitivo tempo di batteria.
Dove però Lekman si avvicina di più alla perfezione (e a Bacharach) è in "A Postcard To Nina", la leggerezza dei rintocchi di un triangolo, una chitarra evanescente, cori soul e un ritornello punteggiato da fiati dipingono splendidamente il resoconto surreale di un'imbarazzante cena col padre di un'amica lesbica per la quale Jens deve fingersi il fidanzato.
La capacità del cantautore svedese di costruire orchestrazioni complesse ma non ridondanti è rimarchevole; si senta "Into Eternity",
tropical-ballad in cui coesistono accordion, flauto, timbali,
handclapping...
Brasile e Cuba suonano affacciate sul mare del Nord.
"Night Falls Over Kortedala" è un disco sull'amore, ma il sentimento nell'album non è mai bolso e banale; "I'm Leaving You Because I Don't Love You" e "If I Could Cry (It Would Feel Like This)" potrebbero essere melense, ma Lekman rinforza la prima con una
drum machine che, insieme a un piano insistente, stempera lo zucchero nel canto, nella seconda invece lo svedese si serve di percussioni e di un
call and response singhiozzante per rendere figurata la sensazione descritta nel titolo, mentre soavi ed eterei violini finiscono storpiati elettronicamente.
Il resto del disco non sbaglia un colpo, "Your Arms Around Me" è di una dolcezza splendida con l'ukulele a unirsi ai soliti giri d'archi, "Shirin", dedicata al proprio barbiere ("when Shirin cuts my hair/ it's like a love affair"), è sognante cantar d'amore stile gruppo giovanile fine 50-inizio 60, "It Was A Strange Time In My Life" un agrodolce ritratto dell'artista da giovane per chitarra e violino, reso bucolico da un flauto e dal
sampling di una registrazione di Jens bambino.
A concludere il disco due pezzi che confermano, se ce ne fosse bisogno, la passione di Lekman per le melodie
old-fashioned, il doo-wop di "Kanske Ar Jag Kar I Dig" e il twist-pop "Friday Night At The Drive-in Bingo", melodia
fifties più che mai con il sassofono a fare da protagonista.
Divertente e romantico, coinvolgente e ricco, vero classico contemporaneo, "Night Falls Over Kortedala" è un disco che non stanca, un album che è segno di una maturazione artistica importante e innegabile, col quale Jens Lekman dimostra di potersi imporre come uno dei nomi su cui fare affidamento per la musica dei prossimi anni.
Forse alcuni lo tralasceranno nella classifica dei migliori del 2007, dando spazio a dischi più impegnativi e intellettualmente stimolanti, ma "Night Falls Over Kortedala" è un album che si ripescherà anche tra qualche anno, per svagarsi la mente o per pacificarsi da un infortunio di cuore.
"A Kortedala tutti si fanno gli affari propri. E visto che sto lentamente diventando così anch'io, appena finisco il disco me ne vado via di qui", dice Jens; se gli stimoli che il suo quartiere gli fornisce contribuiscono a creare dischi come questo, c'è da augurarsi che lo svedesino cambi rapidamente idea.