Drew Piston

Drew Piston

2008 (Spider Town) | songwriter

Che cos’è una canzone nuda? Una voce nella sua purezza, un passo ancora incompiuto? È come essere resi partecipi di un segreto, come condividere la fragilità di un momento irripetibile. Una canzone nuda non può fingere di essere quello che non è.
Drew Piston ha raccolto le proprie canzoni senza frapporre nulla all’impeto del primo istante. E la loro forza emerge con più ardore proprio quando all’apparenza si presentano senza difese. Sembra di ascoltare quelle vecchie cassette che John Darnielle registrava quando i Mountain Goats erano ancora soltanto lo sfogo di un narratore inquieto. Bastano le corde scarne e vibranti di una chitarra acustica per accompagnare i sogni di Drew Piston; e basta la sua voce, scura e polverosa come quella di un Mark Lanegan che ha ascoltato troppi dischi degli Eels, per distinguerlo dalla congerie di aspiranti songwriter che ogni giorno si affacciano al mondo da una pagina di MySpace.

Dalle montagne dell’Idaho al sole di San Francisco, passando per il college di Carleton in Minnesota, Drew Piston ha affrontato il suo viaggio con gli occhi pieni dei progetti più disparati: su YouTube si possono vedere i corti che ha girato ai tempi del college, per la rivista di Dave Eggers “McSweeney’s” ha scritto un’ironica “Guida alle espressioni scientifiche usate nelle conversazioni quotidiane”, nel suo blog “How About A Unicorn” si trovano improbabili dichiarazioni d’amore per il tamburino, lo skate e la pizza surgelata… E poi, ovviamente, ci sono le canzoni: canzoni scritte senza sosta, registrate persino durante le pubblicità di “Scrubs” e composte usando ogni genere di spunto, compresi i testi scritti dai bambini della classe di una sua amica maestra d’asilo.
Sono canzoni pop fatte di nulla, quelle di Drew Piston: una chitarra legnosa, un carillon da giostrina, una melodia che si insinua nell’anima e quella voce che accarezza i contorni delle note con ruvido pudore. “Sidekick Rime” e “Old Man Dancing” suonano come il cuore di tenebra di Mark Linkous all’alba di un nuovo giorno, “Dishes” si libra con una leggerezza di carta velina: “My ghost will find you / Long before I die”.

L’iniziale “Gun Shy”, con le sue immagini di omicidi, prigioni e amori lontani, potrebbe venire dal canzoniere di un Johnny Cash in versione lo-fi. “C’è un tema ricorrente nelle canzoni d’amore che ho scritto di recente, ed è il crimine”, confessa Drew Piston. “Invece di combatterlo, ho deciso di abbracciarlo come un bambino bisognoso di affetto”.
Ma a stagliarsi sulle sue canzoni è soprattutto il profilo di Tom Waits, da una “Ghost Town Waltz #1” in cui Piston si affida a ottoni, campanelli gotici e fisarmoniche dal sapore popolare per tratteggiare la sua personale “Desolation Row”, fino ad arrivare al passo di tango ed agli organetti di “War Machine”, con una voce torva e metallica proprio come quella dell’orco di Pomona. Il problema, semmai, è quando le suggestioni waitsiane si fanno eccessivamente esplicite e scoperte: se c’è un limite nel debutto del songwriter americano è proprio lo scivolare di brani come “Missus Margee” e “Yvette” verso il semplice esercizio calligrafico.

Quando però non si lascia sedurre da modelli troppo ingombranti, Drew Piston dimostra tutta la propria personalità. “I, Human” ribalta l’asimoviano “I, Robot” in una girandola di miagolii e fischiettii analogici degni di un Casiotone For The Painfully Alone in compagnia dei nonnetti di Modesto. Un senso di retrofuturismo rafforzato dalle immagini in bianco e nero che accompagnano il video del brano, tratto da un vecchio filmato promozionale sui robot casalinghi realizzato per l’Esposizione mondiale di New York del 1940.
I versi di Drew Piston sono fatti di sogni, whisky e miraggi di fuga che riguardano sempre qualcun altro. “Tired of songs that say that it’s all right / A boxer always wants just one more fight”, bofonchia in “Coney Island Candy”. Ed ecco “Something To See” assumere l’andatura della ballata western, con un’armonica sgranata che sembra uscire dal nastro di qualche bootleg del primo Dylan.
Tra il timbro baritonale di “Arson” ed il cabaret di “Lullabye”, l’esordio di Drew Piston suona carico di promesse e speranze da mantenere. Nel suo blog, il songwriter americano sostiene che “il segreto della felicità è trovare sempre un nuovo sogno prima che quello attuale svanisca”. Ma a volte i sogni possono anche realizzarsi.

(28/05/2008)

  • Tracklist
1. Gun Shy
2. Sidekick Rime
3. Ghost Town Waltz #1
4. Old Man Dancing
5. Something To See
6. Missus Margee
7. Ghost Town Waltz #2
8. Dishes
9. Coney Island Candy
10. War Machine
11. I, Human
12. Lullabye
13. Arson
14. Yvette
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