Underworld

Dubnobasswithmyheadman

1994 (Junior Boy's Own) | techno, progressive house

E’ il 1994 e Karl Hyde e Rick Smith hanno finalmente trovato la fatidica quadratura del cerchio, dopo anni trascorsi in quella che si potrebbe definire un'estenuante fase di collaudo. L’intento è chiaro: dare una botta di vita ai primi vagiti new wave intravisti nei primi due lavori e inaugurare una stagione totalmente nuova, all’insegna di un’alchimia techno-house in apparenza complessa. Per farlo, i due coinvolgono Darren Emerson, giovanissimo dj inglese in ascesa nella fervida scena acid-house dell’epoca. Un ingresso che assume i connotati della genialata fin da subito. Con l’arrivo di Emerson, infatti, prende forma l’inizio di una parabola luminosissima, che li porterà a essere anche negli anni successivi gli alfieri di un mescola techno-wave assolutamente unica nel firmamento elettronico mondiale. La ricetta, come spesso accade nell’avvento dei miracoli, è d’altronde formalmente "semplice": rivestire di elettronica pulsante le intuizioni da band new wave/synth-pop attuate con "anonima" verve in origine. Emerson incarna, in sostanza, il coniglio dal cilindro. L’uomo giusto al momento giusto. E’ la sua abilità ai controlli a donare linfa ai pur ispiratissimi Underworld, spedendo il loro suono nell’iperuranio dancefloor con beat calibratissimi, antesignani di soluzioni adottate in futuro da una miriade di band. Giusto per citare qualcuno, senza smuovere troppo l’organigramma europeo di stampo techno-house-pop a cavallo tra i Novanta e i Duemila, potremmo scomodare allegramente gli islandesi Gus Gus.

Accantonato in buona sostanza il richiamo synth-pop/new romantic palesato a nome Freur, e smaltita la sbornia nel campo del design, con "Dubnobasswithmyheadman” tutto muta. La triade Hyde/Smith/Emerson incastona nove perle una dietro l’altra, amplificando da un lato l’approccio dub, e dall’altro intensificando la sezione ritmica con bordate organizzate con classe indiscutibile su drum machine e synth d'annata. E così, meraviglie del passato come Yamaha DX7 e ARP 2600 decollano in una danza progressiva che fonde l’acidità della trance dura e pura, svolazzi electro e tribalismi in cassa dritta. Un trip a suo modo inedito, al quale si aggiunge la scrittura sintetica e pungente di Hyde. Passaggi come “Porn dogs sniffing the wind for something violent they can do”, contenuto nella memorabile "Mmm... Skyscraper I Love You", esplicano lo sguardo acidissimo, nauseato, in apparenza distaccato verso una città contemporanea senza più principi, “dulcis in fundo” svuotata della sua linfa, di quel “brodo primordiale” che l’aveva resa grande nei decenni addietro.
Gli Underworld sono, inoltre, tra i primi visionari a fare del "Visual Art", ossia le sequenze d'immagini proiettate sullo schermo per assecondare i suoni, una vera a propria tendenza in assetto live. Una visione tanto onirica quanto estremamente avvolgente, che induce l’ascoltatore in una sorta di mondo meccanizzato, rarefatto.
E’ un party a tratti sfrenato, saggiamente organizzato, alternato con pause chilly che hanno il mero compito di attutire l’onda elettronica, la sua forza dirompente. Gli Underworld creano un’estasi di battiti e cambi di ritmo a cui è impossibile resistere. Un movimento epico steso da Hyde dopo aver sorvolato l’oceano in aereo ed essersi interrogato su quella forza meravigliosa e misteriosa chiamata gravità.

Thirty thousand feet above the earth. It's a beautiful thing
And you're a beautiful thing
Thirty thousand feet above the earth. It's a beautiful thing
Everybody's a beautiful thing
Mmm skyscraper i love you. Mmm skyscraper i love you
And I see Elvis! Elvis!
I see porn dogs sniffing the wind. Sniffing the wind for something new

Le magie non si esauriscono di certo qui. In "Dubnobasswithmyheadman”, c’è spazio per esperimenti riuscitissimi, come quello di unire un arpeggio etereo di chitarra e una linea di synth austera quanto le traiettorie spaziali descritte dai corrieri cosmici tedeschi diversi lustri prima. E’ il caso della bellissima “Tongue”, posta al centro del piatto per sollevare l’ascoltatore dal suolo e condurlo in qualche oasi sci-fi ante litteram. E’ il preludio al volteggio di “Dirty Epic”, alla sua stasi apparente, interrotta dal consueto tappeto ritmico con Emerson a fare da giocoliere mentre Smith gigioneggia nelle vesti nell’incantatore di serpenti. Tuttavia, in questa danza cibernetica l’umore, al cospetto del passo incalzante, non è affatto dei migliori:

I'm so dirty
And the light blinds my eyes
You're oh so dirty
And the light it blinds my eyes
Here comes Christ on crutches

Un passaggio grigio che precede l’apoteosi di “Cow Girl”, de facto una delle tracce più famose degli Underworld. Piazzata ai rave del periodo e in seacula saeculorum dai migliori manipolatori del pianeta, così come da porci e cani, proto-sintesi della totale “Born Slippy” che di lì a poco invaderà sale cinematografiche e i cuori di una generazione stanca, drogata e perduta, “Cow Girl” racchiude tutto il campionario degli Underworld, con il suo mix inebriante ed esplosivo di synth in visibilio, alla costante ricerca di una luce definitiva, e pulsazioni magnetiche. E’ il centro nevralgico dell’album, la frenesia che traveste e scuote le terga, prima che la doppietta finale riporti tutto a terra, o meglio nella sopracitata oasi fantascientifica. “River Of Bass” espone un avvio cadenzato, tra flussi esotici e una tastiera che si affaccia lemme lemme. Un pit stop che anticipa il basso sferzante della conclusiva “M.E.”, con tanto di incipit nipponico “Anatano yume ni watashi wo tamoteru” (trad. “Tienimi nei tuoi sogni”), passo in vaga scia funky/fusion, e piano al solito “elementare” e trasognato quanto basta per allietare la mente travolta dalla tripletta posta in attacco.

Un blocco di partenza che nel groove androide di “Dark&Long”, così come nell’assalto techno-house in stile videogame della celebre “Surfboy” e nell’ossessiva “Spoonman”, decodifica il marchio Underworld nella sua interezza, proiettandolo nell’Olimpo dei grandissimi dell’elettronica dei 90, e stravolgendo in ultima istanza l’essenza di quella cosa chiamata techno. Un genere fino ad allora parzialmente confinato che con le trovate di Hyde e Smith, supportate a dovere dal talento di Emerson, trova un’inaspettata identità popolare, una statura a suo modo nuova e vibrante.
In “"Dubnobasswithmyheadman”, gli Underworld si dimostrano artigiani di un sound per certi versi unico e maestri indiscussi di un’elettronica chic che sa essere al contempo acidula, calda, magnetizzante e fottutamente persuasiva.

(03/11/2019)

  • Tracklist
  1. Dark & Long
  2. Mmm Skyscraper I Love You
  3. Surfboy
  4. Spoonman
  5. Tongue
  6. Dirty Epic
  7. Cowgirl
  8. River of Bass
  9. M.E.
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