Volcano!

Beautiful Seizure

2006 (Leaf) | art-rock

Uscito lo scorso anno in patria, con l’avvento del 2006 giunge anche nel resto del mondo "Beautiful Seizure", disco d’esordio del trio chicagoano Volcano! (Aaron Smith voce e chitarra, Mark Cartwright basso, synth e laptop, Sam Scranton percussioni e batteria). La definizione che maggiormente si adatta a descrivere la musica della band è quella di art-rock: i brani sono scossi da continui fremiti e hanno un impianto e una natura "rock" sulla quale il gruppo innesta le intuizioni di altre band contemporanee e maggiormente sperimentali (Animal Collective, Xiu Xiu, Microphones).

Detto ciò, le influenze più evidenti sono due. La prima è quella dei Radiohead: anzitutto nel canto, che deve tantissimo a Yorke (ma non solo, come vedremo in seguito), sino a sfiorare il plagio di stile in alcuni passaggi; poi, a tratti, nell’incedere delle melodie e dei crescendo sonori; infine, e soprattutto, nel piglio esistenziale della band, che spesso somiglia a quel che sarebbero potuti essere i cinque di Oxford se anziché darsi all’elettronica avessero iniziato a suonare "rock" (rimanendo dunque sulle chitarre e sostituendo con un piglio sporco e quasi "noise" una buona dose di componente melodica).

La seconda è quella dei Pere Ubu e non si riferisce al modo di comporre dei volcano!, ma è legata al tentativo di ripresentarne due caratteristici elementi: i latrati schizoidi di David Thomas e il genio strepitante di Ravenstine. "Easy Does It" è la riproduzione sonora di quanto detto. Due colpi di bacchette danno il via a un tornado sonoro rumorista, tra i lamenti di Smith, le chitarre ad alto volume spremute e distorte, i colpi violenti di batteria che pian piano iniziano a condurre una linea e l’inesorabile lavoro di Cartwright, addetto al rumore. Le esplosioni si spengono in una litania per chitarra e tuba, il canto procede ubriaco, alterato, lirico, fino a scoppiare e rompersi in attacchi epilettici e paranoici in concomitanza con lo scoppio degli strumenti. Quando tutto sembra finire, le chitarre ripartono di nuovo, vorticose, memori più che mai di Greenwood (e dei pezzi più tirati e distorti di "The Bends"), poi zittiscono mentre il piagniucolio yorkiano di Smith si spegne su uno sfondo vagamente jazzato.

Il giro di chitarra di "Fire Fire", prima esitante, poi epico, è uno di quei momenti che valgono l’ascolto di un intero disco. La melodia dolce parla al cuore e naviga nel territorio emozionale degli Xiu Xiu di "Sad Pony Guerrilla Girl". Improvviso giunge, sotto i colpi di una batteria precisa e inistente, un momento quasi hip-hop, rotto a metà da un notevole squarcio elettronico, prima che nel finale distorto si fondano chitarrismo ed elettronica. I brani sono mutevoli e differenti. "$40,000 Plus Interest" è un dilatato ed evocativo paesaggio per sussurri e morbida psichedelia, il tutto quasi bucolico, non fosse disturbato oltremodo dall’impianto sonoro che si evolve in cascate di tremolii, prima di un tenero colpo di coda chitarra e voce. Il canto ispanico di "La Lluvia" (il più consistente intermezzo del disco) conduce a una coltre di rumore da cui esce viva la chitarra straziata di "Red and White Bells": il brano, recitato con piglio nervoso, è mosso da un torbido spasmo "rock", con il lirismo del canto che somiglia a un Tim Buckley più terreno. L’infinito tormento scivola prima in una soffice parete per campanelli e inciso epico, pure scossa dal delirio di guaiti di Smith, poi in una addolorata coda rumoristica.

"Apple or a Gun" è uno dei pezzi cardine. Un lampo di elettronica lacera l’intro e innesca la carica danzereccia: ne nasce un disco-punk irruento e scosso, sobbalzante su scosse di chitarra, la struttura concentrica che rende al meglio un brano ricco e immediato al tempo stesso. Dopo due numeri meno incisivi seppur piacevoli e riusciti (la chitarra arpeggiata e sofferta della dilatata e buckleyana "Frozen in Escape", e lo strumentale "Hello Explosion", per spazzolate di chitarra, tonfi, fisarmonica e piglio desolato), la chiusura torna al livello, davvero alto, del resto del disco. "Pulling My Face In and Out of Distortion, I Blink Too Much" parte da un incipit saltellante, quasi festoso, sicuramente di buonumore, prima di sbandare su lande meno prevedibili, con una sezione di corni a staccare imperiosa su dolci arpeggi di chitarra, melodia e rumore a fondersi in cumuli di grandeur. Le prime note del brano chiudono poi il disco.

"Beautiful Seizure" è un lavoro assai bello e assai interessante al tempo stesso, che si pone lungo territori poco esplorati e ricchi di fascino, ben confenzionato e ben suonato, ricco di idee e di talento. L’unica critica che si può fare ai volcano! è quella di essere un po’ troppo debitori verso gli standard di riferimento, ma stiamo parlando di una band che, per le potenzialità espresse, è in odore di capolavoro. Trattasi comunque di uno dei migliori act di inizio anno.

(21/03/2006)

  • Tracklist
1. Kalamazoo
2. Easy Does It
3. Fire Fire
4. $40,000 Plus Interest
5. Larchmontt’s Arrival
6. La Lluvia
7. Red and White Bells
8. Apple or a Gun
9. Frozen in Escare
10.Bifore the Suburbs
11. Hello Explosion
12. Pulling My Face In and Out of Distortion, I Blink Too Much
Volcano! su OndaRock
Recensioni

VOLCANO!

Piņata

(2012 - The Leaf Label)
Il trio chicagoano riattraversa il mix sonoro dei primi due lavori, alla ricerca di umori e soluzioni ..

VOLCANO!

Paperwork

(2008 - Leaf)
Contorto, sgangherato eppure pop. Il trio più disorientante del momento alla seconda prova

Volcano! on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.