Frida Hyv÷nen

Until Death Comes

2006 (Secretly Canadian) | songwriter

Piccole, fragili canzoni, dalla Svezia. Un pianoforte, una voce un po' donna e un po' bambina e i santini di Laura Nyro e Joni Mitchell nella borsetta. E la morte, prima che sia tempo di cercarci, che se ne sta lì, buona buona, solo perchè a noi sia concesso (chissà perchè, poi?) di avere il gusto, in fondo un pò disperato, di esorcizzarla o di ingabbiarla tra la melodia e il ritmo. La biondina Frida ci prova lungo tutte e dieci le composizioni, alternando momenti di ariosa distensione ad altri in cui le zone d'ombra, che nascondono un'inquietudine tutta femminile, impediscono alla luce di smantellare il mistero, o almeno di renderlo meno opprimente.

Un piano saltellante, una voce leggera eppure già sicura di sé ("I Drive My Friend"): in fondo, ci mette poco per materializzarsi in tutto il suo fascino privato "Until Death Comes" e, quando l'umore trasognato di "Djuna" ci avvolge, abbiamo l'immediata sensazione che, pur essendo un disco piccolo piccolo, si debba, comunque, trattarlo al pari di un'opera già matura. L'incanto dell'elegia traspare in tutte le sue sfumature emozionali in "Valerie", i vuoti si alternano ai pieni in "You Never Got Me Right", la forza della memoria riconquista i suoi territori in "Once I Was A Serene Teenaged Child" ("once I was a serene teenaged child / once I felt your cock against my thigh") e il piano culla la voce (o viceversa) nella dolente "N.Y.". Ed è sempre tutto un vortice di contrasti apparentemente insanabili, eppure, miracolosamente già avviati verso una pacificazione. Non meravigli, quindi, la grazia che pervade la voce in "Today, Tuesday", mentre le parole si fanno gravi e meditative.

Poi, in fondo, ci sono sempre quelle marcette à-la Joni Mitchell ("The Modern"), oppure certo soul-pop rinvigorito dai fiati ("Come Another Night") a farci un pò di compagnia dentro questa marea di emozioni contrastanti. E, pur lasciandoci in preda alla tristezza più profonda e viscerale, sulle note trasportate con delicatezza di una "Straight Thin Line" che prende di petto e guarda dritto negli occhi quella cosa chiamata anoressia, la sensazione è di quelle che davvero non sai spiegarti. Come quando - a chi non è mai successo? - la gioia è così prossima al delirio che un certo tuffo al cuore ne ha già macchiato la purezza.

(14/10/2006)

  • Tracklist
  1. I Drive My Friend
  2. Djuna!
  3. Valerie
  4. You Never Got Me Right
  5. Once I Was A Serene Teenaged Child
  6. Today, Tuesday
  7. Come Another Night
  8. N.Y.
  9. The Modern
  10. Straight Thin Line
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