Gary Oldman: “Bowie era un collante cosmico, dopo la sua morte il mondo è andato a rotoli”

20-08-2025
"David Bowie era come se fosse una specie di collante cosmico. Non è una coincidenza che il mondo sia andato a puttane da quando David è morto". Così l'attore britannico Gary Oldman ha voluto ricordare l'amico di una vita in una recente intervista a The Hollywood Reporter, sottolineando la profondità della loro amicizia: “Abbiamo riso tanto — tanto. David era molto, molto, molto divertente”, ha rivelato l’attore premio Oscar. “E in un certo senso avevamo origini simili, siamo cresciuti in quartieri simili” (sono entrambi cresciuti nel Sud di Londra).

L’attore - premio Oscar per "L'ora più buia" - ha poi aggiunto che Bowie era “ispiratore” e “un grande innovatore che non aveva paura di sperimentare”. Tra i suoi tanti pregi, ha anche citato la sua costante voglia di innovare come fonte di ispirazione per il proprio lavoro. “Non senti anche tu che da quando è morto il mondo è andato a puttane? Era come se fosse una specie di collante cosmico”, ha riflettuto a proposito della scomparsa di Bowie. “Quando è morto, tutto si è sfaldato. Quindi sì, mi manca”.
La loro amicizia era emersa anche in varie occasioni ufficiali: Oldman, ad esempio, tenne un sentito discorso in occasione dei BRIT Awards del 2016, quando accettò l’Icon Award postumo in onore di Bowie, poco dopo la sua scomparsa.



Nel 2017, inoltre, Oldman curò un tributo speciale per quello che sarebbe stato il 70° compleanno del Duca Bianco. L’evento, ospitato alla Brixton Academy di Londra, lo vide esibirsi in due classici di Bowie (“Dead Man Walking” e “The Man Who Sold the World”), insieme a Simon Le Bon dei Duran Duran, Joe Elliott dei Def Leppard, membri degli Spandau Ballet, La Roux e altri.
Oldman si esibì invece con “I Can Read” dei Tin Machine durante una celebrazione speciale per il 74° compleanno di Bowie, nel 2021.
I due collaborarono anche artisticamente nel corso degli anni, recitando entrambi nel biopic Basquiat del 1996. Nel 2013 Oldman apparve accanto all’attrice francese Marion Cotillard nel videoclip del brano che dava il titolo all’album di Bowie del 2013, “The Next Day”, scritto e concepito dallo stesso Bowie e diretto da Floria Sigismondi.



Noto per la sua versatilità e lo stile di recitazione intenso, nel corso della sua carriera, Gary Oldman ha interpretato ruoli popolari come quello del Conte Dracula, nel film "Dracula di Bram Stoker" diretto da Francis Ford Coppola, di Sirius Black, nella serie cinematografica di Harry Potter, e di James Gordon, nella trilogia del cavaliere oscuro diretta da Christopher Nolan. Negli ultimi anni Oldman ha vissuto una rinascita artistica. L’interpretazione di Jackson Lamb nella serie Apple TV+ "Slow Horses" gli ha portato consensi unanimi e una candidatura agli Emmy, consacrando un personaggio già diventato di culto grazie al perfetto equilibrio tra ironia, intensità e carisma. Nel 2024 è stato insignito del titolo di cavaliere da re Carlo III e ha annunciato che continuerà a vestire i panni di Lamb nelle prossime stagioni.

A proposito di David Bowie, scomparso il 10 gennaio 2016, la Parlophone Records ha annunciato per il 12 settembre l’uscita di “David Bowie 6. I Can’t Give Everything Away (2002–2016)”, sesto e ultimo volume dell’ambiziosa serie di cofanetti che ripercorre in ordine cronologico la carriera dell'artista londinese a partire dal 1969. Il nuovo capitolo, che prende il nome dall’ultima traccia di “Blackstar”, raccoglie in un box da dodici cd, diciotto vinili e in versione digitale standard l’ultimo tratto di percorso artistico del musicista londinese, culminato con l’album-testamento pubblicato pochi giorni prima della sua scomparsa. Come per gli altri volumi, anche in questo caso le registrazioni sono state rimasterizzate – con l’unica eccezione dell’Ep “No Plan” – e supervisionate dal fedele co-produttore Tony Visconti.
Il racconto sonoro si apre con “Heathen”, l’album del 2002 che segnò la prima collaborazione tra Bowie e Visconti dopo oltre vent’anni. Registrato in uno studio residenziale nello Stato di New York, “Heathen” rievocò per Visconti l’atmosfera delle sessioni berlinesi degli anni Settanta: “Non c’era una sala di controllo separata – ha raccontato – la console era a un’estremità dello studio, la band all’altra. L’acustica era molto viva e mi ricordava quella della Meistersaal di Berlino dove registrammo ‘Heroes’”. Il successivo “Reality”, uscito nel 2003, nacque con l’intento dichiarato da parte di Bowie di scrivere materiale per la nuova band che lo avrebbe accompagnato anche in tour, conferendo all’album – secondo le sue stesse parole – un suono più energico e diretto. Da quel tour scaturì “A Reality Tour”, una delle tournée più apprezzate della carriera dell’artista, qui proposta per la prima volta in una scaletta riorganizzata per rispecchiare più fedelmente i concerti tenuti a Dublino. La nuova edizione in vinile dell’album è stampata su disco blu trasparente, un richiamo alla sua pubblicazione originale.

Dopo un lungo silenzio discografico, Bowie tornò in studio in gran segreto per registrare “The Next Day”. Visconti ha ricordato l’assoluta riservatezza di quelle sessioni: “Avevamo promesso di non dire niente a nessuno, nemmeno ai nostri compagni. David voleva lavorare senza pressioni esterne e rendere l’uscita un evento totalmente inatteso. Tutto filò liscio, a parte un paio di avvistamenti fuori dallo studio The Magic Shop a Noho, Manhattan. Un giorno un fan mi chiese se David stesse lavorando a un nuovo disco. Dissi: ‘Assolutamente no!’. Ma quando uscivo con i primi mix nelle cuffie, non riuscivo a smettere di sorridere”. Quelle sessioni fruttarono un tale numero di brani da rendere possibile la pubblicazione di “The Next Day Extra”, che contiene tracce inedite e due remix.
Blackstar”, l’ultimo album pubblicato da Bowie in vita, vide il musicista aprirsi a nuovi orizzonti, coinvolgendo il quartetto jazz di Donny McCaslin – già al suo fianco nella registrazione di “Sue (Or in a Season of Crime)” – per dare forma a un disco radicale, modernissimo. “Quella non era una normale jazz band – ha dichiarato Visconti – erano musicisti straordinari, allo stesso livello dei migliori interpreti della musica classica. David decise che quella sarebbe stata la sua nuova band: Mark Guiliana alla batteria, Tim Lefebvre al basso, Jason Lindner alle tastiere. Ogni brano fu registrato in un solo giorno”.
Ad accompagnare il cofanetto, un libro ricco di materiali rari e inediti: 128 pagine per l’edizione cd, 84 per quella in vinile. Al suo interno si trovano appunti manoscritti, disegni, testi originali, fotografie di Masayoshi Sukita (autore anche della copertina), Jimmy King, Frank W. Ockenfels 3, Markus Klinko, Mark "Blammo" Adams e altri, oltre a memorabilia, schede tecniche firmate da Visconti e note grafiche curate da Jonathan Barnbrook.

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