Qualcuno forse ricorderà lo spot pubblicitario di una nota marca di stufe elettriche, quella con il tizio che s'immerge nella vasca da bagno e che, come d'incanto, si ritrova a bagnomaria nel Mar dei Caraibi. Sostituite ora la vasca con un lettore cd e lasciate a "Easy To Cook" il compito della stufetta: l'effetto "caldobagno" sarà garantito. La biografia degli
Austin Lace narra di un gruppo di ragazzi belgi che s'incontra casualmente in vacanza al mare, estate 1997, e che da lì parte per un'avventura musicale all'insegna di una disimpegnata spensieratezza che, a quanto pare, confluisce per intero in quest'opera seconda, provvidenzialmente licenziata dall'italianissima Homesleep.
Ciò che tiene insieme le dodici canzoni è un
indie-pop dalle melodie cristalline, spesso screziate da arrangiamenti elettronici, bagnate da delicate introspezioni, giocose conversazioni sonore rivestite da una flebile malinconia consumata al sole, con la brezza a spargere i pensieri in ogni dove. Con "Easy To Cook" gli Austin Lace ci regalano sapori dolci, guarniti da perline multicolori, canzonette che non debordano in musichette, baloccamenti infantili disputati lungo l'impercettibile linea che separa la leggerezza dalla banalità, la nostalgia dalla tristezza, il buonumore dalla gioia sfrenata, rimanendo sempre al di qua, senza cioè sconfinare nell'affollato deserto della scontatezza. Sono tanti gli invitati nella spiaggia degli Austin Lace: dagli
Eels nell'
intro dell'iniziale "Come On, Come On, Come On", che poi nel ritornello si travestono da
Xtc, ai
China Crisis che in "Bossanova" si rimodellano su Matt Bianco, ma anche, perché no, sugli ironici ammiccamenti verdeoro di un
Sergio Caputo d'annata. Eppure nessuno dei riferimenti riesce ad appropriarsi del pallino, che resta in mano agli Austin Lace dalla prima all'ultima nota, addensando umori
twee in ritornelli che volteggiano come coriandoli al vento, accarezzando le tavole da surf dei
Beach Boys ("Say Goodbye"), coniando versioni
unplugged degli
Orchestral Manoeuvres In The Dark periodo sbarazzino ("Cream On My Arms") o irridendoci con marcette
jazzy, le cui aperture orchestrali citano sfrontatamente i
Beatles un po' svagati di "
Sgt. Pepper's" ("Accidentaly Yours").
Ulteriori aneliti
sixites vibrano nei coretti acidi di "Telepheric Love" che, dopo averci trascinato in tempi ormai lontani, ci rigetta ai giorni nostri con un repentino cambio elettrico di chitarra in chiusura, giusto in tempo per attivare il pilota automatico del singolo "Kill The Bee", che parte con un'insolita coppia
micro-techno a puntellare gli arpeggi acustici di una garbatissima sei corde.
Una menzione a parte la merita "Wax", già edita su Ep, che a nostro parere è il migliore brano del lotto, autentica gemma pop da
playlist di fine anno, coi suoi arrangiamenti
à-la Prefab Sprout intessuti su di un cantato sussurrato e anelante: un viaggio in cabriolet sulla strada per il mare, al tramonto. Inutile dirlo, cari e fortunati turisti di mete esotiche: che sia Ipod o lettore portatile, non fate mancare al vostro
beauty case anche la leggerissima compagnia di "Easy To Cook".