Pelt

Dauphin Elegies

2008 (Vhf) | impro-drone psichedelia

“Dauphin Elegies” è il nuovo parto dei Pelt, band fondamentale per gli sviluppi di certa impro/drone-psichedelia.

Disco “normale, poco incline all’avventura, questo nuovo lavoro non fa altro che confermare il momento poco felice, in termini di ispirazione, dell’ensemble americano, qui ormai intento a veleggiare col freno a mano tirato, piuttosto che propenso a liberare l’immaginazione sonora, così come spesso era successo in passato (valgano per tutti i sublimi risultati raggiunti tra i solchi di “Brown Cyclopaedia” del 1995 e di “Ayahuasca” del 2001).

Lungo l’ipnotica scenografia di “Waning Crescent” (un interminabile, asfissiante cunicolo dove sembrano essersi dati appuntamento i Dead C di “Driver UFO” e i Robedoor più depressi), siamo, dunque, spinti verso cinquantasei minuti e rotti di sonorità dilatate, fluide ma mai veramente capaci di sfondare davvero il muro della percezione, piuttosto, invece, distese nel vuoto con studiata maestria (la stessa dissertazione per archi striduli e vaniloqui free di “Fire Signs Along The Field” appare fin troppo ponderata nella sua ampia parabola di chiaroscuri).

E se, dal canto suo, “Crown Of Comets” è una mini-sinfonia per cristalli tintinnanti registrata nella caverna delle Falls Ridge, in Virginia, è solo con la sterminata “Cast Out To Deep Waters“ (31 minuti!) che la band si ricorda davvero di essere stata grande.
Drooning jam epica e magniloquente, di diritto tra i brani più importanti dell’anno, “Cast Out To Deep Waters“, apre squarci di contemplazione su spazi siderali e nebulose morte, con il violino, malinconico e sfiorente, intento a seguire le sorti di una vita destinata alla rovina.

(18/07/2008)

  • Tracklist
1. Waning Crescent
2. Fire Signs Along The Field
3. Cast Out To Deep Waters
4. Crown Of Comets

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