Maria Antonietta Di Marco, in arte Etta, è una giovanissima cantautrice casertana che muove i suoi primi passi nel 2017 con una musica pop-rock aggressiva e diretta. Si fa notare anche nel mondo della musica mainstream partecipando a Sanremo Giovani e a X Factor nel 2021. Superate queste due prove, Etta riesce a non venire risucchiata dai meccanismi tritacarne dei talent show, iniziando una carriera musicale che, negli anni, si sgancia progressivamente dalle sirene dell’omologazione, capaci di lanciare e allo stesso tempo distruggere buona parte dei musicisti emergenti.
Nel 2022 esordisce con l’Ep “Stress”, che contiene già una miscela di punk e pop-rock da lei stessa definita extreme pop. “Scemi e contenti” (2024) chiarisce invece i suoi temi preferiti, criticando una società anestetizzata di fronte al male, indifferente a ogni sofferenza e interessata esclusivamente al proprio piacere. Dopo un album composto da sei cover e un inedito (“Game Cover”, 2025), pubblica “Queste cose sono io”, LP che rappresenta un’evoluzione notevole, sia per la maggiore varietà delle influenze musicali (ad esempio il riff che ricorda i Rammstein in “Siamo il silenzio”) sia per la profondità dei testi, frutto di una lodevole consapevolezza dello stato in cui versa la società occidentale.
“Queste cose sono io” è dunque, come esplicita il titolo, un’opera profondamente autobiografica nella quale l’autrice si mette a nudo davanti agli ascoltatori, mostrando la propria rabbia e la propria fragilità senza alcun filtro. Dalla critica all’industria discografica di “Parapappa”, a quella contro il mondo della pseudo-informazione in “Tutto Fake” (con Pierpaolo Capovilla), fino all’attacco alla politica occidentale, di cui Trump rappresenta l’emblema, in “Nobel”, Etta dimostra una notevole capacità di andare oltre la propaganda e di trasformare la propria musica in uno strumento di denuncia e riflessione, contribuendo al risveglio delle coscienze di una società addormentata: una qualità sempre più rara tra i giovani musicisti contemporanei.
Se l’edonismo, il denaro, il sesso e la bella vita rappresentano i miti dominanti per gran parte della scena trap, Etta costituisce un’importante eccezione, mostrando una notevole capacità di leggere gli eventi senza fermarsi alle versioni più comode proposte dalla televisione (“Tutto Fake”).
I momenti più alti del disco arrivano nel trittico formato da “Queste cose sono io”, “Non sento niente” e “Mi fa schifo tutto oggi”, autentiche sedute di psicoanalisi nelle quali la cantautrice elimina ogni barriera tra sé e il pubblico, mostrandosi senza alcuna protezione. In particolare, “Non sento niente” rivela anche una voce sorprendentemente versatile, capace di raggiungere acuti che nei lavori precedenti Etta non aveva ancora esplorato con altrettanta decisione.
Tre brani maturi che possono essere letti come il manifesto della condizione di una parte della sua generazione, smarrita in un mondo dominato dai social network e dalla televisione, strumenti che ci hanno abituati ad assistere quotidianamente a guerre e genocidi senza suscitare più alcuna reazione emotiva, come se fossero semplici spettacoli di intrattenimento. In questo contesto, anestetizzarsi può apparire uno dei modi possibili per sopravvivere; urlare invece la propria rabbia e il proprio senso di impotenza attraverso chitarre distorte, nel tentativo di risvegliare coscienze assopite, rappresenta una scelta molto più coraggiosa e meritevole.
03/08/2026