Il 21 novembre 2025 vedrà la luce "
Desire (45th Anniversary Edition)", una nuova edizione celebrativa dello storico secondo album dei
Tuxedomoon, originariamente pubblicato nel 1981 per la Ralph Records. L’uscita, disponibile in vinile, cd e digitale, propone una versione rimasterizzata a partire dai nastri originali, arricchita da materiali inediti e apparati d’archivio.
Il cofanetto include tre brani mai pubblicati prima, due tracce rare, alcune registrazioni dal vivo e un corposo libretto con fotografie e testimonianze di Steven Brown,
Blaine Reininger, Gareth Jones, John Foxx e del compianto Peter Principle, scomparso nel 2017. Un viaggio nel cuore creativo della band, fra note di produzione, riflessioni d’epoca e materiali che restituiscono l’atmosfera di un momento di svolta.
Esplosi nel calderone
underground di San Francisco, terra di fricchettoni e folli sperimentatori – dai
Residents a
MX-80 Sound e
Chrome - si Tuxedomoon i scoprirono presto pesci fuor d’acqua. L’America a cavallo tra i decenni 70 e 80 era affamata di ardore rock e autenticità. Blaine L. Reininger e compagni, figli degeneri del
punk, erano già un passo avanti. Con il loro cabaret grottesco cavalcavano fino in fondo l’artificiosità, per smascherare la falsa spontaneità del rock, con i suoi vetusti rituali e cliché. In più, presagivano già l’elettronica che avrebbe dominato il decennio, e la iniettavano a dosi massicce nei loro psicodrammi esistenzialisti. “Il punk si era fossilizzato in un dogma puritano di chitarre, basso, batteria e un cantante che urla – spiegherà Steve Brown (tastiere, sax) - ma quando Blaine e io iniziammo a esibirci dal vivo – un violino, un sax, un synth e un registratore – la gente ci bersagliava di bottiglie e gridava ‘Dov’è il batterista?’ Il ritmo programmato era un concetto alieno nell’America di quei giorni”. Il loro teatro dell’assurdo, dunque, era condannato a espatriare, e la destinazione naturale non poteva non essere il Vecchio Continente.
In Europa, i Tuxedomoon avevano già saggiato l’entusiasmo del pubblico durante il tour di “
Half-Mute”, il loro formidabile esordio che aveva introdotto il mondo visionario dei Tuxedomoon, sospeso fra
post-punk e avanguardia elettronica.
"
Desire" nacque nel Regno Unito, poco prima che il gruppo si stabilisse definitivamente in Europa. Il secondo capitolo della loro saga ne approfondì la dimensione più evocativa e teatrale. Le strutture si fecero più fluide, gli arrangiamenti più complessi, le suggestioni sonore più stratificate: elettronica analogica, violino, pianoforte, sax e basso costruivano un paesaggio sonoro denso e inquieto, dove convivevano rigore formale e febbre espressiva.
Era la grafica, anzitutto, a preannunciare il cambio di rotta. Al posto delle linee geometriche e astratte di “Half-Mute”, sulla copertina di “Desire” campeggiava una immagine più calda, velatamente erotica, che pareva celare un’imprecisata anatomia umana. Si smussavano gli angoli, quindi, con suoni più morbidi e rotondi in luogo delle sgraziate spigolosità dell’esordio. E si riempivano gli spazi: laddove “Half Mute” innalzava monumenti al vuoto (addirittura “Fifth Column” era presente nella versione non cantata, sembrando così uno strumentale), “Desire” risultava più denso ed epico, grazie anche a una robusta sezione ritmica e a un uso più marcato dell’elettronica.
Ma la vera rivoluzione era nell’amplesso (proibito) tra l’algida
avantgarde dei californiani e quel synth-pop che all’alba del
decennio 80 stava invadendo le classifiche. Un’operazione talmente temeraria che forse solo loro potevano concepire e portare a termine con successo. Certo, c’erano già riusciti i
Kraftwerk di “
Trans Europe Express”, ma la loro alchimia, parimenti oltraggiosa, era più sbilanciata verso il pop. I Tuxedomoon, invece, riuscirono a far dialogare due linguaggi apparentemente agli antipodi utilizzando lo stesso approccio colto e incompromissorio degli esordi. Fino alla provocazione massima: la musica da camera che sbarcava in discoteca.
Con “Desire”, i Tuxedomoon scandalizzarono i pasdaran dell’avanguardia, mettendosi a flirtare appassionatamente con i fenomeni più in voga dell’epoca (synth-pop, dance), e terrorizzando al tempo stesso i seguaci di questi ultimi, con le loro visioni distopiche da un agghiacciante futuro industriale, alienato e disumanizzante. Notturno, visionario, raggelante, “Desire” è il secondo capolavoro sfornato in poco più di un anno dall’
ensemble di San Francisco.
Dopo l’uscita dell’album, i Tuxedomoon si trasferirono definitivamente nel Vecchio Continente, dove avrebbero intrapreso un lungo sodalizio con la Crammed Discs. Da quel momento, la band consolidò la propria natura transnazionale, capace di fondere suono, teatro e video in una forma d’arte totale. Questa riedizione riporta alle origini di quella metamorfosi: un documento prezioso di un gruppo che, pur restando ai margini dell’industria, ha ridefinito i confini della musica d’avanguardia.
Con sedici album all’attivo e un nuovo progetto in lavorazione, i Tuxedomoon continuano a incarnare una visione radicale e coerente, dove la sperimentazione non è mai esercizio fine a sé stesso, ma ricerca densa di significato.