Frida Hyv÷nen Gives You

Pudel (Music From Dance Performance)

2007 (Licking Fingers) | songwriter

Frida Hyvönen Gives You è la denominazione del nuovo percorso parallelo intrapreso dall'omonima cantautrice svedese, fondato essenzialmente sull'utilizzo propriamente accademico di alcune "b-side" pianistiche del suo giovane repertorio. Trattasi, come per l'esordio, di un ibrido cantautorato di stampo classico: immaginate una Laura Nyro che compone un musical romantico o la Carole King di "Writer" in versione ancor più cadenzata.

La nostra giovane promessa ha deciso di orchestrare a modo suo parti originariamente ideate per lo spettacolo teatrale "Pudel", commissionate nel 2005 dal coreografo Dorte Olesen. "Intro" e "Outro" sono due cantilene campestri, canticchiate saltellando allegramente su una stradina malridotta; due filastrocche spensierate a racchiudere otto ballate che portano con sé il profumo della Broadway di un tempo, lambendo un estremo conforto nel vecchio romanticismo newyorchese, quello capace di illuminare gli ultimi piani degli antichi palazzoni della Cinquantaduesima strada, tra la quinta e la settima Avenue, laddove a brillare erano solo le sagome cortesi di un corpo di ballo. In tal senso, non è un caso che sia proprio la melodia di "Came A Storm" ad aprire e chiudere Pudel, la sesta traccia del disco è semplicemente un tocco alieno sulla restante produzione, qualcosa che richiama i gemiti sdoppiati della grande Judee Sill, quella ritrovata alcuni anni fa da sua maestà O' Rourke in "Dreams Come True - Hi, Love You Right Heartily Here". 

Tutto il resto è un cocktail elegante, a tratti un po' pomposo, di suadenti variazioni, ora esaltate da uno stuzzicante violino ("Fall Is My Lover"), ora lussureggiate da un coretto tipico delle giovani compagnie d'opera neoclassica ("Oh! Oh!"). In tutta questa kermesse coreografica, Frida decide di porsi in "Paus Piano" al centro dell'attenzione, lasciando tutto il resto fuori dalla stanza, mentre in "New Messiah" fa l'esatto contrario, avvolgendosi nella sua piccola orchestra, tra tube, clarinetti, fisarmoniche e contrabbassi. Canzoni che diventano caramelle, soprattutto quando la talentuosa pianista abbandona l'acerbità tonale dell'esordio, lasciandosi trasportare eccessivamente da variopinte infarinature melodiche, le stesse che conducono, in "This Night I Recall", a qualcosa di già sentito, tutt'altro che spiazzante.

Se in "Until Death Comes" l'attitudine era quella di coinvolgere e coinvolgersi, magari con un antico Muchard bianco a muro, in "Pudel" nascono nuovissime esigenze, tese al raggiungimento di un'esaltazione più corposa, capace anche di far cadere la giovane promessa in un limbo di insipidità creativa; fortunatamente, questa tessitura non è il ricamo globale del disco, ma solo un contorno periferico mal riuscito.

Cavalcare l'onda di un discreto successo indie, riformulando un percorso fatto di trame maliziose, cucite interamente dal piano in perenne agitazione, è stata senz'altro un'ottima idea, soprattutto se a queste cuciture vengono associate nuove colorazioni in partiture orchestrali.

Le nuove modellazioni canore hanno aumentato, se non altro, la stima e la fiducia verso questa dolcissima ragazza svedese dalle belle speranze, capace anche di divincolarsi in ambientazioni classiche, fuggendo momentaneamente da quella che è la sua vera identità cantautorale. Una sufficienza che torna a gonfiarsi di cinque decimi, con la speranza che la prossima mossa sia quella giusta, affinché venga ripulito l'intero contesto da quei piccoli cumuli di esaltazioni spropositate, regalandoci, finalmente, la prima vera perla della sua (finora) brillante carriera.

(15/04/2007)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Fall is My Lover
  3. See How I Came On Town
  4. Paus Piano
  5. New Messiah
  6. Came A Storm
  7. Cricket
  8. Oh! Oh!
  9. This Night I Recall You
  10. Outro
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