Torna il
pop-maker Bryan Scary, un anno e mezzo dopo quell'autorevole esordio "trick box" che rispondeva al nome di "The Shredding Tears" (2006) porgendoci un altro gioco di prestigio dal nome "Flight Of The Knife". Questo nuovo album bissa il fasto tra memorabili miniature melodiche di ispirazione
soft/beat pop anni 60, con un puntuale gusto per l'arrangiamento e il
concept a "suite", senza quindi lesinare ironici, ammirati sguardi al
progressive anni 70.
È sempre riconoscibile l'istinto, il passo agile, le facilità/felicità compositive, l'abilità in studio. La creatività e la passione sovrabbondano, da indurre a pensare si tratti di un gruppo affiatato e non più di un autore solista: così è, Bryan si correda di quattro abili seguaci alla sua altezza, battezzando la band (con sede a Brooklyn) col nome del proprio fortunato esordio: "The Shredding Tears".
Pur non conseguendo l'ingegnoso equilibrio ammirato nello scorso appuntamento, parliamo di un
songwriter dal tratto distinto; un
art-pop esuberante,
trait d'union tra
Todd Rundgren, ELO e
Of Montreal. Nel
concept "Flight Of The Knife", Scary accentua il gusto visionario e una melodica baldoria "felliniana", che accumula miriadi di idee ma anche buoni spunti grezzi. La forma-canzone ortodossa è costantemente attentata, oggetto di deviazioni variopinte e distorsioni divertite,
grandeur fanfarona e graffiante citazionismo. Si resta abbagliati e un po' provati, innanzi a un tripudio melodico di sì vasta portata e dall'effetto
cinemascope; proteso d'istinto sempre oltre gli argini preposti, ma sempre coscienziosamente ideato, senza mai sfigurare la prospettiva.