Placebo

Meds

2006 (Virgin) | pop-rock

Vi sono album brutti, altri inutili: "Meds" è più inutile che brutto. Confesso che l'ascolto estivo di "First Day", in cui Molko prestava la voce a Timo Maas in un brano che più electro non si può, nonché talune digressioni immortalate nel cover bonus cd di "Sleeping With Ghosts" che seguivano la stessa direzione, avevano generato in me l'erronea convinzione che i Placebo fossero pronti al gran salto nei territori dance, spiazzando tutti con qualche hit in "quattro quarti" che mettesse da parte le chitarre a favore dei sintetizzatori. A giudizio di chi scrive, Brian ha nelle sue corde una simile trasformazione, e in più di una circostanza le sue parole sembravano assecondare quest'intenzione. Invece no, ci troviamo di nuovo a chiosare sull'ennesimo disco di chitarra-batteria-basso del trio, nel quale drum machine e tastiere svolgono il solito ruolo di comprimarie, come se le soluzioni in quest'ambito fossero sterminate, come se un songwriting che non si è mai distinto per varietà stilistica possa, in ogni circostanza, compensare i limiti che il reiterato utilizzo della medesima formula inevitabilmente pone. E questo è un problema che coinvolge qualunque artista che superi la prova dei primi due lavori (davvero eccellenti, in questo caso), ha cioè poco a che vedere con le (a)critiche che usualmente sono rivolte ai Placebo, dipinti come dei fighetti stereotipati secondo gli stilemi suggeriti da Mtv.

Ho sempre pensato che il trio londinese fosse una rock band a tutti gli effetti, capace di spunti vigorosi e di comporre canzoni accattivanti sulla scia di un glam-pop su tinte dark, che ha prodotto due album di buon livello ("Without You I'm Nothing" è anche qualcosa di più) e un accettabile disco di transizione. Ma poi? Con "Sleeping With Ghosts" la scrittura, già prima non sempre smagliante, mostra la corda, e la riverniciatina fornita dai nuovi (?) arrangiamenti non basta a nascondere gli evidenti vuoti creativi. Un disco per metà ascoltabile e per l'altra metà da dimenticare, che è tuttavia riuscito nell'impresa di vendere un milione e mezzo di copie, grazie alla consueta e oculata politica dei singoli e dei video, nella gestione dei quali il loro entourage è maestro.

"Squadra che vince, non si cambia", recita un antico adagio calcistico, ed è quello che devono aver pensato Molko e soci cimentandosi nella loro quinta prova. E allora bando al coraggio, e sotto con la fiera dell'autocitazionismo, che spazia (si fa per dire) da pezzi tirati tutto sommato passabili ("Because I Want You", "Drag"), alla riproposizione delle tinte di "The Bitter End", che prendono stavolta le fattezze, manco a dirlo, del nuovo singolo "Song To Say Goodbye", la cui unica nota originale è data dall'essere piazzato in fondo all'album. Abbiamo poi canzoni buone per infiammare le rock arena adoranti in vista dell'imminente tour ("Meds", con VV dei Kills in veste di special guest femminile, e "Infra-red"), e le immancabili ballate per accendini Bic e cellulari d'ultima generazione ("Follow The Cops Back Home", "In The Cold Light Of Morning"), mentre in mezzo troviamo un impalpabile duetto a due movimenti con Michael Stipe ("Broken Promise") e le pavide, ormai consuete concessioni alla tecnologia ("Space Monkey", "Blind"), in cui il buon Brian non rinuncia tuttavia a infilare il fatidico chitarrone, a mo' di polizza assicurativa contro i cali di vendita.

A questo punto, non resta che attendere il nuovo disco di platino, o in subordine l'inaspettato flop che avrebbe il pregio, forse, di smuovere le acque: a scanso d'equivoci, io tifo per la seconda ipotesi. Consigliato solo ai fan.

(22/12/2006)



  • Tracklist
  1. Meds
  2. Infra-red
  3. Drag
  4. Space Monkey
  5. Follow The Cops Back Home
  6. Post Blue
  7. Because I Want You
  8. Blind
  9. Pierrot The Clown
  10. Broken Promise
  11. One Of A Kind
  12. In The Cold Light Of Morning
  13. Song To Say Goodbye
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