Un road-movie dedicato a Christa Päffgen, in arte Nico: è "Nico, 1988" di Susanna Nicchiarelli, in onda lunedì 25 agosto alle 23,15 su Rai 5. Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground, la sacerdotessa delle tenebre ritrova se stessa quando inizia la sua carriera da solista. È la storia di una rinascita, di un'artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona. Nel cast, Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek II, Thomas Trabacchi.
"Nico, 1988" mette in scena gli ultimi anni di Christa Päffgen, musa, cantante, modella e attrice che, mossa da un acuto e ineluttabile istinto di (auto)distruzione, cerca in ogni modo di smentire, negare, distorcere e infine annientare Nico, l'icona pop warholiana che si è ritrovata ad incarnare da giovanissima e di cui è poi rimasta vittima per tutta la sua vita - e ancora oltre. In una sorta di road movie sgangherato e terrigno, che si sposta tra Manchester e Anzio, Parigi e Norimberga, passando per i centri sociali della Praga comunista, la regista Susanna Nicchiarelli, anche autrice della sceneggiatura, cesella il ritratto cangiante e sfaccettato di una donna tormentata e sfiancata, contraddittoria e volitiva, in eterno contrasto con se stessa, con i propri demoni e con i propri fantasmi. Grazie a un approccio intelligentemente intimista e mai banalmente sentimentale, l'autrice si emancipa da qualsiasi etichetta e convenzione, riuscendo così a infondere un senso di spontaneità empatica a questi frammenti di vita colti nella loro sgraziata e dolente autenticità. Nel film, infatti, non c'è praticamente traccia della femme fatale che ha fatto innamorare Federico Fellini e Bob Dylan, della sfavillante superstar resa celebre da Warhol (per i proverbiali quindici minuti), della fascinosa chanteuse dei Velvet Underground. Al contrario, "Nico, 1988" si propone di indagare oltre i simboli e i simulacri, rinnegando ogni maschera, per raccontare le contraddizioni di una donna ormai sconfitta dalla vita, sgradevole e burbera, scostante e autoindulgente, eppure ancora capace di slanci vitali e furenti di rabbia, ribellione, amore e fervente passione. Prende vita, soprattutto, nelle infiammate sequenze musicali, grazie anche all'interpretazione totalizzante della danese Trine Dyrholm, il carattere più ruvido, corrosivo, decadente e rivoluzionario della musica dell'artista tedesca.