Sieben

Desire Rites

2007 (Iceflower/ Trisol) | goth-folk

Sieben è il progetto pop(ular) del violinista Matt Howden, un aristocratico di campagna immerso nelle sottoculture metropolitane. Una specie di moderno Robin di Locksley che fa perdere le sue tracce in mezzo alle fronde di Sherwood e dal sottobosco pianifica le sue scorribande con diabolica puntualità (otto dischi dal 1999 ad oggi solo con questo monicker). Una "one-man orchestra", la sua, che articola la composizione sinfonica attraverso le cesure della forma-canzone, librandosi sospesa su quella sottile linea d’ombra che congiunge le sfiorite appendici sintetiche del dark-punk (nel suo giro di amicizie/influenze/collaborazioni troviamo Death in June, Current 93 e Sol Invictus nelle persone di Tony Wakeford e Sally Doherty), neo-classicismo (Matt è musicista diplomato e ha inciso tre dischi a suo nome in quello stile) e minimalismo (la forbice ridotta dei loop e la costante ripetizione di brevi frasi melodiche).

"Desire Rites" è un concept apotropaico: il tentativo di alleviare lo stato di separatezza spirituale dell’io assediato dalle ombre della tecnologia e del progresso, dal simulacro d’un desiderio proiettato esclusivamente verso l’esteriorità attraverso il possesso di beni aridi e illusori. Un rito propiziatorio che ha lo scopo di infrangere le catene del materialismo per liberare l’essenza vitale dell’uomo: un eros acceso e incontaminato, un piacere rimosso che si apre alla condivisione dell’altro da sé, una comunione di forze ataviche e collettive che si frappone all’alienazione dei "non luoghi" contemporanei. Non stupisce, infatti, che romanticismo e tribalismo, in quanto vettori utopistici e irrazionali, si compenetrino a quella che può essere letta come la colonna sonora ideale per un bildungsroman post-moderno in cornice goth-folk.

Howden non esita a fare tutto da solo (le melodie di violino modulate sui loop lanciati dal pedale, l’archetto pizzicato a mo’ di basso, il tam tam ottenuto percuotendone la cassa con le dita), né a mettere se stesso in primo piano (le iniziali "River Sheaf" e "Learn Some More Sense Howden" sono imperativi chiaramente autoriflessivi), ma sa allargare il suo chiaroscurale piano-sequenza fino a includere nella celebrazione anche il mondo esterno (la livida sensualità di "My Prize And My Punishment", la danza delle ore di "Rite Of Amends" , liturgica rimembranza di "Low"/Bowie/Eno).

L’opera raggiunge il suo snodo focale con "Missolonghi Sky", sintesi perfetta di classicismo neo-romantico e ritualità africana, citazioni da Byron e figure di danza della pioggia, Sisters Of Mercy e auto-inferti frantumi di un passato coloniale. "All En-Compassing Rite" ne amplifica gli arcani mesmerismi risucchiando nuovi adepti in un circolo di volteggi esoterici che "Rite For The Unfullfilled" vira nell’abbraccio cosmico e metafisico di "Communication Rite" (in cui il violino, suonato proprio come una chitarra, adombra il refrain di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", quasi a rivendicare l’idea di una comunione che non si esaurisce entro i confini della madre terra). "Desire Rite", un pow wow che getta un ponte di corda fra vecchio e nuovo mondo pagano, fra druidi e sciamani, è la catarsi finale, la libera evocazione del desiderio, la morte spirituale che prelude all’avvento di un uomo "a più dimensioni".
It’s safe to turn your computer off.

(23/01/2008)

  • Tracklist
  1. River Sheaf
  2. Learn Some Sense Howden
  3. My Prize My Punishment
  4. Rite Of Amends
  5. Rite Against The Right
  6. Missolonghi Sky
  7. Come To My Bed
  8. All-Encompassing Rite
  9. Rite For The Unfulfilled
  10. A Modern Hymn For The Religious
  11. Turn The Power
  12. Communication Rite
  13. Desire Rite


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