ATAXIA - Automatic Writing

2004 (Warner music)
rock

Gli Ataxia nascono dall’unione di John Frusciante (chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, qui

in veste di “leader”/chitarrista/tastierista), del suo collaboratore Josh

Klinghoffer (alla batteria e alle tastiere) e di Joe Lally (bassista dei Fugazi).

Si tratta di musica

completamente differente sia dal funky-rock dei Red Hot Chili Peppers sia dal

cantautorato dei lavori solisti di Frusciante.

I cinque pezzi che compongono

“Automatic Writing”, infatti, difficilmente possono essere considerati come

canzoni vere e proprie, quanto semmai come jam session basate sulla reiterazione

di pattern strumentali-melodici molto semplici (si veda, in questo senso,

l’utilizzo di linee di basso pressoché elementari).

“Dust” (9 minuti) è

il primo esempio di questo schema: sopra un riff di chitarra e uno di basso

ripetuti pressoché all’infinito si snodano la declamazione di Frusciante e delle

sporadiche sovraincisioni di chitarre effettate e di tastiere.

Quello che

salva il brano è il cantato che, seppure basato sulla ripetizione di due linee

melodiche basilari, attraverso le variazioni continue nel timbro vocale (ora su

registri medi, ora urlato/biascicato in modo quasi incomprensibile, ora in un

falsetto dalle tinte psichedeliche) riesce a evitare che la catarsi si trasformi

in noia.

“Another” è costruita invece su un semplice ma dolce arpeggio di

chitarra e su alcune manipolazioni elettroniche della voce: è un po’ monotona,

ma contiene comunque alcune ottime idee (il già citato arpeggio, l’assolo a

circa metà pezzo, le sovraincisioni vocali del finale) che la salvano.

“The Sides” è semplicemente un piccolo capolavoro, lungo quasi 7 minuti.

Dopo un’intro di batteria effettata con delay, il pezzo prende forma e dà vita a

qualcosa di magico grazie alla voce delicata di Frusciante e al suo chitarrismo,

non certo virtuosistico ma estremamente suggestivo ed evocativo.

Il brano

successivo, “Addition”, da un lato si avvicina alle atmosfere “droniche” di

“Dust” (anche qui abbiamo la reiterazione di un riff di chitarra e di basso per

quasi tutto il pezzo), dall’altro se ne distacca ponendo un’enfasi nettamente

maggiore sugli elementi rumoristici: è la maturazione di alcuni esperimenti

sonori condotti da Klinghoffer e Frusciante in due live set elettronici tenuti

alla Knitting factory di Los Angeles.

La conclusiva “Montreal” (12

minuti) è forse la traccia che più si avvicina al post-rock: linea di basso

elementare, chitarra impressionistica – prima suonata con la ripetizione

effettata di una sola nota, poi con pennate tiratissime e veloci come già fatto

in moltissimi pezzi dai Sonic

Youth -, canto “slintiano” (prima scazzato, poi arrabbiato e depresso) di

Frusciante.

Dopo la consueta e riuscita catarsi, la canzone si chiude con

alcuni minuti in cui il pattern di basso e batteria fa da sfondo a manipolazioni

elettroniche-chitarristiche varie.

Quello che fa di “Automatic Writing”

soltanto un buon album non è la qualità delle idee – invero piuttosto buona – ma

la loro quantità. Certo, è un disco musicalmente coraggioso e ciascuno dei

cinque brani ha al suo interno dei momenti assai evocativi e riusciti, tuttavia,

fatta eccezione per la bellissima “The Sides”, ciascun pezzo ha anche dei

momenti in cui la noia può essere dietro l’angolo.

Non si tratta di un

capolavoro, ma se siete appassionati di musica dronica, di post-rock, delle cose

più rarefatte (se così si può dire) dei Fugazi o più semplicemente dello stile

vocale e chitarristico di Frusciante, questo disco potrebbe decisamente fare per

voi.

15/11/2006

Tracklist

  1. 1. Dust
  2. 2. Another
  3. 3. The Sides
  4. 4. Addition
  5. 5. Montreal