A seguire l’esordio omonimo (Lp inciso su un lato solo) e la partecipazione alla raccolta (sempre vinile, sempre una sola facciata) “Pisspounder” , i quattro di Brooklyn finalmente esordiscono in grande stile (Cd + Dvd) nel digitale. Strampalati i formati, strampalato il nome (Aa o più semplicemente Big A little a) e più che strampalata la strumentazione: tre batterie e un synth analogico. Farsi un’idea piuttosto azzeccata del loro sound non è difficile, si tratta di materiale percussivo. Ritmi ora più tribali, ora più rallentati, talvolta melodici, talvolta adatti a sostenere un cantato collettivo a metà tra la declamazione e la rima hip-hop.
Con queste basi il risultato potrebbe essere uno sbrodolamento infinito, un impasto informe senza capo né coda, una musica che diverte di certo i musicisti ma che non coinvolge altrettanto l’ascoltatore. Ma c’è una vena pop a salvare la situazione, una tendenza alla strutturazione che aiuta a comprimere il tutto in svelti bozzetti melodici da due minuti l’uno.
Terzomondismo urbano.
13/07/2007
13/07/2007