Sam Amidon

All Is Well

2008 (Bedroom Community) | alt-folk

Non si può far finta di niente quando si sente una voce così. Sam Amidon è stato dotato di una voce spessa e intensa, spontanea ma precisa, genuina ma di effetto. È una di quelle voci che si spera vengano ad augurarci la buona notte ogni sera, e una di quelle voci che si invitano per diffondere saggezza, conforto e messaggi preziosi. E, appunto, i 10 brani che compongono il secondo album solista – “All Is Well” - del fortunato ventiseienne sono gioielli di raffinata composizione, stesura e arrangiamento.

Sam Amidon nasce nel Vermont da due folksinger (l’album della madre Mary Alice prodotto dal figlio è di recente uscita), fino a 13 anni ascolta canzoni di musica tradizionale americana (ispirato da quel folk dei Monti Appalachi), suona il violino, canta con i genitori, il fratello e gli amici. La sensibilità per la melodia, dunque, non gli manca. I suoi orizzonti musicali si espandono quando si avvicina al jazz e al free-jazz, all’alt-rock e alle folksinger (in un’intervista Sam cita – fra gli altri - Miles Davis e Sun-Ra, Yo La Tengo e Cat Power), e soprattutto quando decide di trasferirsi a New York dove sperimenta generi e suoni con diverse formazioni. Lo vediamo suonare il violino o la chitarra con i Doveman, Stars like Fleas, Assembly, the Amidons, Nico Muhly, Childsplay, Wild Asparagus.
Nel 2007 sotto il nome di Samamidon tutto-attaccato pubblica il suo primo vero disco solista dal titolo “But This Chicken Proved Falsehearted”, ma è solo quest’anno che viene alla luce il suo primo vero album sotto il nome di Sam staccato Amidon, “All Is Well”, manifesto della sua abilità compositiva, di una voce che ha molto da dire e atto primo di una potenziale carriera.

Album – e dunque carriera – inaugurati da una vicenda che ha un che di piccola saga familiare, scommessa fra i fiordi islandesi di Valgeir Sigurðsson e i grattacieli che sanno di montagna di Amidon a New York. Il primo vive a Reykjavik ed è uno stimato produttore/discografico (non solo Bjork, ma anche Sigur Rós e Cocorosie), il secondo considera le fiddle tunes (musica folk per violino) la sua principale attività, a New York. I due si incontrano e Sigurðsson decide non solo di produrre l’album ma anche di pubblicarlo per la sua etichetta, la Bedroom Community. Nel 2006 Valgeir pubblicò il primo album solo del pianista sperimentale Nico Muhly, ventiseienne, nato in Vermont, cresciuto a New York, in due parole l’amico di Sam Amidon, nonché colui che ha orchestrato le parti per fiati e archi in “All Is Well”.
Detto questo, veniamo a lui.

L’album si accende come una abatjour. “Sugar Baby” è perfetta per introdurre gli umori che saranno centrali in tutto l’album: la voce di Amidon, la melodia fra il dolce e il rassegnato, la chitarra acustica. Con “Little Johnny Brown” si riconosce il gusto di Sigurðsson: alla chitarra che accompagna l’unico tema circolare molto folk, si aggiungono elementi pianistici di elegante ripetizione, più timidi interventi elettronici che terminano in un finale da ritmica “industriale” di lieve claustrofobia. Su questo sfondo si apre “Saro”, il gioiello nonché il singolo dell’album. L’umore si alleggerisce, i toni si riscaldano: la saggia orchestrazione di Muhly introduce prima i fiati e poi gli archi, i quali, rispettando la gerarchia strumentale, ci consegnano canto e chitarra sotto una nuova luce.

Se qualcuno ci chiedesse di ritrarre la musica di Sam Amidon, forse la tela sarebbe una lunga strada di note minime, ordinate dal tempo lento ma scorrevole, raggruppate da alcune legature di valore, come steli di fiori cresciuti sull’asfalto. Ce ne rendiamo conto per esempio in “Wild Bill Jones” (ma anche nella deliziosa “Little Satchel” e in “O Death”), dove la voce di Amidon canta, sospira, farfuglia e l’accompagnamento segue il suo lento cammino melodico ed espande l’intensità fino all’ultima nota. La stessa cosa accade in “Wedding Dress”: il ritmo slow-train, dapprima molto country, viene circondato da una corsa leggera di fiati e da un tappeto dinamico di archi.

Un album che sa vestire il folk di eleganza e fare dell’omogeneità un pregio spiccato. È per questo che Sam Amidon ci sembra il fratello piccolo di Bonnie “Prince” Billy. Non solo, la parentela importante potrebbe esserci persino con Nick Drake, di cui Sam ci pare in grado di evocare la vocalità. Se concordiamo sul fatto che dal 1974 ad oggi non ci siano stati eredi, potremmo allora chiederci se sia ora giunto il momento di dare l’opportunità a questo giovane del Vermont. Il tempo solo lo dirà, per il momento ci accontentiamo di sperarlo. "Tutto è bene", alla fine.

(11/05/2008)

  • Tracklist
  1. Sugar Baby
  2. Little Johnny Brown
  3. Saro
  4. Wild Bill Jones
  5. Wedding Dress
  6. Fall On My Knees
  7. Little Satchel
  8. O Death
  9. Prodigal Son
  10. All Is Well
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