Darren Hayman

Darren Hayman And The Secondary Modern

2007 (Track & Field) | alt-pop, songwriter

Darren Hayman, nella seconda parte degli anni Novanta, aveva raggiunto, quale leader e mente pensante degli Hefner, anche grazie al disinteressato ed entusiasta contributo del mai troppo rimpianto dj radiofonico John Peel, una certa fama e popolarità quando, all’alba del nuovo millennio, con una mossa inaspettata e non poco azzardata, causata da un subitaneo quanto inspiegabile amore per tastiere e sintetizzatori vintage, aveva deciso di sciogliere la band e dare il via a una serie di progetti per lo più un po’ sconclusionati e privi di costrutto che lo hanno portato, nel corso degli anni a cimentarsi con il synth-pop e l’elettronica (The French) e, successivamente con una carriera solista avara di picchi e di successi e piuttosto in sordina.

Il nuovo lavoro, scritto e inciso in pochi giorni, in uno studio situato sopra un negozio di strumenti musicali e con l’apporto di una nutritissima schiera di ospiti; nonostante il titolo possa essere fuorviante, è, a tutti gli effetti, il suo secondo album solista.

Come nei precedenti lavori, anche in “Secondary Modern” il punto di forza della scrittura del nostro rimangono, ancora una volta, i testi, così concreti e coinvolgenti da sembrare tanti piccoli bozzetti di vita vissuta: racconti brevi ma dettagliatissimi, degni di un Carver della provincia inglese. E così, nelle nuove dodici canzoni qui contenute, si passa da storie d’amore tra professori delle scuole superiori a serate spese al pub a partecipare a quiz di quartiere, da ragazze che si chiamano Rochelle a uomini che non riescono ad accettare l’idea di una separazione, fino ad arrivare a racconti di partite di biliardo svoltesi negli anni Ottanta e inni elevati alla famosa polo con il coccodrillo. Il tutto con lo humor e la leggerezza che ha sempre contraddistinto la scrittura di Darren Hayman.

Musicalmente, poi, questo album risulta un po’ la quadratura del cerchio che Hayman andava cercando da ormai troppo tempo: il ritorno prepotente del suono “Hefner” (una gustosa miscela di brit-pop, country e folk, per intenderci), perfettamente amalgamato con un uso delle tastiere e dell’elettronica che, seppur in maniera più sommessa e meno invadente rispetto alle precedenti deludenti prove, rimangono sempre piuttosto in evidenza.

Se qualche caduta di tono si può riscontrare (il terrificante intermezzo di sassofono nell’iniziale “Art And Design”, o l’arrangiamento troppo anni Ottanta di “The Wrong Thing”), i brani, per lo più, sono di ottima fattura: anche se i picchi risultano “Let’s Go Stealing”, che sarebbe potuta essere una classica canzone degli Hefner, ed “Elizabeth Duke”, dove l’ukulele e un delicato violino convivono in perfetta armonia con un elegante arrangiamento basato sui sintetizzatori, in tutti i brani risulta evidente quanto lo stile musicale di Hayman si sia arricchito.
Dal synth-pop di “Pupil Most Likely”, impreziosito dal dolcissimo suono del corno francese, fino al mandolino che la fa da padrone in “Higgins vs Reardon”, o ai brani più smaccatamente country-folk, quali “She’s Not For Me”o “The Crocodile”, quasi tutto il lavoro risulta efficace, misurato ed equilibrato.

In definitiva, un album convincente e coinvolgente che regala, a chi abbia avuto ancora la pazienza di aspettarlo, un Hayman di nuovo in forma, capace di coniugare la sua smania per il pop sintetico con la grande capacità cantautorale e la passione folk degli esordi. 
E recuperare un talento minore, ma valido e prolifico come Darren Hayman, alla causa del pop inglese non è, di questi tempi, un risultato da sottovalutare.

(04/01/2008)

  • Tracklist
  1. Art And Design
  2. Rochelle
  3. Elizabeth Duke
  4. Straight Faced Tracy
  5. The Pupil Most Likely
  6. Let's Go Stealing
  7. Higgins Vs. Reardon
  8. The Crocodile
  9. She's Not For Me
  10. The Wrong Thing
  11. Apologise
  12. Nothing In The Letter
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