Kesang Marstrand

Bodega Rose

2008 (North Node Records) | songwriter, folk

Girando per le strade di New York capita di frequente di imbattersi nelle “Bodegas”, piccole botteghe aperte anche di notte che vendono di tutto, dai pretzel ai biglietti della lotteria, dal beef jerky al cibo per gatti. Talora, fuori dall’ingresso delle Bodegas, coloratissime rose incorniciano col loro profumo le vetrine ancora illuminate. Ed è proprio a questa immagine che si ispira il titolo dell’album d’esordio di Kesang Marstrand, una giovane cantautrice di origini euro-asiatiche (madre danese, padre tibetano) nata e cresciuta a Woodstock, tra le verdi vallate della Ulster County, e trasferitasi con la famiglia nel caos della frenetica New York quando era poco più che una bambina. “Bodega Rose” prende spunto da questa scelta che ha segnato il percorso personale e musicale di Kesang e dalla necessità di riconciliarsi con essa per estendersi in maniera più generale a tutte le scelte di fronte alle quali la vita ci pone quotidianamente, sottolineando come in ognuna di esse non ci sia solo sacrificio ma anche, in qualche modo, bellezza.

Bastano poche note iniziali del primo brano per essere immediatamente rapiti e trasportati, senza preamboli o sovrastrutture di sorta, nel mondo incantato di Kesang Marstrand, che sciorina il proprio repertorio in maniera lineare e diretta. Un picking gentile e una voce suadente e morbida rappresentano il cuore di “Bodega Rose”, album registrato a Woodstock presso il Sertso Studio di Karl Berger, acclamato jazzista e compositore statunitense. Kesang dosa con parsimoniosa grazia tutta la strumentazione di cui si avvale: un delicato tappeto di percussioni, poche note del pianoforte di Berger e i caldi raggi della sua melodica si posano sulla voce e sulla chitarra di Kesang, intente a disegnare raffinati bozzetti acustici.
“Bodega Rose” è una profumata ghirlanda di undici rose bianche intrecciate con amorevole cura, alle quali si aggiunge una deliziosa cover down-tempo di “Say Say Say”, brano già portato al successo dall’inconsueto duo McCartney-Jackson.

Di fronte al candore di un lavoro come “Bodega Rose” diventa arduo, se non addirittura impossibile, riuscire a definire esattamente gli elementi grazie ai quali questo album resta sin da subito così indelebilmente impresso nella memoria. Sarà per via della splendida voce di Kesang, delicatamente roca e speziata d’Oriente? Sarà per la levità del suo fingerpicking? Per gli arrangiamenti scarni e misurati, eppure così efficaci? Oppure per le capacità compositive che la cantautrice statunitense dimostra in ogni brano di questa sua collezione d’esordio? Poter dare una risposta definitiva (e unica) sembra davvero poco plausibile.
Eppure qualcosa di “speciale” deve esserci in questo album, poiché difficilmente, in altre circostanze, il lavoro di una esordiente songwriter la cui voce non si discosta troppo da quella di tante altre “colleghe” (Simone White, Norah Jones) e il cui stile ricalca in maniera piuttosto fedele i classici del folk a stelle e strisce (pur venandoli di una nuance jazzistica) si è rivelato capace di suscitare immediatamente emozioni così forti e persistenti, oltre che una sensazione tanto netta di trovarsi davanti a un piccolissimo, importante “evento”.

E sarà, in qualche modo, la percezione di qualcosa già sentito, di stilemi e melodie che risultano familiari e perciò rassicuranti, a rendere l’ascolto di “Bodega Rose” un esercizio del tutto appagante e soddisfacente. Ma non può certo trattarsi (e in definitiva non si tratta) solo di questo: è quasi come se Kesang sia entrata in punta di piedi nel casolare della tradizione folk, in cui si sente evidentemente del tutto a proprio agio e, senza procedere ad alcuna ristrutturazione, senza neanche cambiare in maniera sostanziale l’arredamento, sia riuscita nell’intento di rendere l’atmosfera ancora più confortevole, più calda e accogliente. Forse limitandosi a spostare qualche oggetto, forse appendendo alle pareti qualche quadro dai colori vividi e avvolgenti. O forse, più semplicemente, con la forza della sua sincerità.

(21/03/2009)

  • Tracklist
  1. Colorless Farewell
  2. Say Say Say
  3. Real Boy
  4. Grow A Garden
  5. Lioness
  6. The Choir Sighed
  7. Any Kind Of Bridge
  8. The Slightest Sound
  9. Today Next Year
  10. When You Returned
  11. Thin Skin
  12. Bodega Rose
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