Una serata speciale a Londra, all’O2 Forum Kentish Town, renderà omaggio a uno dei passaggi chiave della storia dei Talk Talk. Il 5 settembre, sotto il titolo “Spirit Of Talk Talk”, andrà in scena un concerto unico per celebrare i quarant’anni di “The Colour Of Spring”, terzo album della band britannica pubblicato nel 1986 e snodo cruciale della sua evoluzione sonora. Sul palco saliranno alcuni protagonisti diretti di quella stagione: il tastierista fondatore Simon Brenner, affiancato da Phil Ramocon e Ian Curnow, eseguirà integralmente il disco. Accanto a loro una serie di ospiti: Sophie Barker (Zero 7), Gale Paridjanian (Turin Brakes), Tim Eisenburg (Sweet Billy Pilgrim), oltre a Chris Hampson e Jacob Brown. Sono previsti anche interventi di Ed Harcourt e Fyfe Dangerfield dei Guillemots, entrambi coinvolti anche negli opening set insieme a Mark Gardener dei Ride.
A distanza di sette anni dalla scomparsa di Mark Hollis, avvenuta il 25 febbraio 2019 all'età di 64 anni, l’eredità dei Talk Talk continua a essere riletta a partire proprio da “The Colour Of Spring”, il lavoro che sancì il distacco dal synth-pop degli esordi per aprire a una scrittura più organica, con aperture verso jazz e art rock, anticipando gli sviluppi radicali di “Spirit Of Eden” e “Laughing Stock”. L’appuntamento londinese si inserisce in una fase recente di rinnovato interesse per quel repertorio: dalla ristampa half-speed di “Spirit Of Eden”, curata da Charlie Hollis insieme a Lee Harris e al produttore Matt Colton, fino al documentario “Talk Talk: In A Silent Way”, dedicato alla genesi di uno dei dischi più influenti della loro discografia.
La muta artistica dei Talk Talk è un fenomeno affascinante. La band inglese accantona verso la metà degli anni 80 le meraviglie synth-pop da "classifica", sfornate in particolare nel secondo disco, "It's My Life", dirigendosi con grazia divina verso una formula melodicamente sognante, intrinsecamente delicata e articolata. Il gruppo del rimpianto Mark Hollis costituisce ancora oggi una vera e propria singolarità. La sua seconda vita anticipa anche i classici umori post-rock, costituendo un esempio luminosissimo di libertà compositiva incondizionata da tramandare ai posteri. Il percorso seguito dal gruppo inglese per cambiare definitivamente pelle è un tracciato dai mille colori. Un sentiero i cui fiori in fiore emanano profumi estasianti. Il cammino che porterà Hollis e soci all'Eden figurato del capolavoro del 1988 è quantificabile proprio nelle otto tracce di "The Colour Of Spring". La terra di mezzo, per dirla alla Tolkien. L'albero da cui trarre linfa vitale per il futuro. È infatti grazie a questo disco che i Talk Talk deviano la propria direzione. È soprattutto nelle sue pieghe che si ritrovano sia i semi che i germogli di un avvenire distante non poco dal primo passato. La fioritura dei Talk Talk prende forma nelle canzoni di una pietra miliare della storia della musica tutta. Se Hollis e soci non avessero partorito questo disco, non avrebbero mai visto la luce gli altrettanto seminali "Spirit Of Eden" e "Laughing Stock". Queste due ultime opere devono praticamente tutto al loro predecessore, all'album con cui si sviluppa quell'irripetibile processo di muta di cui sopra.