David Bowie, rivelato l’ultimo progetto: il musical “The Spectator”. Ecco gli appunti originali

07-09-2025

L’ultimo capitolo creativo di David Bowie non è solo l’album “Blackstar”, pubblicato pochi giorni prima della sua morte, ma anche un progetto rimasto segreto fino a oggi: un musical dal titolo provvisorio “The Spectator”.
La rivelazione arriva grazie agli appunti custoditi per anni nel suo studio e rimasti inaccessibili dal 2016, ora donati al Victoria and Albert Museum di Londra. A partire dal 13 settembre, quei materiali saranno esposti al pubblico all’interno del nuovo David Bowie Centre, ospitato dal V&A East Storehouse di Hackney Wick, insieme a una collezione di oltre 90.000 oggetti appartenuti all’artista, acquisiti grazie alla David Bowie Estate, alla Blavatnik Family Foundation e al Warner Music Group.

Nei quaderni e nei post-it del Duca Bianco emergono i tratti di un progetto teatrale ambientato nella Londra del XVIII secolo: un mondo vibrante, pieno di contrasti, con le sue mode effimere, le tensioni sociali e una stampa vivacissima. Tra le figure che avevano catturato l’immaginazione di Bowie spicca quella di Jack Sheppard, ladro celebre noto come “Honest Jack”, impiccato nel 1724 e già trasformato in protagonista di ballate, melodrammi e testi teatrali. Il titolo “The Spectator” richiama invece l’omonima rivista pubblicata tra il 1711 e il 1712, simbolo di un’epoca di fermento culturale.
La Bbc ha diffuso alcune immagini degli appunti: un quaderno ad anelli blu, fogli annotati e post-it che Bowie spostava come tasselli drammaturgici. Testimonianze che rivelano l’interesse dell’artista per la scena culturale settecentesca e per l’idea di un musical capace di fondere storia, cronaca e immaginazione.

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Se “Blackstar” resta il testamento musicale con cui Bowie affrontava la propria mortalità, “The Spectator” racconta invece un desiderio di continuare a reinventarsi e di esplorare nuove forme narrative. Gli appunti non sfociarono mai in un’opera compiuta, ma mostrano ancora una volta il tratto distintivo della sua carriera: la capacità inesauribile di guardare oltre, di non smettere mai di sperimentare.
A proposito del Duca Bianco, la Parlophone Records ha annunciato per il 12 settembre l’uscita di “David Bowie 6. I Can’t Give Everything Away (2002–2016)”, sesto e ultimo volume dell’ambiziosa serie di cofanetti che ripercorre in ordine cronologico la carriera di David Bowie a partire dal 1969. Il nuovo capitolo, che prende il nome dall’ultima traccia di “Blackstar”, raccoglie in un box da dodici cd, diciotto vinili e in versione digitale standard l’ultimo tratto di percorso artistico del musicista londinese, culminato con l’album-testamento pubblicato pochi giorni prima della sua scomparsa. Come per gli altri volumi, anche in questo caso le registrazioni sono state rimasterizzate – con l’unica eccezione dell’Ep “No Plan” – e supervisionate dal fedele co-produttore Tony Visconti.

Il racconto sonoro si apre con “Heathen”, l’album del 2002 che segnò la prima collaborazione tra Bowie e Visconti dopo oltre vent’anni. Registrato in uno studio residenziale nello Stato di New York, “Heathen” rievocò per Visconti l’atmosfera delle sessioni berlinesi degli anni Settanta: “Non c’era una sala di controllo separata – ha raccontato – la console era a un’estremità dello studio, la band all’altra. L’acustica era molto viva e mi ricordava quella della Meistersaal di Berlino dove registrammo ‘Heroes’”. Il successivo “Reality”, uscito nel 2003, nacque con l’intento dichiarato da parte di Bowie di scrivere materiale per la nuova band che lo avrebbe accompagnato anche in tour, conferendo all’album – secondo le sue stesse parole – un suono più energico e diretto. Da quel tour scaturì “A Reality Tour”, una delle tournée più apprezzate della carriera dell’artista, qui proposta per la prima volta in una scaletta riorganizzata per rispecchiare più fedelmente i concerti tenuti a Dublino. La nuova edizione in vinile dell’album è stampata su disco blu trasparente, un richiamo alla sua pubblicazione originale.

Dopo un lungo silenzio discografico, Bowie tornò in studio in gran segreto per registrare “The Next Day”. Visconti ha ricordato l’assoluta riservatezza di quelle sessioni: “Avevamo promesso di non dire niente a nessuno, nemmeno ai nostri compagni. David voleva lavorare senza pressioni esterne e rendere l’uscita un evento totalmente inatteso. Tutto filò liscio, a parte un paio di avvistamenti fuori dallo studio The Magic Shop a Noho, Manhattan. Un giorno un fan mi chiese se David stesse lavorando a un nuovo disco. Dissi: ‘Assolutamente no!’. Ma quando uscivo con i primi mix nelle cuffie, non riuscivo a smettere di sorridere”. Quelle sessioni fruttarono un tale numero di brani da rendere possibile la pubblicazione di “The Next Day Extra”, che contiene tracce inedite e due remix.
Blackstar”, l’ultimo album pubblicato da Bowie in vita, vide il musicista aprirsi a nuovi orizzonti, coinvolgendo il quartetto jazz di Donny McCaslin – già al suo fianco nella registrazione di “Sue (Or in a Season of Crime)” – per dare forma a un disco radicale, modernissimo. “Quella non era una normale jazz band – ha dichiarato Visconti – erano musicisti straordinari, allo stesso livello dei migliori interpreti della musica classica. David decise che quella sarebbe stata la sua nuova band: Mark Guiliana alla batteria, Tim Lefebvre al basso, Jason Lindner alle tastiere. Ogni brano fu registrato in un solo giorno”.
Ad accompagnare il cofanetto, un libro ricco di materiali rari e inediti: 128 pagine per l’edizione cd, 84 per quella in vinile. Al suo interno si trovano appunti manoscritti, disegni, testi originali, fotografie di Masayoshi Sukita (autore anche della copertina), Jimmy King, Frank W. Ockenfels 3, Markus Klinko, Mark "Blammo" Adams e altri, oltre a memorabilia, schede tecniche firmate da Visconti e note grafiche curate da Jonathan Barnbrook.
La tracklist completa di "I Can't Give Everything Away [2002–2016]".

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