Tiga

Sexor

2006 (Pias) | house

La politica di un nuovo singolo ogni due mesi ha funzionato: ora il deejay-produttore Tiga è abbastanza celebre da farsi desiderare, tutti lo vogliono, tutti lo cercano, lui li accontenta. L'attesa che si è creata nel tempo per l'uscita del suo primo album con brani inediti fa emergere delle forti contraddizioni quando ci ritroviamo il disco davanti. Se da un lato il disc-jockey canadese ha ritenuto quasi obbligatorio inserire le sue hit più famose, dall'altro non si è smentito avventurandosi in esperienze sonore più sperimentali rispetto a quelle che ormai hanno delineato il Tiga-style. Del resto, l'atipicità del prodotto di Tiga è sotto gli occhi di tutti: è un disco di musica house, ma invece di remix, Tiga crea cover. Lui è il dj, ma canta. House da club, piatto da cui si nutriranno disc-jockey di ogni nazione, certo, ma tra i ringraziamenti non potranno mancare Public Enemy e Nine Inch Nails. Contraddizioni? Forse, ma potrebbero anche essere i soliti scherzetti di Tiga, questo burlone che sta cercando di mettere la testa a posto.

"Sexor" è un album spensierato, che cerca di scampare alla pressione a cui è sottoposto da tempo. È un album decisivo per la carriera di Tiga, che tanto bene ha assemblato i mattoncini della sua fama, e che ora sceglie di mettere una pietra un po' più pesante sul suo muretto. O la va o la spacca.
E' il suo primo long-playing, e ha deciso di cantarlo tutto lui. Un po' di tremarella è inevitabile. Meglio indossare il vestito buono e trattare bene i clienti. Un po' di applausi finti di studio, qualche rumorismo di fondo e la voce robotizzata del nostro che ci saluta con il tappeto rosso. "Welcome to Planet Sexor, where imagination rules the nation".

Un respiro profondo, Tiga prende coraggio e accende il mixer: "Far From Home" è una ballata di pop elettronico molto easy-listening, roba da aperitivo, composta forse senza molte pretese, ma a suo modo un piccolo gioiellino. E poi via, inizia lo show, un singolone dopo l'altro, dove non resta altro che scegliersi la più bella. Quale preferite? La scanzonata, irriverente e catchy "You Gonna Want Me", la seriosa e catartica "Louder Than A Bomb", o l'anthem ormai leggendario di "Pleasure From The Bass", elogio delle quattro corde nell'epoca del computer.
Rischia quasi di passare inosservata in questo piccolo greatest hits "High School-Jamaican Box", un brano breve ma molto trascinante, tutto da ballare, infarcito di beat ma decisamente melodico. Il nuovo corso di Tiga è decisamente più "radiofonico": la durata dei brani si riduce e rientra nel formato-canzone. Anche i suoni sono più accessibili di quelli, ad esempio, usati per i precedenti lavori di mixing come "Dj Kicks".

Dopo un piccolo check-up di computer e microfono ("Who's That"), il menu ci offre un piatto interessante e sicuramente da assaggiare. "Down In It" dei Nine Inch Nails. Minimale, essenziale, inquietante, con tastieroni di solenne new wave alla Ultravox a fare da scudo al battito, discreto, che scorre in sottofondo. Forse Reznor apprezzerebbe la spettralità della voce calma e posata di Tiga, gran cerimoniere di questa messa nera che suona sotto le sue dita. È l'amore per gli anni 80, quello che Tiga non potrà mai nascondere, a rendere un capolavoro questo pezzo.
Mostrano il fianco invece la riflessiva "The Ballad Of Sexor" e, soprattutto, "Good As Gold", ultimo singolo scelto (male) dal nostro e accolto altrettanto tiepidamente nei club. Se non fosse per un remix ad opera dello scudiero Zdar, "Good As Gold" resterebbe un brano in cui Tiga cerca di aprire un'altra strada da percorrere per il futuro. Lo sapevamo, gli piacciono le metamorfosi. Si è riciclato splendidamente dall'electro-clash puro alla dance mainstream, ma forse è meglio che non bruci le tappe così in fretta…

Recuperiamo decisamente fiducia con "Burning Down The House", un'altra cover dal sapore eighties (l'originale è dei Talking Heads), un bel brano house possente, dove il vocoder fa la sua gran figura, trasformando la voce di Tiga in un vocalist di discoteca che invita i presenti sulla pista. Che l'abbia ripescata anche solo per dire "house" con tanta enfasi? Conoscendolo, è probabile… comunque sia, splendida rinfrescatina in salsa electro-clash (oh Susanna!) per questo vecchio hit, che subì già qualche anno fa un trattamento analogo dai Cardigans (con la collaborazione di Tom Jones).

Siamo quasi verso la fine, ma non siamo ancora convintissimi. Tuttavia, chi ha amato il Tiga dei remix di Soulwax, Thomas Andersson etc. non potrà non entusiasmarsi con "3 Weeks", omaggio del giovanotto di Montreal ai suoi fan della prima ora, con uno di quei pezzi duri e puri, dronici, ritmici, dove si batte il piedino per terra. La più ordinata, la più techno, la più trascinante. "3 Weeks" è forse il miglior brano inedito dell'album, assemblato con una precisione favolosa, frutto dell'esperienza in questi ambienti sonori accumulata dal canadese in questi ultimi tempi. Forse il pop può aspettare.
Chiude l'album "Brothers", cavalcata funk che serve più ad assecondare la vena da cantante scoperta da Tiga che ad altro. Ballabile e smaccatamente pop, anche se non fa impazzire. Molto bella invece la ghost-track, che con un ritmo essenziale e un synth discreto disegna atmosfere da spiaggia di Ibiza.

Il primo disco di Tiga è un riassunto della personalità di questo artista, dal potenziale enorme e dal gusto insieme raffinato e trascinante. Il giovane canadese si rivela ancora una volta di un eclettismo notevole, oltre che una perfetta macchina da singoli. In fondo, tante piccole perle formano una splendida collana. "Sexor" forse ha qualche filo debole, ma in una serata di gala la sua figura la fa, eccome.

(22/12/2006)

  • Tracklist
  1. Welcome To Planet Sexor
  2. Far From Home
  3. You Gonna Want Me
  4. High School - Jamaican Box
  5. Louder Than A Bomb
  6. Pleasure From The Bass
  7. Who's That
  8. Down In It
  9. The Ballad Of Sexor
  10. Good As Gold - Flexible Skulls
  11. Burning Down The House
  12. 3 Weeks
  13. Brothers
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