THE BRENDAN HINES - Good For You Know Who

2008 (Self released)
country-folk, songwriter

Certi momenti hanno l’apparenza luccicante del sole della California e la spavalderia illusoria della faccia di Mickey Rourke prima di un incontro di pugilato. Per descriverli servono occhi spalancati e pieni di ironia, capaci di inseguire un miraggio conservando il distacco necessario per continuare a sorriderne. Occhi come quelli di Brendan Hines.

Se provate a cercare il suo nome su YouTube, vi troverete di fronte ad uno strampalato video in cui a presentare il primo disco a nome “The Brendan Hines” compare uno dei volti noti di serie televisive di culto come “Alias” e “Heroes”, David Anders. L’inconsueto abbinamento è presto spiegato, visto che anche Brendan Hines appartiene al mondo degli attori emergenti degli schermi americani: trasferitosi a Los Angeles per trovare fortuna, il ruolo più importante l’ha avuto finora in alcuni episodi del telefilm “The Sarah Connor Chronicles”, tratto dalla saga di “Terminator”.

A questo punto, il luogo comune suggerirebbe di diffidare con aria scettica: che cosa può venire di buono da un attore (o aspirante tale) che si mette a fare il cantante? Ma per una volta vale la pena di lasciare da parte i pregiudizi, perché Brendan Hines è uno che la stoffa del songwriter ce l’ha davvero.

Il suo biglietto da visita sta già facendo il giro dei blog: si intitola “Miss New York” ed è una girandola folk fatta di immagini fulminanti ed arpeggi delicati, che incanta subito per la sua perfetta semplicità. Tra Jane Fonda e Mickey Rourke, piatti messicani e band in cerca di gloria, le pungenti istantanee di Hines raccontano luci e ombre di una Los Angeles vista con lo sguardo di uno che è appena fuggito da New York, con una finta nostalgia che non rinuncia mai al sorriso: come spiega la sua biografia di presentazione, “New York ti dice: ‘Oh guarda, un altro triste e addolorato sacco con una chitarra che passa troppo tempo ad osservare gli stranieri nei parchi… Che gran banalità!’. Invece l’ispirazione di Los Angeles sorge lentamente ed impercettibilmente, e ad un certo punto sussurra con insistenza: ‘Almeno non mugugni come quegli altri tizi’…”.

E Brendan Hines, di certo, non è un tipo che si crogiola nei mugugni: “Good For You Know Who”, per ora in vendita solo in formato digitale tramite iTunes e CdBaby, è un disco vivace e penetrante al tempo stesso, che rinverdisce la tradizione country-folk americana senza farsi ingabbiare troppo nei confini di un genere. “Meglio la bellezza di un semplice insulto in rima che qualsiasi superficiale ballata sulla natura o qualsiasi fasulla canzone d’amore per spettatori televisivi di sedici anni”, proclama deciso.

Il galoppo scanzonato di “Occasions” sembra strizzare l’occhio alla giocosità del Dylan di “Nashville Skyline”, i morbidi languori agresti di “Parcel Post” (in duetto con Rachel Robinson) e di “If I Were You” sbocciano all’ombra familiare di Gram Parsons. La voce di Brendan Hines si lascia accompagnare dal controcanto vellutato di Kristen Toedtman, tra pianoforti caracollanti e refoli di pedal steel. Ma meglio non cedere alla scorciatoia dell’etichetta alt-country: il posto di Brendan Hines e soci non è in mezzo all’affollato scaffale di Ryan Adams e dei suoi emuli.

Ecco infatti farsi strada l’atmosfera fumosa e alcoolica di “Top Shelf”, che chiama in causa un giovane Tom Waits reinterpretato attraverso i chiaroscuri di Elvis Perkins, con tutto il senso di oblio di un lento affondare nella propria disillusione. E mentre la giostrina di campanelli e organo di “Life Story” armeggia con i meccanismi di un pop alla Bishop Allen, i fiati conferiscono a “Hard To Kill” un passo arguto di cabaret come antidoto contro i colpi dell’avversa fortuna: “Ti sdrai sull’erba e fai una lista di chi ringraziare/ Per le cose che non hai mai fatto e le cose che non farai mai/ Il modo in cui lei parla ti fa pensare che non sappia/ Che sei duro da uccidere”.

Quelli di “Good For You Know Who” sono bozzetti venati di un romanticismo che riesce a non prendersi mai troppo sul serio. Il timbro avvincente di Hines tratteggia il finire di una storia con la dolcezza svagata di “Argyle” e gioca intorno al tema della separazione con il tono spigliato di “If I Were You”. Impossibile non lasciarsi trasportare dalla leggerezza carezzevole con cui “Guess What” descrive il lento abbandonarsi ad un tradimento solo vagheggiato dopo qualche bicchiere di troppo: “Il tuo ragazzo dovrebbe andare fuori/ Mentre io rimango qui, e anche tu rimani/ Possiamo credere che sia morto/ E non andare al suo funerale perché ci sono un sacco di film da vedere”.

Supportato dai compagni d’avventura Al Sgro (già al fianco di Gary Jules), Jess Fagre e Jason Gonzalez come componenti fissi della band, Brendan Hines firma un pugno di canzoni che, con il loro aspetto così genuinamente piano e sincero, suonano molto più ispirate di tanti presunti fenomeni cantautorali su cui si concentrano di solito i riflettori.

“Sono come uno che è caduto dall’albero delle buone canzoni e che ha colpito ogni ramo durante la discesa”, afferma nella sua pagina di MySpace. Meravigliosa caduta, la sua: speriamo che su quell’albero Brendan Hines torni presto ad arrampicarsi…

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03/04/2008

Tracklist

  1. 1. Intro
  2. 2. Occasions
  3. 3. Hard To Kill
  4. 4. Miss New York
  5. 5. Guess What
  6. 6. Top Shelf
  7. 7. If I Were You
  8. 8. Argyle
  9. 9. Parcel Post
  10. 10. Life Story
  11. 11. Window Panes
  12. 12. Outro

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