Isolée è il nome d'arte di un ragazzo di Francoforte, Rajko Müller, noto per le sue precedenti produzioni
club house per la locale e notissima Playhouse Records. E' già da qualche anno che l'Intelligent Dance Music sembra non aver più molto da dire, vedasi le deludenti ultime uscite dei sui grandi protagonisti (
Boards Of Canada,
Aphex Twin,
Squarepusher), ma Isolée è un artista che guarda al futuro, e il suo ultimo disco è da considerarsi quasi un esordio.
"We Are Monster" è un album molto particolare, incensato dalla critica musicale internazionale e additato come miglior disco elettronico del 2005, e in effetti è un bel disco, mosso, leggero, innovativo ed estremamente gradevole. Tutto è già chiaro fin da "Schrapnell", dove l'elettronica è quantomai vicina al pop e al rock, pur non diventandolo: sentori
Primal Scream e anche vaghi elementi di ricerca, tracce di un passato Idm che sta alla techno come il kraut-rock sta al rock.
Incuriosisce sempre questa tendenza delle più nobili produzioni techno-house a toccare corde melodiche, ad ambire al pop; Isolée ci prova in maniera marcata anche in "Today", che sorprende con chitarre elettriche (campionate?) e nulla ha di techno se non le liriche (l'immaginario astronomico-retrò è il
topos di tutto il techno-pop da quando fu rispolverato da
Air e
Daft Punk, che si espliciti in parole o meno). Ma i pezzi migliori sono ben altri: Isolée è in grado di stupire l'ascoltatore arricchendo le sue composizioni con suoni originali (cosa sempre meno scontata in un esercito di produttori armati degli stessi software per comporre), in maniera naturale e non costruita, e snocciola piccoli capolavori come "Enrico": ritmica techno-funk
à-la Dfa, una parte vocale fatta di inspirazioni, brevi gemiti, parole spezzate, che donano al pezzo un'atmosfera ambigua. Questa è musica proveniente da una pista da ballo situata in qualche anfratto del sistema idrico metropolitano, o qualcosa del genere.
"Face B" è invece un brano oscuro, giocato sulla sovrapposizione di casse stile Alter Ego e singoli allungamenti di tastiera (Derrick May saluta la folla) modulati in modo da sembrare vento e voce.
E' una certa soddisfazione poter cogliere queste finezze in una musica che viene bollata come da ballare e basta, ma ha molto da dire a livello tanto musicale quanto musicologico. Su un versante prettamente sonoro, Rajko Müller infila la cantatissima "Jelly Baby Fish", incrocio improbabile tra Metamatic e Basement Jaxx; "My Hi-Matic": base programmatica, veloce, ascendente, "matic" appunto, su tema melodico soffuso e flautistico e stacchi di casse seri e gommosi; c'è persino una composizione degli
Underworld per signorine intellettuali (come me): cerebrale, Idm, techno da salotto che si evolve lentamente secondo percorsi ignoti e sorprendenti ("Maedchen Mit Hase"). Cercando una diversa chiave di lettura, il gioiello minimale e sincopato che è "Pillow Talk" spiega come la metronomica e regolarista techno, apprezzata dai non ballerini al massimo come esercizio stilistico, sia tutt'altro che incapace di procurare quel moto dell'animo che ogni ascoltatore ha il diritto di chiedere alla musica.