Finisterre

La Meccanica Naturale

2004 (Immaginifica) | progressive

Lo ammetto: questa recensione non "commissionata", è strumentale e capziosa. Non conosco minimamente alcun componente dei Finisterre, ma la faccio con il dichiarato intento di cercare di dare un po' di visibilità, al di là della setta esoterica degli appassionati, a un gruppo e a un disco non solo eccellenti, ma che avrebbero tutte le carte in regola per avere maggior riscontro di critica e pubblico. Insomma, questo disco è molto bello e vorrei cercare di fare qualcosa per diffonderlo. Ma intanto chi sono i Finisterre? Sono un gruppo progressivo italiano (partiamo male, eh?), giunto ora al quarto disco in studio (non contando i molti progetti paralleli), a mio giudizio il miglior gruppo progressivo italiano e uno dei migliori contemporanei in assoluto. Dopo un bell'esordio omonimo e una eccellente fusione di progressive tradizionale con influenze avant-garde in "In Limine" (che rimane il loro capolavoro), e dopo il tentativo di attualizzare in suono (il buono "In ogni luogo"), i Finisterre approdano alla neonata etichetta Immaginifica, gestita nientemeno che da un vecchio leone del progressive come Franz di Cioccio.
Il risultato è questo "La Meccanica Naturale" ed è per il sottoscritto uno dei dischi migliori dell'anno appena trascorso.

Forse influenzati dall'ottima e professionalissima produzione di Di Cioccio, i Finisterre hanno compiuto una fusione tra certe sonorità presenti nei primi lavori, più legati a stilemi progressivi, e i tentativi di convogliare la spinta creativa nell'ambito di un rock evoluto contemporaneo dell'ultimo lavoro.

Un giro pianistico vagamente genesisiano introduce l'iniziale "La Perfezione", un mellotron di sottofondo accompagna una vocalità sdrammatizzata, un po' alla Andrea Chimenti, poi splendidi stacchi di chitarra e tastiere. Più tirata e più canonica "La mia identità", splendida "Il volo", con un parte centrale molto free, ripresa della melodia iniziale con sul finale un assolo del chitarrista Stefano Marelli che fa sobbalzare dalla sedia. Il quarto brano "La maleducazione" è un eccellente e riuscito tentativo di costruire un brano alla Battiato (o alla Bluvertigo se preferite) e di farlo suonare a un gruppo progressive.

Dolcissimo l'incipit del quinto brano, "Ode al mare" con interludio epico e finale con chitarra decisamente frippiana. "Rifrazioni" è uno strumentale ambientale con un piano alla Satie che si interseca con una tromba alla Mark Isham. Come vedete non sto parlando di Osanna o Locanda delle Fate... Vi sto invogliando?

Il settimo brano è " Lo specchio", uno dei miei preferiti con toccanti stacchi alla chitarra acustica e tastiere sugli scudi nel finale. "La ricostruzione del futuro" è un altro gioiello con un cantato che ripete ossessivamente la stessa frase su un tessuto strumentale in crescendo e pluristratificato. Il penultimo brano, "La fine", voci filtrate e arrembanti, quasi post-new wave fa da apripista all'altro strumentale "Incipit", al limite della jam, ma ancorato al suolo da un semplice e ineluttabile accordo pianistico.

Disco che unisce una tipica ridondanza ed enfasi progressive con rifrazioni stilistiche moderne e contemporanee, disco elaborato e di scrittura molto studiata, raffinato quanto immediato. Questo album è una credibilissima linea di sviluppo possibile per il futuro non tanto e non solo del progressive, miglior musica possibile in questo mondo, il migliore dei mondi possibili.

(13/12/2006)

  • Tracklist
  1. La perfezione
  2. La mia identità
  3. Il volo
  4. La maleducazione
  5. Ode al mare
  6. Rifrazioni
  7. Lo specchio
  8. La ricostruzione del futuro
  9. La fine
  10. Incipit
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