Sylvain Chauveau & Ensemble Nocturne

Down To The Bone - An Acoustic Tribute To Depeche Mode

2005 (DSA/Les Disques du Solei et de L'Arcier) | pop

La parola "cover" in ambito musicale, il più delle volte, non suscita un grande entusiasmo. Screditato da una tradizione per nulla esaltante, ogni tentativo di rilettura di un brano originale è guardato (spesso a ragione) con atavica ostilità da fan e puristi di ogni generazione, mal disposti ad affidare in mani altrui il proprio mito, quasi si trattasse di una scellerata consegna sacrilega. Se l'idolo in questione poi risponde al nome dei Depeche Mode, e i fan ai "devoti" (appellativo con il quale da alcuni anni s'identificano i "veri" seguaci della band di Basildon), la prospettiva di una cocente delusione sembra essere già scritta. A ben guardare, però, la discografia dei Mode, riesaminata in tempi lontani e recenti, ha stranamente goduto di discreti risultati (oltre a "For The Masses" del '98, tribute album con The Cure, Smashing Pumpkins, Rammstein e altre notevoli formazioni, vanno ricordate almeno le cover di "Personal Jesus" ad opera di Johnny Cash e Marilyn Manson, "I Feel You" dei Placebo e "World Full Of Nothing" di John Frusciante). Tuttavia (versione mandriana di Cash a parte), i brani dei Depeche hanno quasi sempre subito una trasformazione per così dire filologica, mantenendo di fatto l'approccio elettropop di base. "Down To The Bone", ultimo tributo in ordine di tempo, spoglia invece l'opera dei Mode dell'abituale, corposo corredo synth, riducendola letteralmente all'osso, mediante una (nuova) veste completamente acustica, malinconica e triste quanto basta per cogliere in profondità la poetica decadente insita nelle liriche di Gore a partire dal 1986 (ma con un piccolo excursus targato '84).

L'eclettico talento di Sylvain Chauveau, probabilmente il più sottovalutato musicista francese degli ultimi tempi, emerge in sordina nel panorama internazionale all'alba del 2001 con l'album "Nocturne Impalpable", una piccola antologia di brani semi-acustici uscita sotto l'egida della Dsa. E' un decisivo cambio di rotta per il musicista, che negli anni 90 ha attraversato con i suoi progetti Micro:Mega (con Fréderic Luneau; eccezionale e misconosciuto è il debut album, "Photosphere" del 1999) e Arca (con Joan Cambon) una controversa fase post-rock ("Le Livre Noir du Capitalisme" del 2002 si ascrive definitivamente alla nuova vena intimista di Chauveau, presente in nuce nel progetto parallelo On con Steven Hess). La predisposizione cinematografica di Sylvain produce opere interessanti come "Un Autre Decembre" (Fat Cat 2003) e soprattutto la colonna sonora del film "Des Plumes dans la Tête" del 2004, con il ritorno all'etichetta Disques du Solei et de L'Arcier dell'amico Gerard Nguyen. L'amore per i Mode spinge Chauveau l'anno successivo a comporre un album interamente (e coraggiosamente) dedicato alla band inglese.

In "Down To The Bone", Chauveau raccoglie dieci personali rivisitazioni di altrettanti pezzi "storici" dei Mode, arrangiandoli per voce e strumenti acustici in una cornice quanto mai essenziale (che si traduce a partire dall'essenzialismo dell'artwork). Eliminando l'apparato ritmico, e scarnificando al massimo la struttura melodica dei brani, l'effetto finale è a dir poco spiazzante, ma affatto fuori luogo. Più che vituperate cover, le tracce di "Down To The Bone" (mai titolo fu più appropriato) sono veri e propri adattamenti.

Si comincia con il piano dimesso di "Stripped", che solo il testo, all'inizio, rivela come la celebre hit contenuta in "Black Celebration" (1986). La voce di Chauveau, a metà strada tra David Sylvian e lo stesso Gahan, mai così calda e profonda, quasi un altro congegno acustico, si adagia su un tappeto di viole ottimamente orchestrate dall'Ensemble Nocturne, uno stuolo di musicisti underground per la prima volta al cospetto di strumentazioni "classiche" (con Joan Cambon a curare l'impalpabile foggia elettronica di alcune sfaccettature). Il pianoforte di Sam Crowther (già presente nel terzo disco dei Micro:Mega, "Annex" del 2002) e il clarinetto di Aurelien Besnard predominano invece in "The Things You Said" ("Music for the Masses", 1987), sostituendosi tout court ai magnetismi teutonici del brano originale.

L'impressione generale è quella di una rilettura totale dell'universo elegiaco anche sotto l'aspetto tematico. La sinfonia trip-hop di "Home" ("Ultra", 1997), per certi versi predisposta all'introspezione nostalgica, diventa un autentico concerto pastorale per violini in chiave minimalista, diametralmente opposta a "Policy Of Truth" ("Violator", 1990), che viceversa rivanga i mood e l'appeal nativi (con Marc Dubezy nelle veci di successore ideale del rimpianto Alan Wilder). Chauveau scava a fondo nella vasta discografia dei Mode recuperando anche pezzi meno noti (ma amatissimi dai supporter) come "Death's Door" (apparsa nella colonna sonora del film di Wim Wenders, "Until The End Of The World", 1991, ma presente anche come b-side nelle versioni europee e giapponesi di "In Your Room", 1993), qui rivista dalle chitarre acustiche e polverose di Philippe Maynard.

Dopo il trascurabile intermezzo di "(Enjoy) The Silence", Sylvain affronta uno dei pezzi più difficili della band, "In Your Room" ("Songs Of Faith And Devotion", 1993), con un'interpretazione tesa e inquietante, come si addice al sinistro brano dell'album prodotto da Flood. Il violoncello di Geraldine Devillieres disegna lugubri arpeggi riscrivendo in pratica il pezzo. Discorso analogo per la successiva "Blasphemous Rumours" ("Some Great Reward", 1984), dove il minimalismo autunnale di Chauveau incontra uno dei testi più belli e intensi di Martin L. Gore.

Tuttavia, Sylvain Chauveau sembra gradire anche il presente o comunque il recentissimo passato dei Mode, inserendo nella tracklist "Freelove" ("Exciter", 2001), con una versione "sporcata" dalle tastiere sparse di Sebastien Roux, collaboratore del musicista francese sin dai tempi di un altro progetto di Chauveau, Watermelon Club (sono di Roux le tastiere del disco "[Str:m]", datato 1997).

Per l'epilogo, Sylvain sceglie due capisaldi della galassia Depeche Mode come "Never Let Me Down Again" ed "Enjoy The Silence". Nella prima (tratta da "Music For The Masses"), scevra dalla consueta componente ritmica, l'Ensemble Nocturne ridefinisce l'epica del brano sotto forma di ballata passionale e spirituale. Chauveau e il suo razionale/irrazionale senso della misura si confrontano con la verve inquieta di un pezzo che mal digerisce un timbro pacato (e non a caso scelto da Gore come grandiosa chiusura di ogni esibizione live a partire dal Devotional Tour del '93), riuscendo nell'impresa di "umanizzare" l'elettronica. La fine, tutta per l'arcinota "Enjoy The Silence" ("Violator"), è un avvicendamento di sample frastagliati e fiati minimali dove Chauveau, forse attenendosi alla sostanza semantica del brano, intona solo le prime due strofe (lasciando, in coda, due minuti di autentico silenzio).

L'intrinseca rivisitazione in cover di Chauveau e dell'Ensemble Nocturne risulta essere, a un'attenta analisi, un omaggio per così dire a metà alla musica dei Depeche Mode, perché gran parte del merito va proprio ai nuovi, meravigliosi, splendidi arrangiamenti che rimodellano integralmente e intelligentemente i pezzi originali. Probabilmente, la parola "cover" continuerà ad annaspare nel proprio peggioramento etimologico, ma sarebbe davvero scorretto non prestare la giusta attenzione a un'opera di questo calibro.

(06/06/2005)

  • Tracklist
  1. Stripped
  2. The Things You Said
  3. Home
  4. Policy of Truth
  5. Death's Door
  6. (Enjoy) The Silence
  7. In Your Room
  8. Blasphemous Rumours
  9. Freelove
  10. Never Let Me Down Again
  11. Enjoy The Silence
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