Omar Rodriguez Lopez

Se Dice Bisonte No Bufalo

2007 (Gold Standard Laboratories) | prog, jazz-rock, tex-mex

Omar Rodriguez Lopez è un tipo che non si annoia di sicuro.
Non contento di essere in pianta stabile il chitarrista dei Mars Volta, e non completamente appagato dalle diverse collaborazioni intrattenute, di tanto in tanto dà libero sfogo alla propria dirompente fantasia alimentando un’interessante carriera solista.
I musicisti di cui si circonda sono quelli del solito carrozzone, quindi alla voce (in tre tracce, le altre sette sono strumentali) c’è Cedric Bixler Zavala, compare storico di Omar sin dai tempi degli At The Drive In, al basso c’è Juan Alderete De La Pena e agli effetti sonori Adrian Terrazas Gonzales (altri due membri stabili dei Mars Volta).
Dietro la batteria Omar ha invece fatto accomodare il fratello Marcel, anche se nell’ultima traccia il posto è di un altro ex compagno di viaggio, Jon Theodore.
Special Guest niente poco di meno che Mister John Frusciante, qui a ricambiare la presenza di Omar su alcuni suoi dischi e sull’assolo di "Especially In Michigan" da "Stadium Arcadium" dei Peppers.

"Se Dice Bisonte No Bufalo" prosegue sostanzialmente il percorso della band d’origine, un percorso contraddistinto da un forte eclettismo, dove lungaggini prog vengono spezzate da improvvisi guizzi hardcore, e sperimentazioni elettroniche si riversano lentamente in jam che giungono sino ai confini col free-jazz.
Rodriguez Lopez, pur provenendo da una famiglia (portoricana) di musicisti, è fondamentalmente un istintivo, senza grosse basi di teoria musicale, pertanto il suo stile è imperniato sulla sperimentazione e sull’improvvisazione; in pratica è più un creativo che un virtuoso, anche se di tanto in tanto il desiderio di totale libertà espressiva fuori dagli schemi sfora in un autocompiacimento fine a sé stesso.

Dopo la doppia introduzione di "The Lukewarm" e "Luxury Of Infancy" (con uno scintillante intarsio di chitarre tutte suonate da Rodriguez), il primo vero pezzo compiuto e cantato dell’album è "Rapid Fire Tollbooth", dove per la prima volta incontriamo la voce di Cedric Bixler Zavala, e l’impressione è di aver messo su un disco dei Mars Volta, anche perché il brano è stato suonato più volte dalla band americana in recenti apparizioni live; i ben informati dicono che un’ulteriore versione dovrebbe finire sul prossimo album dei Volta.
"Thermometer Drinking The Bussness Of Turnstiles" offre il versante più sperimentale e cosmico del disco, con effetti sintetizzati astratti da space rock, perfetti per fungere da introduzione alla splendida title track.

"Se Dice Bisonte No Bufalo", forse la vetta compositiva dell’album, è una suite suddivisa in sezioni, con un incipit molto pinkfloydiano, imperniato su note di pianoforte, sul quale si innesta la voce di Cedric trattata e modulata come fosse un ulteriore strumento; dopo il secondo epico ritornello si staglia un meraviglioso duetto piano-chitarra che caratterizza la seconda metà del brano.
"If Gravity Lulls, I Can Hear The World Pant" è un altro intermezzo ambient/elettronico, preludio a "Please Heat This Eventually", uno strumentale ad altissimo contenuto energetico, una vera e propria piece free-jazz dal groove irresistibile, con tutti i musicisti al massimo della forma, e una nota di merito da assegnare al formidabile rincorrersi di chitarra e sassofono, al bell’assolo di basso e al protagonismo del clarinetto nella parte finale.
Sembra di trovarsi nel bel mezzo di quei frenetici inseguimenti automobilistici da telefilm americano: fuochi d’artificio.

Dopo una simile tempesta di suoni, arriva la provvisoria ventata di calma rappresentata dagli ulteriori aromi pinkfloydiani di "Lurking About In A Cold Sweat", che si riversa in "Boiling Death Request A Body To Rest Its Head On", ovverosia il saloon di Mexico City dove si conclude l’inseguimento automobilistico di cui abbiamo scritto sopra. E’ un ulteriore cambio di direzione dai sapori un po’ latin/tex-mex e un po’ spy-story, punteggiati da un sax superbo e da ritmi in crescendo, eccellente rielaborazione del Santana degli esordi.

Il nemico ci bracca, cerchiamo di rifugiarci nel saloon nascondendoci fra la folla, ma c’è davvero poco da fare quando giunge la mitragliata conclusiva in "La Tirania De La Tradicion", che ci lascia inermi a terra, affogati in un hardcore punk che è la cosa più vicina agli At The Drive In mai composta finora dai suoi ex.
Si tratta dell’ultimo colpo del disco, giunto proprio quando sembrava non potessero esserci più sorprese. E invece Rodriguez Lopez & Co. non abbassano un attimo la guardia dando una sferzata dietro l’altra e riuscendo a stupire continuamente l’ascoltatore con accostamenti inusuali e trovate azzeccate.

A tratti può sembrare un lavoro confusionario, ma dentro ci sono tante di quelle idee idee e stili sapientemente miscelati da far impallidire la stragrande maggioranza delle band in circolazione. Una bella iniezione di vitalità dopo la stasi degli ultimi lavori dei Mars Volta.

(24/10/2007)

  • Tracklist
  1. The Lukewarm
  2. Luxury Of Infancy
  3. Rapid Fire Tollbooth
  4. Thermometer Drinking The Bussness Of Turnstiles
  5. Se Dice Bisonte, No Bufalo
  6. If Gravity Lulls, I Can Hear The World Pant
  7. Please Heat This Eventually
  8. Lurking About In A Cold Sweat
  9. Boiling Death Request A Body To Rest Its Head On
  10. La Tirania De La Tradicion
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