Agghiastru - Incantu

2007 (Inch Productions)
alt-folk, songwriter

Michele "Agghiastru" è il nome di battaglia di un artista siculo attivo già da una buona decina d’anni. Dapprima in gruppo con esperienze black-metal (notevoli gli Inchiuvatu), quindi con numerose collaborazioni del sottobosco rock siciliano (con ascendenza gothic), Agghiastru si è finalmente dato al progetto solista. "Incantu" catalizza così tendenze e modi d’espressioni che sono anzitutto legati alla terra d’origine (dialetto stretto, umore sanguigno, solfeggio folk), ma indirizzandoli verso canali espressivi che fuoriescono dagli ambiti strettamente folkloristici, per darsi a canzoni umbratili e traviate da una forte melanconia. I riferimenti d’obbligo sono anzitutto il Nick Cave di "The Good Son" (o i Black Heart Procession) e il De André di "Amico fragile" e di "Creuza De Ma" (o Cesare Basile).

"Tintatu", "L’incantu", "Stravia", e poi ancora "La stanza" e "Ferru & Focu", sono canzoni che cumulano un effetto mortificante, citando Radiohead e inserti folk-rurali, scampoli di Morricone, vaghi toni flamenco ("La stanza", quasi Jobim), impasti acustici (soprattutto tra organo, chitarra acustica e fisarmonica) che aumentano con levità la mestizia dei ritornelli, valzer noir stridenti a incastonare atmosfere stridule. "Ferru & Focu", in particolare, svetta sul resto per i suoi accenni di delirio fatalista, e "Tintatu" diventa via via ninnananna spettrale, pregna di un wall of sound agrodolce dai toni rilucenti. Su tutto regna il cantato dialettale strascicato, grave, ferito (ma pur sempre melodico) di Agghiastru.

"Rosa" si distingue per i suoi arrangiamenti appena palpitanti (nota tenuta dissonante, incisi di piano naturalistici alla Sakamoto), a mutare verso la soundscape impressionista, con drone atmosferico e recitazione a braccio, per poi tornare ai pieni connotati di canzone (acustica folksy, batteria con spazzole, accordi di piano). "Sangu" attacca con batteria quasi punk e canto-formula magica da santone in trance, con puntelli di dissonanze electro, ad arricchirsi di stacchi musicati per organo e piano e di eleganti battimenti cacofonici. "Carennu" strazia ulteriormente gli ingredienti del cantautore: tono da Black Heart Procession (ma sottotono, sottovoce), sezione ritmica al ralenti, chitarra funerea, piano sbiadito, canto soffice. Chiudono i cori di fisarmoniche di "Amorte", a ospitare un recitativo declamato a mezza voce (una specie di versione intristita della chiusa del "Rain Dogs" waitsiano).

Poco emerge con reale convinzione stilistica, ma - nell’insieme - fa la dignitosa figura del ponte mobile tra impressionismo inquieto e afflizione popolana, non dimentico di sovrastrutture dialettali e personificazioni teatranti. Gran lavoro, al limite del certosino, su sound e produzione, a colpire con bieca insistenza i più vieti luoghi comuni del poetare decadente del Sud. Agghiastru significa ulivo selvatico, proprio come quello allegato - rinsecchito - al primo demo "Straviari". Bonus: "La morti", "Addisiu", "Unia", "Curu", "Scuru", e l’extra "Vitti ‘na crozza".

Tracklist

  1. L’incantu
  2. Sangu
  3. La stanza
  4. Carennu
  5. Rosa
  6. Ferru & Focu
  7. Tintatu
  8. Paria
  9. Stravia
  10. Suli
  11. Amorte

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