VANISHING - Still Lifes Are Failing

2004 (Fatal recordings)
dark-wave

I Vanishing sono un gruppo dark. Avete presente i dark, no? Si proprio loro, quei loschi figuri tanto in voga 15-20 anni fa, che vedevamo a gruppi girovagare, scoglionati, tristi o, bene che andava, irridenti verso l’umanità e le sue sorti. Ogni tanto se ne aggira ancora qualcuno, a gruppetti… Mai stati molto amati dagli “altri” (beh, non è che ci amassero molto, a loro volta), per quella loro filosofia esistenzialista deprimente, ma spesso realista, e apparentemente non vitale, ma che soprattutto spesso presta il fianco a cliché e pose che finiscono per diventare poco autentiche e prive perciò di contenuto. Ma, al di là di queste considerazioni che in fondo potrebbero essere estese a tutte le sottocategorie umane, i Vanishing vanno ascoltati, meritano l’accantonamento dei pregiudizi e della facile ironia che avvolge questa scena musicale. Perché hanno realizzato, alla fine del 2004, un disco bello, ricco di idee e intenso.

Rispetto al loro disco precedente, la formazione si è ridotta da due a tre elementi e, andato via il tastierista Billy Bates, rimangono a guidare la formazione la cantante e sassofonista Jessie Evans e Brian Hock. Non va sottovalutato il fatto che i nostri si siano trasferiti da San Francisco a Berlino, e che nella capitale tedesca abbiano registrato l’album: influssi diversi dal solito, voglia di cambiare aria. Il disco si distacca dal precedente per via del fatto che abbraccia quasi completamente l’elettronica, e il death-rock a cui venivano associati apre le porte quindi all’electro-wave e all’ebm anni 80-90 di maestri come Tuxedomoon, Clock Dva e Covenant, ma con un suono attuale, e viene messa in evidenza una ritmica più smaccatamente tribale e intensa, con il suo alternarsi di batterie vere ed elettroniche.

Il brano di apertura “Lovesick” è un attacco perfetto: il sax di Eva crea un refrain bislacco e impertinente che si memorizza subito nella testa dell’ascoltatore, su una base electro cupa e ossessiva e un ritmo incalzante. Il disco prosegue tra brani più tipicamente danzerecci, come la splendida “Still Lifes”, che comunque si congeda in maniera imprevedibilmente e confusionariamente jazzata, o “Idle Eyes” prossima all’ebm più attuale, e altri episodi ben distanti da questi, prossimi all’electro-trance, come la sarabanda tribale, allucinata e psichedelica di “8-18”, oppure con la melodia malata condita dal sax sbilenco di “Toothless Tigers”, trainata da un ritmo marziale.

Il disco è pieno di brani riuscitissimi, come il siluretto adrenalico e percussivo “Paralyzed”, la splendida “Lovers In Hell”, uno dei pochi momenti più vicini al death-rock, ma sempre dominata da un ritmo massiccio e da un’elettronica cupa, degno supporto alla voce ossessiva e alienata di Evans. Electro-wave, ebm, death-rock, toni ora apocalittici, ora tetri, ora irriverenti, il tutto miscelato sapientemente. L’unico difetto semmai va trovato nella qualità non sempre eccezionale dei pezzi, intesa come scrittura melodica e strutturale, alla quale comunque i nostri sopperiscono con gli arrangiamenti.

A febbraio i Vanishing verranno in Italia per alcuni concerti, e, se mantengono dal vivo l’intensità espressa su “Still Lifes Are Failing”, saranno appuntamenti da non perdere.

12/12/2006

Tracklist

  1. 1. Lovesick
  2. 2. Skin
  3. 3. Paralyzed
  4. 4. Lovers in hell
  5. 5. 10
  6. 6. Still lifes
  7. 7. 18
  8. 8. Cuckoo split
  9. 9. Your image
  10. 10. Idle eyes
  11. 11. Toothless tigers
  12. 12. Still lifes (Hanin Elias Remix)

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